PRIMO MAGGIO AMARO PER I LAVORATORI DEL TURISMO

Il forte impatto del covid sull’industria turistica campana in particolare richiede riflessioni serie e decisioni immediate per una rapida ripresa.

C’era un tempo in cui quello del Primo maggio era uno dei ponti nei quali bisognava lavorare sodo, perché inaugurava il periodo dei weekend fuori porta. Per gli operatori del turismo è sempre stato uno dei ponti più affollati dell’inizio della stagione estiva. Erano piene le isole del Golfo, le costiere si affollavano di turisti, per gli scavi di Ercolano e Pompei questi erano giorni da bollino rosso, in città iniziava il Maggio dei Monumenti, e le strutture turistiche erano costrette a tenere al completo gli organici per far fronte alla voglia di vacanza degli italiani e degli stranieri.
Sono due anni che quel tempo sembra essere solo un lontano ricordo, le marine restano semi deserte, molte strutture ricettive restano chiuse, e non va meglio per la ristorazione, costretta a lavorare a singhiozzo con tutte quelle restrizioni che talvolta sfiorano l’assurdo. Ed è cosi che, quella che doveva che essere la festa dei lavoratori, si trasforma in una frustante giornata di normale sconforto per tutti quei lavoratori costretti a casa e che troppo spesso sono dimenticati da chi avrebbe il dovere di pensare anche a loro ed al loro futuro.
Cuochi, camerieri, addetti alle pulizie, receptionist, in molti casi personale stagionale, anche quest’anno hanno atteso invano una telefonata per iniziare quello che loro in gergo chiamano “la Stagione”. Ovviamente le strutture a corto di prenotazioni e, paradossalmente quest’anno più dell’anno scorso nell’incertezza di qualsiasi programmazione, generata da una politica che naviga a vista, hanno, anche per quest’anno, deciso di dimezzare la forza lavoro, lasciando a casa migliaia di persone.
Quale occasione migliore della Festa dei Lavoratori, per interrogarsi su quale debba essere il futuro di queste persone che da un giorno all’altro hanno perso la dignità lavorativa e non solo, ma soprattutto su quale debba essere il futuro di questo settore strategico per la nostra economia, prendendo atto che in una regione come la nostra, che non ha un comparto industriale capace di mantenere in equilibrio il già fragile tessuto economico, ma che ha un offerta paesaggistica e culturale tra le più ampie e complete del mondo, non si può non investire nello sviluppo del mercato turistico.
Le istituzioni della nostra regione hanno l’obbligo di cogliere le enormi potenzialità che potrebbe offrire in termini economici ed occupazionali l’enorme risorsa turistica che la nostra regione possiede da sempre, ed iniziare a programmare una nuova stagione per la Campania. Bisogna smetterla una buona volta di tirare a campare sulla rendita lasciataci da madre natura e dalla storia. È il momento di scorciarsi le maniche perché il ritorno alla normalità coincida con l’inizio della scalata alla vetta del mercato turistico, dimostrando che la nostra terra e la nostra gente non ha nulla da invidiare ad Atene piuttosto che a Parigi o Roma. Regione e comuni devono concertare politiche atte ad incrementare i flussi turistici in Campania mettendo in atto tutte le pratiche necessarie e dando luogo ad investimenti che potenzino le attuali infrastrutture. Con Procida capitale della cultura abbiamo una grande possibilità di rilancio e non possiamo lasciarcela sfuggire perché anche il settore turistico possa tornare a vivere e festeggiare il primo maggio come la festa del lavoro e dei lavoratori.

Nunzio Saviano

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