AVANTI! NAPOLI 04-2021

L’Editoriale
Verso le elezioni a Napoli

Così non va

Mettere al centro idee e programmi

Editoriale a cura di Roberto De Masi

Il primo Maggio rischia di essere sempre più la festa del lavoro che non c’è. Decenni di deindustrializzazione hanno privato l’area napoletana dei suoi principali poli produttivi. L’assenza di un disegno di riqualificazione e rigenerazione urbanistica ha paralizzato lo sviluppo possibile per Napoli. Il turismo che, seppure in modo disordinato e non governato, ha rappresentato una importante risorsa è stato messo in ginocchio dall’emergenza Covid. E sul piano amministrativo, il bilancio dell’ultimo decennio con il fallimento delle Giunte De Magistris – che lasciano in eredità un disavanzo di oltre 2 miliardi e mezzo di euro – è sotto gli occhi di tutti. In questo scenario le forze politiche sono state totalmente inadeguate se non inesistenti in città. Le elezioni comunali di ottobre possono essere una occasione per voltare pagina, aprendo una fase radicalmente nuova nel governo della città e, ancora prima, nel rapporto con i cittadini. Ci si sta invece muovendo in una direzione diversa, e, per quanto ci riguarda, deludente e sbagliata. Si poteva e si può ancora scegliere la via maestra delle primarie, con regole finalmente chiare e trasparenti, come strumento per ricostruire una coalizione di governo fondata sulla partecipazione degli elettori e su una competizione tra candidati sindaci espressione di idee e progetti per la città. Il PD napoletano invece sembra sempre di più appiattito sulla linea di un accordo ad ogni costo con i cinque stelle, disancorato da programmi e prospettive. Si è alla ricerca confusa di un candidato sindaco, non importa se catapultato da Roma, senza entrare nel merito dei contenuti e delle scelte di governo necessarie per i prossimi anni, a partire dalla condizione delle periferie, sempre più abbandonate a se stesse, e delle opportunità che nasceranno con il Recovery Fund. Qualcosa di molto lontano da ciò che una moderna forza riformista dovrebbe fare. Passare dal populismo arancione a quello grillino non è una prospettiva che possa interessarci. Occorre, prima che sia troppo tardi, un cambiamento di rotta, mettendo al centro del confronto idee e progetti per la città. L’auspicio è che nel PD si faccia strada questa consapevolezza. Ma tutti devono fare la loro parte.

 

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