“FRATELLI TUTTI” L’OTTAVA ENCICLICA DI PAPA FRANCESCO DEDICATA ANCHE ALLA POLITICA . LE RIFLESSIONI E L’ESPERIENZA DI FELICE IOSSA A CONFRONTO CON UOMINI DI CHIESA

La Parrocchia di San Gioacchino di Napoli ha organizzato il webinar “ Il portico della fraternità. La Parrocchia si interroga a partire dall’ enciclica “Fratelli Tutti” al quale hanno preso parte il teologo e filoso don Antonio Ascione, Padre Salvatore Fari, parroco della Comunità di San Gioacchino, il professor Carmine Matarazzo della Facoltà Teologica di Napoli , il giornalista e teologo don Michele Giustiniano don Michele Giustiniano ed il il Presidente dell’Associazione Amici dell’Avanti Napoli Felice Iossa.
“Fratelli tutti” è la terza enciclica di Papa Francesco, scritta nel corso del suo ottavo anno di pontificato e pubblicata il 4 ottobre 2020. Il suo nucleo tematico è rappresentato dalla fraternità e dall’ amicizia sociale, a partire dalla pandemia che ha colpito l’umanità proprio nel 2020. Non a caso lo stesso Pontefice l’ha definita una enciclica sociale. L’opera si compone di otto capitoli, uno dei quali, il quinto, è dedicato alla migliore politica.

Un’istantanea della diretta streaming ” Il Portico della Fraternità “.

Argomento sul quale si è intrattenuto Felice Iossa che ha così parlato della sua esperienza politica ed umana: “Ho affrontato sempre la politica come spirito di servizio e di laica disponibilità verso il prossimo. E in questo devo dire che i principi del cristianesimo e del socialismo che hanno ispirato la mia lunga attività politica trovano elementi assai comuni. Al centro del rapporto politico, sociale, umano c’è infatti sempre l’uomo con la sua dignità e i suoi problemi a cui bisogna tendere la mano. Perché è soprattutto dando ascolto alle esigenze umane che la politica trae spunto per analizzare e fronteggiare i problemi delle persone e della società. Senza volgere ascolto e sguardo e senza tendere la mano la politica non risponde più infatti al suo spirito di servizio ma semplicemente ad appagare effimere proprie referenzialità, diventando una politica fine a sè stessa che in ultima analisi non può più definirsi tale. Bisogna invece rimettere al centro l’essere umano così come diceva Turati, il cui socialismo umanitario ha come suo nucleo l’attenzione all’individuo con le sue angosce e speranze. E’ lì che la politica deve offrire spazi di amicizia e di fraternità tenendo presente la bussola che è sempre quella del bene comune.Purtroppo, bisogna ammetterlo, la politica non sempre è riuscita ad occuparsi realmente ed adeguatamente del bene comune, e negli ultimi tempi i partiti sono diventati dei veri e propri centri di potere dove vigono logiche intestine di gelosia, di arrivismo e di scalata al potere, che nulla hanno a che fare col prius dell’agire politico che è il bene della collettività e il progresso umano e sociale di tutti e per tutti. Ciò purtroppo accade quando la politica mette da parte il principio primo della fraternità tra gli uomini.

Felice Iossa, Presidente Associazione Amici dell’Avanti.

Lo stesso Santo Padre nella sua enciclica dice giustamente che “Riconoscere ogni essere umano come un fratello e una sorella e ricercare un’amicizia sociale che includa tutti, non solo mere utopie. Ed infatti, a mio avviso, il coraggio della politica deve essere oggi quello di tornare a perseguire gli obiettivi fondamentali del socialismo, che poi se si guarda bene sono gli ideali sociali della modernità europea: la libertà, l’uguaglianza e la fratellanza. Ecco troppo spesso la politica dimentica questi tre pilastri, che sono il fondamento del vivere civile occidentale, devono essere non solo citati, come spesso accade, ma difesi e propugnati perseguendo politiche, capaci di incrementare la libertà, l’uguaglianza e la fraternità tra le genti non solo di una stessa regione e di una stessa nazione, ma del mondo.
E ahimè siamo ben lontani da tutto ciò e basta guardarsi attorno per notarlo subito.
Il politico secondo me dovrebbe rifarsi nel suo operato, oggi, alle parole eminenti di Paolo VI, secondo cui “la politica è la più alta forma di carità”. Anche Bergoglio si pone in questo solco tracciato dai suoi predecessori (a dire il vero il primo a citare la politica come carità era stato Pio XI), e non a caso dice che la politica è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose della carità, perché cerca il bene comune”.
Appunto il bene comune e la cura e la tutela e l’incremento del bene comune, sono il modo d’ amore della politica, e più essa guarda agli interessi degli ultimi, dei poveri, degli emarginati, per tirarli fuori da quella condizione di indigenza, ponendo in atto politiche di riforma, tanto più essa ama con tenerezza.
Infatti, dice Bergoglio “l’amore, pieno di piccoli gesti di cura reciproca, è anche civile e politico, e si manifesta in tutte le azioni che cercano di costruire un mondo migliore”.
La carità, può e deve essere anche la misura delle relazioni interpersonali tra membri dello stesso partito e membri di partiti diversi, perché in ultima analisi si è prima di tutto membri dello stesso genere umano.

Il libro sull’ enciclica di Papa Francesco “Fratelli Tutti”.

Se si guarda all’agone politico odierno si nota subito come esso sia molto lontano da una situazione di questo tipo. Da ogni parte, tanto da destra quanto da sinistra, si discute sia all’interno dei partiti che tra partiti opposti solo con slogan ed invettive spesso pronunciate con veemenza, che minano a screditare l’altro e le sue idee senza neppure porsi il minimo problema di discuterne per coglierne le potenzialità positive.
Ecco in questo senso la politica dovrebbe tornare ad ascoltare e ad ascoltarsi, per comprendere che ci sono certamente posizioni distinte, ma esse non devono essere vissute come conflitto, ma come diversità da valorizzare nella poliedrica dinamica della democrazia.
La misura dell’amore in politica è data in questo caso dalla capacità di dialogare. Bisognerebbe che i politici studiassero da dove viene la politica, dalla Polis greca, dove l’attività politica era svolta nell’Agorà appunto dialogando delle varie questioni e mettendo in discussione le varie posizioni.
Anche qui il Papa ci ricorda che “Avvicinarsi, esprimersi, ascoltarsi, guardarsi, conoscersi, provare a comprendersi, cercare punti di contatto, tutto questo si riassume nel verbo dialogare.
L’autentico dialogo presuppone la capacità di rispettare il punto di vista dell’altro, accettando la possibilità che contenga delle convinzioni o degli interessi legittimi. A partire dalla sua identità, l’altro ha qualcosa da dare ed è auspicabile che approfondisca ed esponga la sua posizione perché il dibattito pubblico sia ancora più completo”.
In politica ci sono sempre una maggioranza e un’opposizione, e bisogna smetterla una buona volta di vivere la cosiddetta opposizione come la parte negativa. Essa piuttosto deve essere il pungolo della democrazia, e con essa bisogna dialogarne per coglierne il punto di vista legittimo e poter giungere insieme a scelte condivise nell’interesse del bene comune e del progresso sociale.
Ancor di più condivido il pensiero di Papa Francesco quando mette in risalto una delle peggiori derive della politica dei nostri giorni, quella che fa leva su sentimenti di frustrazione popolare tesa ad aizzare la protesta e non a proporre soluzioni concrete ai problemi, Questo male che ha preso il nome di populismo è in antitesi col popolarismo individuato dal Papa, che io pienamente riconosco nella nostra tradizione politica. Infatti i grandi partiti del 900, il psi come la dc come lo stesso pci erano grandi partiti popolari non populisti. Populismo che come sottolinea il Papa ignora la legittimità della nozione stessa di ‘popolo’, pensando solo a quantificare facili consensi per i propri interessi e fomentando quell’egoismo teso ad alimentare la propria popolarità, ad accrescere il dato elettorale non il reale benessere della società nella sua interezza.

Una seduta della Camera dei Deputati.

Nella mia vita politica mi sono sempre sforzato affinchè si potesse continuare a garantire il lavoro a chi un occupazione l’aveva e viceversa a sforzarsi di creare le condizioni per permettere ad altri di trovarne uno, per questo condivido in pieno quanto sottolineato da papa Francesco, per il quale la migliore politica è anche quella che tutela il lavoro, definita “dimensione irrinunciabile della vita sociale” e che tende a garantire a tutti la possibilità di sviluppare le proprie capacità. L’aiuto migliore per un povero, dice infatti il Pontefice, non è solo il denaro, che è un rimedio provvisorio, bensì il consentirgli una vita degna mediante l’attività lavorativa. La vera strategia anti-povertà non mira semplicemente a contenere o a rendere inoffensivi gli indigenti, bensì a promuovere la loro emancipazione sociale ed economica nell’ottica della solidarietà e della sussidiarietà .
Questo in definitiva credo che sia il compito della politica e questo nel mio piccolo mi sono sempre sforzato di fare, con slancio verso il prossimo, in maniera trasparente ed onesta. La politica di cui c’è bisogno, oggi come ieri, come ribadisce il Papa deve sempre saper dire no alla corruzione, all’inefficienza, al cattivo uso del potere, alla mancanza di rispetto delle leggi , è una politica che guarda alla dignità umana e non si sottomette alla finanza perché “il mercato da solo non risolve tutto, anzi sovente è esso stesso causa di sconvolgimenti sociali”.

Rosario Naddeo