IL PRIMO MAGGIO TRA GLI AUSPICI DEL CAPO DELLO STATO E LE MANIFESTAZIONI DEI SINDACATI.

SGAMBATI UIL “WHIRLPOOL EMBLEMA DELLE VERTENZE LAVORO IN CAMPANIA”

Mattarella vede nella coesione tra le parti quella spinta che può farci uscire dalla crisi mentre i sindacati si ritrovano in piazze che rappresentano le diverse sfaccettature del lavoro . Il leader della UIL Campania Giovanni Sgambati  parla delle criticità del sistema produttivo campano e delle misure necessarie per contrastarle. 

“Sarà il lavoro a portare il Paese fuori da questa emergenza”. E’ questo l’auspicio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella pronunciato al Quirinale in occasione delle celebrazioni per la Festa del Lavoro, la seconda dell’era pandemica. Pandemia che ha inferto sofferenze, ferite profonde e che tuttora ci impone sacrifici e rinunce, ma, al contempo, per il Capo dello Stato, non possiamo sprecare l’occasione e disattendere il dovere, di compiere, tutti insieme, un salto in avanti. Il riferimento è relativo al Piano nazionale di ripresa e resilienza, che con il contributo di tutti uniti, lavoratori e imprenditori, istituzioni e forze sociali, nel raggiungere gli obiettivi dell’ambizioso piano, potranno portare risultati significativi nella battaglia per il lavoro.

Il Capo dello Stato Sergio Mattarella

Anche in Campania i sindacati hanno scelto un luogo simbolo di crisi e di lotta, una fabbrica, in verità, da ormai troppo tempo al centro di un’attenzione mediatica, ma che non ha visto ad oggi sbocchi positivi, la fabbrica di lavatrici, la Whirlpool, alle porte di Napoli, con gli operai che ancora ieri avevano occupato la vicina sede autostradale.
“La scelta di celebrare per il secondo anno consecutivo il Primo maggio alla Whirpool – ha spiegato Giovanni Sgambati, segretario generale UIL Napoli e Campania – avviene perchè essa rappresenta l’emblema delle vertenze per il lavoro nella nostra regione, con un braccio di ferro molto difficile, che stiamo conducendo con la multinazionale americana, al fine di far rispettare quell’intesa volta a mantenere a Napoli un’attività manifatturiera. Avremo potuto scegliere tanti altri luoghi simbolici, soprattutto in relazione al periodo che stiamo vivendo e, penso in particolare, agli ospedali con tutte le figure professionali che vi operano, alle cassiere e agli altri operatori del commercio, ai lavoratori dei trasporti e dell’intera filiera agricola. Ma con questa scelta abbiamo voluto intendere che questo è un primo maggio all’insegna della lotta più che della mera celebrazione, unendo tutti insieme questi lavoratori”.

Giovanni Sgambati Segretario generale UIL Napoli e Campania per il Primo maggio alla Whirlpool.

La Whirlpool, dunque, ancora una volta emblema della crisi industriale, ma dietro, oltre la fabbrica di elettrodomestici della zona orientale partenopea, quali spettri avanzano, considerato che da più parti si fanno previsioni poco incoraggianti di ripresa immediata e di un’emorragia di posti di lavoro non appena sarà tolto il blocco dei licenziamenti.
Tenga conto che noi venivamo già in epoca pre covid da un periodo di grandi difficoltà con numerose aziende interessate da processi di crisi e che il coronavirus ha certamente acuito interessando anche gruppi importanti. Penso ad esempio a Leonardo di Pomigliano che, inevitabilmente col forte calo del traffico aereo ha visto una forte contrazione delle commesse. Monitoriamo la situazione del comparto auto col gruppo Stellantis, per il quale nutriamo fiducia, affinchè l’investimento preannunciato vada a buon fine, ma allo stesso tempo, abbiamo bisogno per questi due comparti, che venga preservata quell’ampia fetta di aziende dell’indotto. E ovviamente questo è molto complicato, ragion per cui  stiamo anche chiedendo che di fronte ad un prolungamento dell’emergenza sanitaria, vadano di pari passo garantite le forme di protezione per i lavoratori adottate sino ad ora. Di conseguenza, il blocco dei licenziamenti va protratto ben oltre il trenta giugno.
Il questo contesto di stasi, pausa ed incertezza per il futuro, si apre uno squarcio di luce legato agli investimenti del Recovery plan. A suo avviso è tutta luce che ci aiuta nella visione della strada che ci porta fuori dal tunnel di una depressione così forte o, viceversa, facili entusiasmi, vecchie pastoie burocratiche e una già non spiccata capacità di spendere al meglio fondi europei, possono farci trovare innanzi all’ennesima occasione sprecata?
Anche da parte nostra ci sono due criticità. La prima, come Mezzogiorno, ci aspettavamo una ripartizione delle risorse maggiore per le regioni del sud, il ché non rappresenta un risultato entusiasmante. La seconda, riguarda il fatto che, come parti sociali, non siamo state coinvolte e siamo state poco ascoltate, anche riguardo all’individuazione di linee e indirizzi di progettualità. In ogni caso ora abbiamo il compito di dover spendere bene queste risorse, perché l’occasione che si presenta è comunque, davvero straordinaria. Pertanto, dobbiamo essere bravi a muoverci lungo due direttrici. La prima è quella di avere una grande capacità di sburocratizzare e ammodernare la pubblica amministrazione, che è fortemente carente nel Mezzogiorno. In secondo luogo, va abbattuta la parzialità tra territori che invece hanno bisogno di condivisione e coesione tra di loro e con le istituzioni, perchè in questa sfida, non ci sono spazi per singole questioni. Dobbiamo dunque riportarci ad una capacità di sintesi e di interessi generali. Caratteristiche che purtroppo mancano nel meridione rappresentando uno dei nostri grandi handicap.
Eppure, lo stesso presidente del Consiglio Mario Draghi come il Ministro dell’Economia Daniele Franco, hanno ribadito che senza il sud ogni sforzo di rendere competitivo il Paese è vano. E il piano nazionale per la ripresa e la resilienza ha posto al centro degli interventi proprio quelli a favore di giovani e donne. Ritiene che vi siano le capacità di invertire una tendenza che, nel Mezzogiorno ha visto come unica risposta in questi anni ad una disoccupazione ormai oltre ogni limite, anestetiche forme di assistenzialismo, come reddito e pensione di cittadinanza che vede coinvolto un napoletano su sei e l’intera provincia aver usufruito di più risorse rispetto a tute le regioni del nord messe insieme.
Noi abbiamo tassi di poca occupabilità femminile e giovanile in un contesto di larga povertà, dove è chiaro che gli strumenti di sostegno al reddito, come abbiamo sempre sostenuto, senza investimenti, non potranno mai produrre lavoro e risolvere il problema. Da qui la necessità di incrementare, di sviluppare, le reti digitali, mettendo in collegamento le aree interne con quelle costiere, ma ribadisco occorre fare investimenti. Infine, bisogna dare a chi ha perso il lavoro, una formazione capace di poterlo reinserire in un mondo del lavoro che cambia in continuazione e velocemente.

Rosario Naddeo

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