L’INDUSTRIA AEROSPAZIALE E’ STATA TRA LE PIU’ COLPITE DALLA PANDEMIA. IL SUO RILANCIO PASSA ATTRAVERSO NUOVI PIANI STRATEGICI COME QUELLO DELL’ATR DEL 1981

INTERVISTA AD ANDREA ESPOSITO AMMINISTRATORE DELGATO DI LAER SPA, UNA DELLE AZIENDE DI PUNTA DELL’INDUSTRIA AERONAUTICA ITALIANA CHE DAL SANNIO E’ ANDATA ALLA CONQUISTA DEL NORD.

di Rosario Naddeo

Insieme al comparto automobilistico quello  aerospaziale ha sempre avuto un ruolo centrale nell’industria del nostro paese e in particolare della nostra regione, dove copre il 22 per cento dell’intero mercato nazionale ed occupa il maggior numero di addetti. E quando si parla di automobili ed aerei il pensiero corre soprattutto all’area pomiglianese, ma ci sono eccellenze di rilevanza nazionale ed internazionale ancor più nell’entroterra campano, nel Sannio. E’ il caso della Laer, azienda che opera nel settore aerospaziale, specializzata nella realizzazione di aereo-strutture complesse all’avanguardia e, che, caso unico in Italia ha compiuto un’operazione industriale insolita rispetto a quelle che eravamo abituati a vedere in Italia, ovvero compiendo il percorso inverso a quello tradizionale, partendo dal sud alla conquista del nord, andando ad impiantarsi nel cuore della Liguria.


“Si tratta di un primato di cui vado molto orgoglioso – ci dice a riguardo l’Amministratore delegato della Laer Spa, Andrea Esposito –, posso dire con vanto che abbiamo conquistato il nord, essendo io un convinto e sfegatato meridionalista”.

Andrea Esposito, era un medico dentista, quando a un certo punto decise di proseguire l’attività del padre facendo il grande passo di acquisire un’importante azienda del settore. La storia di Angelo Esposito è la storia di tanti italiani, di tanti uomini del sud, che nel dopoguerra si sono fatti da soli. Angelo, infatti, era un operaio calibratore che lavorava per un’azienda del comparto aeronautico. Aveva attrezzato la classica cantina di casa in officina dove continuava a lavorare, una volta finito il turno in fabbrica, come subfornitore. Fino a diventare egli stesso nel tempo  imprenditore del settore.
Quando ci si trova innanzi a realtà come la Laer che hanno sede in un centro dell’entroterra meridionale come Airola,  solitamente si parla di eccellenze, ma proprio perché ubicate al sud anche di eccezioni, di miracoli o cattedrali nel deserto. Si tratta a suo avviso di vecchi stereotipi o c’è ancora del vero, nel senso che ci opera soprattutto nelle aree interne, rurali del Mezzogiorno, deve faticare il doppio per affermarsi rispetto a chi opera al nord, deve correre di più per ottenere risultati?
“Si, in effetti è così, dobbiamo ancora correre di più rispetto alle aziende del nord, ma basta comunque poco per rendere per rendere più efficienti le nostre imprese. Basta avere saldi alcuni capisaldi e cioè l’imprenditore deve fare l’imprenditore e non il “prenditore”, il manager d’azienda deve fare il manager e non il “managner”, mentre i politici da parte loro, devono aiutare entrambe le categorie affinchè si creino condizioni adeguate e ideali per poter creare ricchezza sul territorio in cui operano”.

Andrea Esposito, Amministratore delegato Laer Spa.

A proposito di difficoltà, La pandemia scoppiata nel gennaio dello scorso anno prima in Cina e poi pian piano nel resto del mondo, ha fortemente penalizzato questo comparto, anzi si tratta del più penalizzato, poiché il traffico aereo si è fermato per mesi un po’ ovunque, funzionando poi a singhiozzi e con percentuali fortemente ridotte rispetto al 2019. Questo ha comportato una forte contrazione di investimenti, di costruzione di aerei e pezzi di ricambio e una riduzione degli stessi cicli di manutenzione.
“Questa è la pura verità – ci dice a riguardo Andrea Esposito, amministratore delegato della Laer S.p.a. – considerato che dal marzo dello scorso anno ad oggi ci troviamo ad avere un volume della produzione pressoché dimezzato. Il che naturalmente, si ripercuote soprattutto sui nostri dipendenti il 50% dei quali è ancora in cassa integrazione. E a differenza di altri settori industriali e commerciali che possono trovare giovamento immediato o in breve tempo da riaperture prima e fine della pandemia, come si spera, una volta ultimata la campagna di vaccinazione, per le imprese aereonautiche, come ben sanno gli addetti ai lavori, la ripresa è prevista tra il 2025 e il 2026”.

LAER – la sede di Albenga in Liguria.

Nel frattempo, quali strumenti strategici a suo avviso vanno messi in campo per sostenere il settore e rilanciarlo?
“In un settore governato a livello mondiale da dieci persone, più che dieci aziende, vede il nostro paese dal punto di vista della politica industriale per il settore aerospaziale un po’ impreparato. Basti pensare che l’unico programma in materia risale Al 1981 ed è ancora attivo. Esso si basava proprio sulla cooperazione internazionale tra due stati, Francia ed Italia, che si unirono per realizzare il famoso ATR, riguardante il trasporto aereo regionale. Da allora però non è mai stata più attuato un piano del genere da parte dei nostri governanti. E siccome il settore come dicevo in precedenza è governato a livello mondiale da 10 persone con quattro aziende a farla da padrone quasi assoluto, con la Cina che viceversa andrà a guadagnare sempre più spazi, noi rischiamo senza l’avvento di nuove iniziative tipo ATR di essere fortemente marginalizzati. Programmi come l’ATR hanno consentito non solo alle nostre aziende di riferimento di crescere ma anche di realizzare importanti poli territoriali intorno a loro di indotto, di fornitori a supporto delle loro fabbriche.
Ora il problema, acuito dalla concomitanza della pandemia, è che se non arrivano commesse per questi grandi gruppi, automaticamente vanno in cortocircuito le aziende come la nostra, che avendo poca visibilità sul mercato internazionale non avendo il peso dei colossi multinazionali non possono partecipare a programmi sovranazionali. Rischiamo quindi di trovarci in serie difficoltà non avendo commesse che in tempi precrisi impegnavano a regime i nostri 300 dipendenti e producevano un fatturato di 40 milioni di euro.
Pertanto, per uscire da questa situazione pericolosa è necessario che il Governo accompagni l’azienda di Stato del comparto aeronautico in nuove esperienze di cooperazione internazionale”.
Ci sono ora grandi aspettative per la ripresa in generale del Paese nel Recovery plan, anche in rapporto a quella coesione territoriale, allo sviluppo di reti fisiche e digitali tanto necessarie al nostro Mezzogiorno. Nel frattempo, come Confindustria Benevento, di cui lei è vicepresidente quali progetti state mettendo in campo per far coesistere nuove e vecchie imprese?

LAER – la sede di Airola in provincia di Benevento.

“Insieme al nuovo presidente Oreste Vigorito che è una persona molto dinamica, stiamo lavorando per realizzare dei progetti tesi a far sì che l’insediamento di nuove iniziative imprenditoriali sul territorio tendino a fortificare quelle già esistenti e che, soprattutto, aiutino i giovani a non emigrare, ma a trova lavoro nella loro provincia”.
Riguardo ai giovani, quindi alla formazione, lei è anche consigliere di amministrazione dell’Istituto di studi per la direzione e gestione d’impresa. Una sorta di chiusura del cerchio tra l’impresa sul territorio e la scuola di formazione per tirar su nuove leve con il miglior know-how possibile?
“Siamo soci di Stoà da quattro anni, abbiamo fatto quest’investimento, credendoci fortemente, perché questa è l’unica scuola di formazione meridionale ed è una delle prime dieci certificate a livello nazionale. L’alta formazione serve ai nostri giovani ma soprattutto serve che il mondo delle imprese istruisca che tipo di formazione manageriale occorre, quali devono essere i manager del futuro e quali le loro competenze, perché oggi si parla molto di digitalizzazione, pnnr, economia green. Abbiamo iniziato già da diversi anni con il nostro ente di ricerca e sviluppo su questi argomenti, quindi sulla riduzione dell’impatto ambientale, sia per quanto concerne i consumi energetici, sia per quel che riguarda eventualmente processi innovativi e, abbiamo dato dei suggerimenti affinchè le nuove leve che si dovranno formare per il futuro abbiano queste caratteristiche intrinseche attraverso la scuola di alta formazione, caratteristiche che Stoà veste perfettamente”.