NONOSTANTE LA GRANDE RIMONTA PER ENRICO FEDELE QUESTO NAPOLI HA FATTO IL MINIMO SINDACALE IN QUESTO CAMPIONATO. IL CALCIO DEI FONDI FINANZIARI PORTERA’ INEVITABILMENTE AD UNA SUPERLEGA

di Rosario Naddeo

Appena qualche mese fa il Napoli appariva piegato sulle sue gambe, intontito, incapace di rialzarsi come un pugile che attende ormai solo la fine della conta dei secondi da parte dell’arbitro. Si collezionavano sconfitte l’una dietro l’altra, come le eliminazioni dalle coppe nazionali ed europee, si scivolava mestamente a centro classifica, la piazza mugugnava e, almeno causa covid non lo faceva allo stadio e ci si divideva su chi dare le colpe di questo disastro i giocatori, l’allenatore, il presidente. Inutile dire che i rapporti tra Gattuso e De Laurentiis erano a dir poco tesi e ogni occasione era buone per lanciarsi frecce avvelenate, tanto da dover far ricorso al silenzio stampa, ed il toto allenatore impazziva più che mai, tra improvvisi ritorni di fiamma da Benitez a Sarri o nuovi amori dai talentuosi Italiano, De Zerbi , Juric al navigato Spalletti, già dato quale tecnico della prossima stagione.

L’allenatore del Napoli Rino Gattuso

Ma quando lo scenario era ormai dei più nefasti, come nelle migliori fiabe, d’improvviso la musica cambia, gli azzurri che ritrovano alcune pedine fondamentali come Osimhen, si rimettono in marcia e giornata dopo giornata, vittoria dopo vittoria, a suon di grappoli di gol a partita riconquistano posizione su posizione, fino a ritrovarsi nel ristretto gruppo che si contende i tre posti rimasti disponibili, alle spalle dell’Inter, per l’accesso alla Champions League, ed ora più che mai il destino, considerato il punto di vantaggio sulla Juventus è nelle mani degli azzurri.
Di questa stagione, con alti e bassi e viceversa del futuro che ci attende abbiamo parlato con Enrico Fedele, una lunga carriera alle spalle come procuratore, manager, direttore sportivo e cacciatore di talenti puri. Tanti i calciatori che hanno fatto carriera grazie al suo intuito e alla sua gestione, un nome su tutti, il campione del mondo e pallone d’oro Paolo Cannavaro. Fedele di solito non le manda a dire e non si lascia prendere da facili entusiasmi e, nonostante il brillante finale di stagione degli azzurri, il suo non appare un giudizio benevolo.
“Il Napoli ha fatto il minimo sindacale – sottolinea infatti Fedele -. Un Napoli che poteva competere per i primi posti e non poteva uscire già alla fine del girone di andata dalla corsa Champions ed essere eliminato dalla Coppa Italia, dalla Supercoppa e dalla Coppa Uefa. Quindi, un Napoli che ha fatto il minimo indispensabile e non solo per responsabilità del presidente e dell’allenatore che si sono messi a battibeccare, ma anche per una certa confusione tattica, di stabilità di ruoli e formazione. Questa squadra non ha mai saputo chi fosse il portiere, il difensore centrale, quale fosse il suo centrocampo, se a due o a tre. Le ambivalenze Politano o Lozano, Mertens o Osimhen. Di conseguenza questa confusione generale ha portato a perdere punti preziosi, inanellando un’impressionante sequenza di sconfitte e pareggi in campionato e nelle coppe, con squadre assolutamente alla sua portata tipo Spezia, Sassuolo, Verona, Genoa Torino e Granada”.

Enrico Fedele

A questo punto, dunque, le strade di De Laurentiis e Gattuso sono portate a dividersi nonostante la grande rimonta in campionato, e, ironia della sorte, i destini europei degli azzurri, passano proprio da Firenze, quella fatal Firenze che costò lo scudetto al Napoli di Sarri e, che potrebbe, viceversa, riunire due calabresi l’anno prossimo, Commisso e Gattuso.
“Assolutamente, il prossimo campionato Gattuso non sarà più l’allenatore del Napoli. Quest’anno il rapporto con De Laurentiis è stato qualcosa che ha creato un certo malessere, un certo malumore, ma il Presidente gli va riconosciuto, ha fatto una grande mossa. De Laurentiis, infatti, ha imposto il silenzio stampa quando ha capito che ormai il tasso di polemiche, di chiacchiere, era diventato non più sostenibile, pensiamo alla questione dei rinnovi e dei contratti in ballo, da Hysaj a Maksimovic, pensiamo alle interviste, alle risposte date in talune circostanze da Gattuso che non pare abbia dimostrato grandi qualità comunicative. E sarà un caso, ma da quel momento in poi, il Napoli ha effettuato un prodigioso recupero, il cui merito va comunque riconosciuto indubbiamente anche allo stesso tecnico”.
A proposito di tecnico, avanti il prossimo, nella fase culminante del torneo, con gli azzurri impegnati nel rush finale per ritornare in Champions, pagine di giornali e di siti web sono sempre più piene di indiscrezioni su Spalletti ed una paventata rivoluzione tecnica che potrebbe portare a Napoli calciatori cari all’ex tecnico di Udinese, Inter, Roma e Zenith, come Marcelo Brozovic. Questa squadra va dunque rivista, potenziata, insomma di cosa ha bisogno per essere stabilmente competitiva?

Luciano Spalletti

“Non conosco Spalletti, ma so che è uno che lavora molto. Ma più che dal tecnico mi aspetto sempre qualche colpo a sorpresa da De Laurentiis. Questa è una squadra che a mio avviso non va potenziata, stravolta, ma ha comunque bisogno di rimettere alcune cose a posto, nel senso che è carente in determinati ruoli. Manca infatti di un terzino sinistro, di un altro difensore centrale, di un esterno sinistro, di un regista, un centrocampista che prenda per mano la squadra. Per competere in Champions League c’è bisogno di calciatori di una certa esperienza e che soprattutto non devono essere adattati al modulo dell’allenatore, ma deve essere questo ad adattarsi alle loro qualità. Di questo c’è bisogno in maniera primaria al di là dell’allenatore che verrà”.
A proposito di giocatori, si fa sempre un gran parlare di acquisti, di campioni, di stranieri, ma i giovani son finiti fuori dai radar. Oggi i talenti si contano sulle dita di una mano e i grandi vivai di una volta altrettanto. Insomma, pensare che da un quartiere di Napoli possa venir fuori un nuovo Fabio Cannavaro o comunque una nuova nidiata di buoni calciatori, come si diceva una volta, appare cosa sempre più difficile.
“Il Napoli è certamente un esempio positivo per quel che concerne la gestione finanziaria, ma al contempo va detto non può essere preso come esempio per quanto concerne l’organizzazione giovanile. Ai miei tempi vi era un pullulare di giovani promesse napoletane. Basti pensare che ragazzi come Volpecina, Carannante, Celestini, Caffarelli, hanno vinto uno scudetto a fianco di fior fior di campioni. Oggi purtroppo il Napoli non ha più un settore giovanile, languono tra la serie C, la B2, la primavera. Di talenti manco a parlarne. Il Napoli da questo punto di vista è molto indietro. E questa è la grande critica che pongo a De Laurentiis, che a mio avviso, piuttosto che acquistare giocatori che magari costano tanto ma che poi non danno il contributo sperato, dovrebbe invece investire sul futuro, acquistando 20000 metri di terreno per costruirvi un centro per i ragazzi, quello che in verità aveva pensato di realizzare con molto anticipo Corrado Ferlaino con i centri di Marianella e Soccavo.”

Fabio Cannavaro

Rispetto al passato è certamente cambiato di molto anche il ruolo dei procuratori, come quello dei direttori sportivi.
“Più che il ruolo dei procuratori, è cambiato quello dei presidenti. Mentre infatti negli anni addietro esisteva la nostra figura di direttore tecnico, sportivo, generale, con vincoli precisi di mandato per quanto concerne gli investimenti, ma con ampi mandati dal punto di vista tecnico, oggi invece questo ruolo è gestito in proprio dagli stessi presidenti. Rispetto al passato c’è dunque una differenza sostanziale, nel senso che il procuratore è uno che comunque capisce di calcio, mentre con l’avvento dei presidenti che gestiscono anche il mercato, si sono affacciate figure che fungono da intermediari, che rappresentano fondi finanziari, che acquistano e vendono e i presidenti stanno alle loro desiderata perché sanno che quando gli fanno comprare un buon giocatore al contempo gli fanno vendere anche un calciatore che per loro è un peso dal punto di vista finanziario. Ragion per cui credo che queste anomalie vanno riviste”.
Il discorso degli intermediari finanziari e dei calciatori che sono di proprietà di fondi, ci porta al più ampio capitolo del calcio che si avvia verso un futuro, che sempre meno avrà a che fare con il presente. Uno scenario che per troppo tempo abbiamo finto di non vedere. Oggi, infatti, si è gridato allo scandalo innanzi alla notizia che i club più famosi e ricchi d’Europa volevano farsi un proprio torneo, la Superlega. C’è da chiedersi dove erano tutti costoro, quando a suon di milioni delle pay tv, si stravolgevano campionati aumentando il numero delle squadre partecipanti, si pompavano ingaggi, si giocavano finali di Super coppe nazionali ed internazionali nei posti più impensabili della terra, si giocava alle 12 se non anche prima o il lunedì , ogni tre giorni , ogni minuto. Senza contare, che per la prima volta, si giocherà un mondiale in pieno inverno a 40 gradi, stravolgendo campionati già stravolti di proprio e non solo per il covid. E cosa dire, di società, che son passate di mano, da presidenti come Fraizzoli, Pellegrini, Viola, Pianelli, Rozzi, per citarne alcuni, a presidenti a capo di grandi gruppi imprenditoriali come i petrolieri Moratti e Sensi o allo stesso Berlusconi, ma ancora armati di passione, fino a giungere ai giorni nostri a società quotate in borsa, finite in mani arabe, come americane, cinesi o indefinibili, in mano appunto a fondi finanziari, come gli stessi calciatori. Con la stessa Juventus di oggi che adeguandosi ai tempi non è certamente più quella di Gianni Agnelli e dove lo stesso Napoli di De Laurentiis appare una eccezione in questo contesto.

Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis

Ci hanno detto che il mercato era in Cina, che gli spettatori erano in Asia. Dunque, c’è ancora da stupirsi se i padroni del vapore chiedono ora conto a chi, con i loro soldi, ha fatto fortuna e, magari oggi, è strozzato dai debiti che la pandemia ha contribuito ad alimentare. Chiedono di soddisfare business e spettacolo, perché i campionati nazionali sono ormai noiosi e facciamo finta di non saperlo, perché magari gioiamo se la nostra squadra vince 7-0 o 5-1. Ma che campionato è? Certo ci può essere, come sempre accaduto, che il Catanzaro di Palanca ieri o il Crotone di oggi ti battano la Juventus, anche se quella a fine ciclo non in piena salute, ma in ogni caso, le altre cento partite tra big e squadre deboli sono prive di grande interesse senza contare che i rapporti di forza sono implacabili, come si è visto nella chiusura del campionato scorso in estate con l’introduzione delle cinque sostituzioni e quindi con gare che nella ripresa pendevano a favore di chi poteva schierare forze fresche che magari si chiavano Mertens, Douglas Costa, Lautaro Martinez o Ibrahimovic. E da anni e anni, ci ripetiamo che il campionato va ridotto, come una volta a 16 squadre, ma poi non lo facciamo mai, perché gare in meno sono introiti in meno, ma innanzi al disinteresse internazionale, giunge la richiesta di cambiare musica, altrimenti sarà tutto il baraccone del pallone a crollare. Del resto abbiamo visto che guerra c’è stata in Lega intorno alla partita dei diritti tv e dell’entrata dei fondi nel nostro calcio.
“Sono pienamente d’accordo, si tratta infatti di una logica conseguenza delle cose. Posso dire per mia esperienza diretta di 50 anni di calcio, che di questo, se ne parlava già almeno 20 anni fa. Oggi il costo di una società di calcio è insostenibile, soprattutto di quelle che devono creare ricavi. E considerato che la gente non va allo stadio, gli introiti gioco forza devono venire dalle tv a pagamento e dalle grandi sponsorizzazioni internazionali e quindi dai grandi eventi che possono garantire tutto ciò. Ragion per cui, volenti o nolenti, si arriverà questa soluzione, magari con criteri diversi, con una formula allargata e aperta alla partecipazione dei diversi club, in cui trovi spazio il merito sportivo. Ma in ogni caso occorre rassegnarsi al fatto che nel momento in cui i grandi fondi finanziari sono entrati nel calcio questi dettino condizioni, anche perché ormai senza di loro il complesso non può reggere.
Va detto però che anche la UEFA è corresponsabile di questa situazione, perché se decidi di attuare il fair play finanziario e poi sei benevole con qualche società, e allora, che senso ha fare regole che poi non vengono rispettate. In definitiva , si rimettessero tutti intorno ad un tavolo per ridiscutere per bene le modalità di come attuare gli inevitabili cambiamenti, che comunque ci saranno”.

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