LA POLITICA PERENNE DEL RICORSO ALLA PROROGA. DELLA SERIE CAMBIANO I GOVERNI MA NON LE PRASSI

Abbiamo invocato l’arrivo di Draghi, per uscire dalla “Politica del giorno per giorno”, fatta, di DPCM, di Decreti, Delibere, Bonus, indennizzi, Ristori, ma sono ormai passati più due mesi e si continua a sgranare il rosario dei provvedimenti quotidiani; Sembra quasi di risentire la frase di Badoglio, dopo la firma dell’armistizio: “La Guerra continua”, convertita per Draghi nello slogan: La Proroga continua….” Questi, i nuovi Decreti appena varati dal nuovo Governo, DL 22 marzo 2021 n 41 ( cd. Decreto Sostegni ) DECRETO-LEGGE 5 marzo 2021, n. 25 Decreto-legge 13 marzo 2021, n. 30 DECRETO-LEGGE 22 marzo 2021, n. 41 * Decreto Sostegni Decreto-legge 1 aprile 2021, n. 44 DECRETO-LEGGE 22 aprile 2021, n. 52 DECRETO-LEGGE 30 aprile 2021, n. 56 Nel corso del 2020, il Governo CONTE ha varato 22 Decreti Legge, e DRAGHI, in soli 2 mesi, ne ha varati 7; con questo ritmo, a fine anno, ne varerà quasi il doppio del suo predecessore. Ma possiamo continuare così? Si affastellano provvedimenti di spesa, senza sapere a chi saranno destinati ed a cosa, dovranno realmente servire. Si cerca di dare poco a tutti e non il necessario a chi ne ha veramente bisogno. Ma questa è una scelta obbligata, perché, chi eroga i fondi (l’INPS), non sa o non è in grado di sapere, se i beneficiari ne hanno veramente diritto. Questo lo ha detto, con grande candore, lo stesso Presidente dell’INPS Pasquale Tridico, all’Audizione della Commissione lavoro ala Camera sullo scandalo dei Parlamentari (Leghisti Elena Murelli e Andrea Dara; e Pentastellati: Marco Rizzone, tanto per cambiare…) che hanno beneficiato del Bonus di 600 €uro per lavoratori autonomi e partite Iva; Tridico, ha detto: “Nel periodo di Covid, l’esigenza era pagare e NON controllare, pagare subito e POI controllare, e questo è stato fatto.

Una seduta della Camera dei Deputati.

Sulla base dei nostri dati, l’Antifrode interna, ha predisposto una tranche di 40 mila soggetti, su cui concentrare l’attenzione.” Quindi, senza sapere nulla dei destinatari dei benefici, lo Stato si indebita a spese dell’intera collettività, ed eroga alla cieca, un fiume di danaro dei contribuenti presenti e quelli futuri. Fino a quando si dovrà continuare così? Non è possibile cambiare i Governi mantenendo le stesse Politiche da mettere in campo! Non è possibile, che di fronte ad un provvedimento fallimentare, (come il Reddito di cittadinanza), si decida di mantenerlo comunque, affiancandogliene un altro, e poi un altro ed un altro ancora. Più il lavoro si riduce, più aumentano i tipi di Reddito non l’entità degli importi da erogare. Al momento, ce ne sono almeno 4 in campo: Reddito di cittadinanza Reddito di emergenza Reddito di ultima istanza Reddito di inclusione. Chi ne ha, più ne metta…. Vi risparmio i distinguo per giustificarne l’esistenza, ma è assurdo pensare che questo sia il modo migliore per affrontare la crisi, nella speranza di venirne fuori. Draghi, che è stato chiamato da Renzi, per gestire i Fondi del Recovery e le grandi Riforme, chieste dall’Europa, potrebbe evitare di alimentare con la mano sinistra questo enorme debito del Paese, mentre con la mano destra dovrà cercare di finanziarne la copertura? 1 di 2 La Proroga Continua. Fra tutti i provvedimenti varati, spicca da qualche giorno, il rinnovo del provvedimento che vieta alle imprese di licenziare, almeno fino al 30 Giugno per i lavoratori in CIG e in CIGS, mentre, fino al 31 ottobre 2021 per le imprese che hanno lavoratori in Cassa Integrazione in Deroga (La Deroga, riguarda soprattutto le imprese del Terziario escluse dalla possibilità di accedere all’istituto della vecchia Cassa Integrazione). Contro il provvedimento, continua a pronunciarsi Confindustria, che giudica irragionevole impedire alle imprese di licenziare, perché la ratio del provvedimento è quella di congelare la situazione esistente, in attesa della ripresa economica, che consentirà di riassorbire i danni, a condizione che la crisi non duri troppo. È un pò come restare in apnea sott’acqua, in attesa di tornare a galla per respirare. Se l’apnea, dura troppo, il sub muore. Tutto vero, ma questo significa che Confindustria, non crede affatto che dalla crisi si possa uscire a breve……e se dovesse aver ragione, che si fa? Con il rinnovo puro e semplice del provvedimento, non risolviamo proprio niente! Non solo, non risolviamo quello dei lavoratori in CIG, ma, le fabbriche, le grandi fabbriche, non licenziano più i dipendenti, piuttosto chiudono e se ne vanno, come hanno già fatto alcune (Whirlpool, Mercatone Uno, etc..) e come si accingono a fare altre, di quelle che hanno annunciato, per ora, la sospensione della propria attività. Allora? Occorre fermare per un momento, la giostra e ragionare, sull’unica riforma di cui non si parla: La Riforma del Mercato del Lavoro. Non si tratta di un’altra toppa da mettere sul vestito, ormai sdrucito dell’attuale sistema, che regola il mercato del lavoro in Italia; si tratta, di ripensare il rapporto che lega lavoratori e datori di lavoro, le trasformazioni profonde che stanno investendo il mercato, e le tutele che devono assistere le posizioni più deboli sul posto di lavoro. Non è cosa da poco, ma, mentre si ragiona intorno agli scenari di fondo, si dovranno mettere in campo provvedimenti urgenti, che non siano però in contraddizione con le linee maestre della Riforma che verrà. Fra le cose più urgenti, è necessario rimettere mano ad una diversa impostazione della Cassa integrazione e nello stesso tempo, si dovrà riorganizzare la presenza dei soggetti privati e della mano pubblica nella formazione della forza lavoro e nell’attività di intermediazione nella fase di ricerca, selezione ed assunzione del personale. Se ci saranno le condizioni, sarebbe utile che, accanto alle forze politiche, scendessero in campo, anche le grandi Organizzazioni sindacali, oggi, del tutto assenti dal dibattito. Sarebbe ora che, fra le tante cose di cui si occupano, si decidessero ad affrontare la questione del Lavoro che manca.
Pino Campidoglio

Lascia un commento