L’ESCALATION DI VIOLENZE SULLE DONNE HA ASSUNTO ORMAI I CANONI DI UNA PANDEMIA VA DUNQUE AFFRONTATA CON LA STESSA ECCEZIONALITA’

XXI secolo essere donna ancora non è una faccenda semplice. Dalle mura domestiche a quelle degli uffici, Nel l’appartenenza al genere femminile trova tanti, troppi, ostacoli.
Non sono poche le vittime di violenze e soprusi che hanno riempito le pagine di giornali e dei telegiornali in questi primi cinque mesi dell’anno. Una lista rossa che continua a riempirsi di nomi di donne che non hanno avuto la possibilità di difendersi.


In appena quarantotto ore, solo nell’hinterland napoletano, si sono verificati una serie di episodi efferati. A Portici, un 24enne è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale ai danni di una 18enne. A Napoli, un 25enne è stato incastrato dalle telecamere di sicurezza, avrebbe provato ad assalire una giovane donna bloccandola in ascensore. A Torre Annunziata, un 37enne, ora agli arresti domiciliari a casa della madre, violenta la moglie, dopo un lungo periodo di abusi e vessazioni. L’uomo, per ripicca, le ha ucciso anche i due cani. Infine, l’omicidio avvenuto a San Paolo Belsito della 33enne Ylenia Lombardo, uccisa dal compagno dopo averla picchiata. L’uomo ha poi dato fuoco all’appartamento della donna nel tentativo di inquinare le prove. Ylenia è la quarta donna ammazzata al sud in appena due giorni.
Sono invece, più di un milione, le donne che nel corso della loro vita lavorativa hanno subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro.
Il 14 maggio si terrà un incontro, promosso nell’ambito del progetto Restart, sostenuto da “Fondazione con il Sud” e “Fondazione Enel cuore onlus”, dal titolo “Il valore del lavoro nel percorso di riabilitazione delle donne vittime di violenza”, con l’obiettivo di formare ed informare la comunità sul valore della terapia occupazionale, all’interno del percorso di recupero psicologico delle donne vittime di violenza. Fabio Ruvolo, presidente della cooperativa sociale Etnos, aprirà la tavola rotonda.
Il lavoro, quindi, dovrebbe essere una “confort zone”, un luogo dove potersi affermare liberamente, realizzarsi e rinascere. Non è così.
Essere donna, ai giorni d’oggi, vuol dire ancora rispettare un’etichetta dettata da una società bigotta, che da un lato difende i diritti elementari di ogni individuo, dall’altro critica e giudica ogni avvenimento, ogni testimonianza, ogni parola, ogni gesto, autoproclamandosi portatore di ideali sani, giusti, talvolta ovvi.
Vivere con una lente d’ingrandimento sempre posizionata sulla propria testa, avere gli occhi puntati addosso di falchi che tentano di scalfire e ferire. Una donna non è un essere libero, nonostante sia scritto esattamente il contrario nelle pagine di storia e in quelle che contengono le leggi del nostro Paese.


Una donna, ancora oggi, ogni giorno, vive una scalata sociale tortuosa e molto più complicata ed intrigata di un uomo. Il successo, differente secondo ogni punto di vista, non è uguale per i due sessi, non lo si raggiunge percorrendo le stesse strade, né incontrando gli stessi mostri.
“Dopo le conquiste civili e la parificazione dei diritti, almeno sulla carta, oggi è più difficile, in Occidente, dire a una donna: non puoi guidare o non puoi studiare o non puoi svolgere quella professione. Però rimane il corpo. Sul corpo ancora posso dire la mia, se puoi o non puoi abortire per esempio. Questo è il problema del catcalling: l’invasione di campo.” Afferma Teresa Cinque sul Corriere della Sera.
Far attenzione ai tranelli, non cadere negli ostacoli, sorridere senza manifestare alcun cenno di malizia, essere educata e silenziosa, andare avanti con occhi bassi e orecchie tappate per conseguire il raggiungimento dei propri obiettivi, dimostrare decoro ed eleganza, non dar retta alle male lingue e ai giudizi cattivi di chi non sa, avere la consapevolezza che ci sarà sempre qualcuno in prima linea pronto a denigrare il lavoro fatto ed affermare che le vittorie ottenute saranno sempre frutto di favoritismi; tutto questo vuol dire essere donna e mettere il naso fuori la porta di casa.
Uno degli infiniti ostacoli del sesso “debole” è la maternità. Qualcosa che non si sceglie, ma un dono offerto da madre natura è capace di mettere al repentaglio la carriera lavorativa di una donna. Se si è in dolce attesa le problematiche variano e si complicano da settore in settore: un’attrice, ambito lavorativo più saltuario e precario, viene esclusa da ogni proposta e lasciata cadere nel dimenticatoio; chi, invece, si affaccia al mondo del lavoro portando un bambino in grembo sa già che le possibilità di una qualsiasi assunzione caleranno drasticamente.
Non resta questa, però, l’unica difficoltà di cui deve tenere conto una donna. Basti pensare alla persistenza delle quote rosa all’interno del sistema politico europeo. Ragionando su scala globale nel 1975 nei parlamenti di tutto il mondo le donne erano il 10,9 per cento. Nel 2010 sono salite al 18 per cento. Cioè, un aumento del sette per cento in 35 anni. A questo ritmo ci vorranno 160 anni per raggiungere la parità.

L’articolo 37 della Costituzione afferma: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.
E’ il caso di dire, si predica bene ma si razzola male, della serie, belle parole lasciate su carta.

Angela Merkel una delle sette donne più famose e potenti del mondo ritratte col volto tumefatto dall’artista pop contemporaneo AleXandro Palombo per la sua campagna contro la violenza sulle donne “Just because i am a woman”

AleXsandro Palombo, artista pop contemporaneo e attivista, che concentra le sue sensibili attenzioni sulle culture, le diversità, le società e i diritti umani, lancia una campagna che porta un messaggio importante. Lo slogan è: “Just because I am a Woman- Solo perché sono una donna”. Le sue immagini, apparse sui muri di Milano, lasciano ogni spettatore sgomento. Le donne più “in” del mondo, Angela Merkel, Hillary Clinton, Michelle Obama, Alexandria Ocasio-Cortez, Brigitte Macron, Aung San Suu Kyi e Sonia Gandhi sono ritratte come vittime di violenza. Le leader della politica mondiale sono presentate vulnerabili e indifese, private della loro posizione di potere in quanto donne.
La serie di opere è stata acquisita dal Museo delle Arti Decorative entrando ufficialmente a far parte della collezione nazionale. Quei volti noti ricoperti di lividi e graffi, faranno, così, da sfondo per una campagna finalizzata a sensibilizzare sul tema della violenza di genere, un problema attuale che riguarda tutti, che purtroppo non si limita più, come già detto, a violenze fisiche e domestiche, ma sociali e globali.
Giovanna Sannino

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