ANTONIO BOSSONE SPIEGA I MOTIVI CHE HANNO CONDOTTO ALLO SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE DI LAURO DI CUI E’ STATO QUATTRO VOLTE SINDACO

Il Prefetto di Avellino ha nominato il viceprefetto Vincenzo Lubrano commissario prefettizio del comune di Lauro. Lubrano, attualmente in servizio presso la Prefettura di Caserta, guiderà per la gestione dell’ordinaria amministrazione il piccolo centro irpino sino all’indizione delle prossime elezioni. Allo scioglimento del Consiglio comunale di Lauro si è giunti dopo le dimissioni di sette consiglieri su tredici, tre dei quali appartenenti alla stessa maggioranza che reggeva le sorti del sindaco Antonio Bossone, storico esponente socialista, per ben quattro volte eletto primo cittadino di Lauro e coordinatore nazionale dell’Associazione nazionale piccoli comuni italiani, ma in più occasioni anche consigliere comunale e assessore di Lauro e per una volta anche consigliere provinciale.

Antonio Bossone

Bossone così spiega come si è giunti a porre fine al cammino del suo esecutivo cittadino: “le dimissioni di tre esponenti della maggioranza, tra cui due assessori dimessisi prima dalla giunta e poi dal consiglio, sono giunte nel momento in cui ho messo in cantiere una serie di azioni nei confronti di alcune imprese e di una particolare, sulla quale pende un’interdittiva antimafia. L’impresa doveva effettuare dei lavori presso il cimitero di Lauro era in rapporti con delle cooperative, le quali risulterebbero legate alla mafia siciliana, alla ndrangheta e alla camorra, la stessa impresa è risultata poi interdetta dalla Prefettura della città in cui ha sede. Nel momento in cui, sono quindi venuto a conoscenza di determinati fatti, dopo essermi consultato col professor Felice Laudadio, ho adottato come sindaco, unico caso in Campania, un provvedimento con il quale l’interdizione di un’azienda, vale non solo nel pubblico, ma anche nel privato, nel senso che se un’impresa edile è interdetta, anche il privato prima di ottenere la licenzia edilizia deve dimostrare chi gli costruisce la casa e, nel caso in cui quest’impresa risultasse interdetta, la concessione edilizia non verrebbe rilasciata. Questo perché ritengo, che il pubblico ed il privato, abbiano la stessa valenza nella lotta alla criminalità organizzata. Si sono poi, nel frattempo, verificate tutta una serie di vicende poco chiare che ho portato alla luce e sulle quali non ho trovato unicità di intenti e comune sentire all‘interno della stessa giunta, spingendomi nella notte a dare le dimissioni mentre davanti ad un notaio venivano redatte quelle dei consiglieri d’opposizione e di parte della maggioranza. Ho provveduto quindi a scrivere una lettera al Ministero dell’Interno dove ho ribadito che a mio avviso va fatta piena luce sulle cose da me rappresentate auspicando anche verifiche in alcuni specifici uffici del comune di Lauro. Nel frattempo renderò notizia alla Direzione Distrettuale Antimafia, anche perché il rischio è che fenomeni di illegalità vadano ad estendersi in tutto il Vallo di Lauro. Nel mio comune in particolare occorre essere molto vigili poiché stanno per essere realizzate tutte una serie di opere che la mia giunta aveva varato come la nuova scuola media, il palasport e altri lavori riguardanti il centro storico. Lavori pubblici per un valore di milioni di euro”.

Lauro – Castello Lancellotti

Bossone ha quindi ricordato la dura battaglia con il covid che lo ha visto colpito anche sul piano personale con la morte del fratello Eduardo primario del Cardarelli, ma che ha colpito duro in particolare proprio Lauro, fin dalle primissime fasi dell’epidemia, quando da Codogno giunsero nel centro irpino due persone, che Bossone pose subito in quarantena preventiva. Poi giunse la prima zona rossa campana con la chiusura della vicina Ariano Irpino, che spinse il sindaco a chiudere le scuole, una decisione non condivisa allora da Prefetto e Presidente della Regione, ma dopo poco i fatti gli diedero ragione. “Lauro – sottolinea quindi Bossone- ha adottato subito il sistema misto della didattica in presenza e a distanza che ha sempre mantenuto in questi mesi, unico caso in Campania. Come, sono stato il primo in Italia, a togliere le panchine per evitare che le persone sedendosi vicino potessero contagiarsi, vietando anche di fumare nei luoghi pubblici. Abbiamo svolto, dunque, con piena autonomia un ruolo teso in ogni caso alla salvaguardia della salute dei cittadini, ma anche su questo versante, sono stato fortemente avversato, con persone che mi sfidavano in piazza senza indossare la mascherina. Anche alcuni sindaci del territorio hanno dissentito dalle mie decisioni, ma, se non avessi tenuto duro, avremmo di certo subito una situazione ancor più grave di quella che comunque abbiamo patito”.

Rosario Naddeo

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