L’AVANTI! TESTIMONE CULTURALE DELLA STAFFETTA SOCIALISTA

vocazione di un giornale che ha attraversato la storia d’Italia

Il primo maggio 1945, dopo la Liberazione, uscì a Milano il primo numero dell’Avanti!, che riprendeva le sue pubblicazioni ufficiali dopo il periodo della clandestinità che durava ormai dal gennaio del 1943, e dell’esilio che era cominciato con la soppressione fascista dei giornali di opposizione nell’ottobre del 1926. Un nuovo inizio, dunque, dedicato alla festa dei lavoratori, che venne celebrata per la prima volta dopo 20 anni con uno storico comizio di Sandro Pertini. L’Italia ripartiva, dopo la Liberazione, e ripartiva dal lavoro e dai lavoratori. Il primo maggio 2020 l’Avanti! è tornato in edicola, per un nuovo inizio, sotto la direzione di Claudio Martelli. Oggi, ad un anno dalla sua rinascita, in un momento tanto significativo della storia d’Italia, non possiamo non lanciare uno sguardo indietro per tentare di tracciare il nuovo corso di un giornale che ancora una volta si fa testimone della rinascita del popolo italiano, della sua ritrovata libertà e della agognata dignità del suo popolo di lavoratori. Oggi come allora c’è un’Italia da rifare, da far ripartire con nuove dinamiche che le consentano di tornare ad un florido splendore. Per farlo l’Italia ha bisogno di una grande stagione di riforme strutturali e programmatiche, bisogna progettare l’Italia dei prossimi trent’anni, e bisogna farlo partendo dal lavoro. Per farlo bisogna fare appello all’energie costruttive del nostro paese.
Sin dalla sua fondazione nel 1896 l’Avanti si è posto come luogo di incontro e confronto culturale di coloro che a vario titolo e in vario modo si sentivano e si identificavano come socialisti. Sia negli articoli più strettamente politici che in quelli tipicamente culturali o programmatici, l’Avanti è stato il testimone del graduale delinearsi della cultura socialista italiana, e a tal proposito dovremmo parlare piuttosto inizialmente di culture socialiste, al plurale, corrispondenti in larga parte ai diversi modi di intendere teoricamente e attuare praticamente il socialismo. È più corretto dunque parlare di una tradizione socialista, che ha preso corpo e voce sulle pagine dell’Avanti, da cui si mossero idee, programmi e orientamenti politici che, attraverso la penna in primo luogo dei suoi direttori – da Leonida Bissolati a Claudio Treves, da Benito Mussolini a Pietro Nenni, da Riccardo Lombardi a Sandro Pertini – contribuirono a determinare il corso stesso degli eventi. Nella staffetta ideale di segretari del Partito Socialista e di altrettanti direttori del giornale esso fu il testimone che passando di mano in mano, o di penna in penna, può restituire oggi, all’attento osservatore dei fatti storici, lo spaccato evolutivo del socialismo italiano, della sua tensione all’autonomia e distinzione dal comunismo marxista e bolscevico, della sua propensione al parlamentarismo e al ruolo di governo in grado di condizionare i processi di trasformazione sociale nell’ambito di una visione democratica contraria ad ogni forma di violenza e all’insegna di un riformismo inteso come fattore di crescita economica e culturale.
In effetti se si guarda la storia dell’Avanti, essa non viaggia di pari passo solo con l’evoluzione della cultura e della tradizione socialista, ma con essa è testimone anche della storia d’Italia. In una videointervista del 1992 una volta Craxi rivolgendosi al suo interlocutore ebbe a dire “Noi siamo un partito che ha cento anni di storia, e se lei osserva la storia italiana nel corso di questo secolo, lei vedrà sempre che attorno alle grandi questioni che hanno segnato le tappe del progresso civile della società italiana, lei troverà sempre vicino in un ruolo importante e in qualche caso determinante la tradizione socialista”.
Ancor di più potrebbe dirsi col senno di poi e guardando alla natura del socialismo craxiano, alla sua ormai consumata autonomia dal comunismo, al suo parlamentarismo riformista e alla sua propensione ad essere partito di governo in grado di imprimere alla nazione la svolta riformistica necessaria per una evoluzione globale della società italiana, il socialismo e la sua cultura, di cui si è scritto sull’Avanti, è il movimento politico e/o l’ideologia (e si badi bene a quanto oggi suoni anacronistico parlare di ideologie politiche) nella quale rivivono e in qualche modo si rendono prolifici gli ideali del risorgimento italiano. Questo sino al 1992, poi la politica italiana ha iniziato il suo lento o veloce, a seconda dei punti di vista, declino verso politiche vuote e populistiche che oggi attanagliano intrinsecamente ogni schieramento, partito o movimento politico del nostro paese, e non è che altrove in Europa o nel mondo cosiddetto “occidentale” le cose vadano poi meglio.
Si vede in giro solo una politica tesa contro qualcuno o qualcosa, urlata da destra, sinistra e centro (ma il centro dov’è?), espressa a colpi di social network, slogan e violente campagne mediatiche, ma soprattutto priva di una idea di fondo articolata e di una prospettiva almeno decennale non dico trentennale.
Tale mancanza di prospettiva politica a medio e lungo termine è dovuta proprio alla mancanza di un radicamento storico all’interno di una consolidata tradizione di pensiero politico, che manca ai partiti e movimenti oggi in gioco nell’agone politico. Mai come ora, in questo tempo di grave e profonda crisi economica, si sente l’altrettanto grave peso della mancanza di una cultura politica nella classe dirigente locale e nazionale. L’unica strada è quella di puntare sulle nuove leve, sulle più giovani energie ancora non lambite dal populismo e dalla mediocrità degli attuali schieramenti per ispirarle e formarle ad ideali politici più alti. L’Avanti può certamente svolgere un importante ruolo di formazione culturale e di luogo di discussione e di confronto. La politica deve tornare a parlare il linguaggio pacato della discussione articolata e abbandonare definitivamente la moda turpe degli slogan da stadio, che non si addicono ad essa.
È un tempo, questo in cui viviamo, di importanti rivolgimenti storici, un tempo nel quale solo uno sguardo critico e plurale alla realtà può condurci a quella comprensione necessaria oggi per risollevare le sorti di noi stessi. Ancor più al sud, ancor più a Napoli, che rischia di essere tra le più colpite dalla crisi economica conseguenza della crisi sanitaria. C’è bisogno di accendere una costruttiva discussione sulla situazione di declino complessivo di Napoli e della sua provincia, senza voler fare il requiem dell’amministrazione uscente, ma con l’intento di guardare avanti, per l’appunto, per catalizzare in un progetto politico ampio e plurale tutte le forze positive che possono concorrere alla costruzione di un futuro più limpido per i cittadini di questi luoghi.
A breve i cittadini napoletani saranno chiamati ad eleggere un nuovo sindaco. Indipendentemente dagli esiti positivi o disastrosi delle varie giunte De Magistris, sicuramente i napoletani hanno in questa prossima elezione, in questo tempo di così radicali sconvolgimenti, una grande occasione di rinnovamento non solo della città ma anche di tutta l’area metropolitana.
Questa pandemia e la sua crisi sanitaria, ma ancor più la profonda crisi economica conseguente, ci mettono dinanzi ad una rinnovata sfida; quella della coesione e dell’equità sociale. È necessario un cambio di passo, nazionale certamente ma innanzitutto e primariamente locale, per porre nuovamente al centro della politica la “questione sociale”, per comprendere, amministratori e cittadini, che ci si salva e si esce da questa crisi solo se lo si fa insieme, equamente, tutti. Bisogna innescare un meccanismo di solidarietà orizzontale, superare il sistema della politica sussidiaria e del welfare dei bonus, mettere mano ad una riforma fiscale globale che tassi il capitale finanziario e al contempo riduca la pressione fiscale sul capitale lavorativo ed investito per creare forza lavoro. Nell’ultimo precedente appuntamento elettorale dello scorso ottobre per l’elezione del consiglio regionale della Campania e dei consigli comunali di diverse città si è più volte parlato di incubatori e di esperimenti politici di affratellamento o apparentamento tra 5stelle e Pd. Senza voler entrare nelle questioni partitiche, ma limitandoci a parlare di idee e contenuti trasversali, Napoli, può essere l’incubatore di una nuova esperienza di coesione sociale, che vada oltre le tradizionali distinzioni faziose tra partiti e si basi, invece, su una discussione di contenuti ed idee per la città, perché il popolo napoletano ha fame di equità e fame di lavoro. Sarà questa la grande sfida che dovrà raccogliere chiunque si candidi alla carica di primo cittadino. Senza dubbio chiunque sarà il futuro sindaco di Napoli, dovrà raccogliere una eredità ricca di problemi irrisolti, di lavori ed opere lasciate in sospeso, di gravi vertenze lavorative che vedono coinvolte tante famiglie napoletane, e in più l’avanzare di una crisi economica che si annuncia senza precedenti, in un’area già normalmente vessata da atavici problemi di ordinaria sussistenza. Nel tira e molla tra comune e regione in questi anni troppi problemi sono stati lasciati al loro autonomo evolversi, ovvero aggravarsi.
Bisogna una buona volta smetterla col vivere i problemi di questa città come endemici e strutturali. Se si guarda agli ultimi 50 anni questa città ha sofferto sempre gli stessi problemi, ma si potrebbe andare oltre a ritroso sino alla denuncia al governo De Pretis così lucidamente espressa da Matilde Serao nel Ventre di Napoli. I problemi sono sempre gli stessi, perché non si mette mai mano seriamente per risolverli, perché ci si è assuefatti ad essi e li si è cominciati a considerare “tipici” di questa città; e in ultimo perché ci si è affidati a capipopolo e masanielli che pensavano troppo facilmente di poter risolvere annose questioni in pochi giorni. I napoletani invece sono pronti per una svolta sociale fondata su un patto trasversale che coinvolga tutti gli attori sociali, dai partiti alle associazioni, alle imprese, ai sindacati. Non è utopia, perché utopia resta solo ciò che non vogliamo realizzare.

Salvatore Principe

 

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