AMEDEO MANZO PRESIDENTE BCC NAPOLI E CAMPANIA “RECOVERY PLAN OCCASIONE DA NON PERDERE PER LA CAMPANIA ED IL MEZZOGIORNO”

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi

Svolgere un’attività produttiva in Italia è spesso più difficile che altrove, anche per la minore efficacia della Pubblica amministrazione; nel Mezzogiorno queste difficoltà si accentuano. Grava su ampie parti del nostro Sud il peso della criminalità organizzata. Essa infiltra le pubbliche amministrazioni, inquina la fiducia fra i cittadini, ostacola il funzionamento del libero mercato concorrenziale, accresce i costi della vita economica e civile. La Banca ha messo risorse di analisi a disposizione della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, per una indagine sul costo economico della criminalità. Alla radice dei problemi del Sud stanno la carenza di fiducia tra cittadini e tra cittadini e istituzioni, la scarsa attenzione prestata al rispetto delle norme, l’insufficiente controllo esercitato dagli elettori nei confronti degli amministratori eletti, il debole spirito di cooperazione: è carente quello che viene definito “capitale sociale”. Questi elementi richiedono una maggiore attenzione da parte di economisti e statistici. Accurate informazioni quantitative su questi fenomeni, sulla loro evoluzione nel tempo, sono essenziali per valutare quali innovazioni, anche istituzionali, siano in grado di modificare lo stato delle cose”.
Questa analisi sullo stato del Mezzogiorno e il suo divario con il resto del Paese, non è tratta dalla relazione del Presidente del Consiglio Mario Draghi, in occasione della presentazione alle Camere, del corposo documento su Recovery plan, ma è tratta dalla relazione del Presidente della Banca d’Italia “Il Mezzogiorno e la politica economica dell’Italia” del 26 novembre 2009, ovvero lo stesso Draghi. Un’analisi dunque che non fotografa lo stato del meridione e del paese investito dallo tsunami pandemia e, di conseguenza, con tutti gli indici negativi che ha portato in campo economico, produttivo e finanziario, ma oltre un decennio e poco più indietro, consegnandoci una riflessione amara, in circa dodici anni tutto è rimasto invariato, nulla è migliorato, se non peggiorato per queste aree del paese e il covid, se da una parte ha aggravato ulteriormente il quadro, dall’altra, consente ora, con gli interventi senza precedenti che l ‘Unione europea mette in campo, di invertire con forza questa discesa disastrosa. Un quadro che Mario Draghi conosce bene dunque e di conseguenza avrà di certo delineato la giusta progettualità d’azione offertagli dal Recovery plan.

Amedeo Manzo, Presidente BCC  Napoli e Federazione BCC della Campania.

Degli scenari che ci attendono su questo fronte abbiamo parlato con Amedeo Manzo, Presidente della Banca di Credito Cooperativo di Napoli e Presidente della Federazione Campana delle Banche di Credito Cooperativo, che si pone sulla stessa linea di pensiero dell’ex Presidente della Banca Centrale Europea. “Draghi – afferma il Presidente Manzo – dice quelle cose che noi sosteniamo da tanti anni: senza il Mezzogiorno l’Italia non c’è la fa e di conseguenza senza l’Italia è l’Europa a non farcela. Questo significa che vi è un interesse legittimo, operativo, che deve essere portato avanti, quello di recuperare appunto il Mezzogiorno per farlo poi camminare con le proprie gambe. E oggi c’è un’inversione di tendenza, non si parla infatti più di assistenzialismo, di contributi a pioggia, ma di colmare le lacune, il gap tra il nostro sud ed il resto dell’Europa, quindi di realizzazione di infrastrutture, trasporti, creazione di assi viari essenziali, nuovi processi di scolarizzazione, la digitalizzazione. Insomma, realizzare tutte quelle cose che portano ad investire sulla modernizzazione per rendere più ospitale un territorio e, non solo, per coloro che vi abitano, ma rendendolo più accogliente e funzionale, darà un sicuro e concreto slancio alla stessa prima industria primaria, quella turistica e attirerà analogamente gli investimenti dei grandi player internazionali. Ed ancora, imprese medie e grandi, troveranno favorevole investire nel Mezzogiorno, oltre che per i processi di equilibrio industriale, ma anche per le opportunità di defiscalizzazione offerte dalle Zes, le Agenzie per la coesione territoriale. Il tutto produrrà un incremento del prodotto interno lordo nel meridione, contribuendo anche a far sì che i nostri giovani possano andare in giro per l’Europa e il resto del mondo per formarsi, ma poi, potranno tornare qui per fare impresa. Questo si tradurrà in migliore qualità della vita, capacità di creare occupazione, di avere una casa, di poter ospitare eventi internazionali e dare quindi anche una forte risposta all’illegalità.
Si tratta di un vero ulteriore valore aggiunto per l’Italia perché, ricordiamolo il Mezzogiorno già ora rappresenta un grandissimo mercato interno, infatti attraverso i suoi consumi riesce a sostenere moltissime imprese anche del nord.
Per realizzare tutto ciò occorrerà però rispondere a questa, che ritengo essere davvero l’ultima chiamata, poiché se perdiamo questa possibilità e i fondi non arriveranno nella misura auspicata, non credo ci verrà data una seconda opportunità”.

 

La copertina del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Un volume di 337 pagine.

E veniamo al punto focale del programma, quello relativo alla realizzazione degli interventi, che tocca da vicino gli enti locali, l’apparato della pubblica amministrazione, spesso accusati di impelagarsi nella burocrazia, di non saper spendere le risorse europee o di spenderle male. Un esempio per tutte il Fondo di sviluppo 2014-2020 portava in dote 60 miliardi, ad oggi ne risulta speso il cinque per cento. Lo stesso Draghi, anche in risposta a chi lo ha accusato di aver destinato pochi fondi al meridione, a riguardo ha detto che le risorse saranno sempre poche, se uno non le si usa, le riforme aiuteranno a farlo, ma occorrerà vincere quella storica inerzia che si vede soprattutto nella fase di progettazione. Anche per questo. il Governo ha previsto di supportare gli enti locali con gruppi di lavoro inviati da Roma, aggiungendo però, se graditi.
Io dico che come sempre la verità sta nel mezzo. E’ chiaro che deve esserci una capacità di spesa, sapendo che per spesa si intende avere dei progetti cantierabili e che quindi la pubblica amministrazione deve essere stata in grado, tra l’altro in poco tempo, di produrre una serie di progettualità che possano poi essere approvati in Europa e che quindi siano immediatamente realizzabili. Tutto questo non è semplice, soprattutto con le risorse di cui dispongono oggi le amministrazioni pubbliche locali, sia in termini finanziari che professionali. Ricordo a riguardo, che gli enti in predissesto come le stesse regioni hanno difficoltà oggi a produrre quelle risorse umane necessarie per poter sviluppare quei progetti che lo stesso Draghi auspica.
Investimenti così massicci arrecheranno benefici anche al sistema bancario e creditizio rimettendo in circolazione denaro e favorendo inoltre l’acquisto della prima casa, grazie alla possibilità di concedere mutui pari al 100% del valore dell’immobile?
Il ceto bancario deve svolgere il proprio ruolo, la propria funzione, mettendo un po’ da parte quello che pare convenga e che non conviene, bisogna fare in modo che al centro si pongano i territori e gli interessi delle imprese. Occorre tornare a fare finanza per lo sviluppo, non finanza fine a se stessa.
In questa logica le banche di comunità, quelle del territorio, che noi chiamiamo banche locali, sono appunto quelle che raccolgono danaro e lo investono nello stesso territorio, svolgendo una funzione da oltre centocinquanta anni trainante per il nostro Paese. Esse hanno fatto superare in chiave anticiclica la prima, la seconda ed ora anche questa terza guerra mondiale. Pertanto, pongo l’invito al Governo di far transitare dei fondi anche per questo modello di banche, che sono pronte e che hanno dimostrato che l’economia del fare può essere sostenibile. Si può essere cioè banche di comunità, facendo del bene alle persone, sostenendo le piccole e piccolissime imprese, che rappresentano poi 1l 98% del nostro tessuto produttivo. Al contempo si può essere efficienti, cioè fare numeri e avere degli indicatori come la Vigilanza europea, come Francoforte, desiderano. In definitiva piccolo non solo è bello, ma tanti piccoli insieme, ricordiamolo sempre, fanno l’Italia.
Rosario Naddeo

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