DIBATTITO ONLINE DELL’AVANTI NAPOLI SULLE ELEZIONI A NAPOLI. VOCE UNANIME DEI RIFORMISTI: PRIMARIE. IPOTESI CHE IL VICEPRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE FULVIO BONAVITACOLA NON ESCLUDE

di Rosario Naddeo

“Verso le elezioni amministrative” intorno a questo tema nell’ambito de “I dibattiti dell’Avanti!” si sono confrontati online, il presidente dell’Associazione amici dell’Avanti Napoli Felice Iossa, il parlamentare di Italia Viva Gennaro Migliore, il vicepresidente della Giunta regionale della Campania Fulvio Bonavitacola ed il consigliere regionale della Campania del gruppo Più Europa, Liberaldemocratici-Moderati, Europa verde Fulvio Frezza.
Nel corso del dibattito presieduto da Roberto De Masi e moderato da Salvatore Sannino e Marcello Lala, è emersa in primo luogo l’esigenza comune di uscire quanto prima da questa impasse intorno alle scelte programmatiche e strategiche per il futuro di Napoli e sull’individuazione del candidato a sindaco per il centrosinistra, che gli esponenti dell’area riformista vorrebbero far passare per le primarie, strada che lo stesso Bonavitacola non esclude a priori ritenendola però una subordinata.

Un’istantanea del dibattito online organizzato dall’Avanti!Napoli sulle elezioni a Napoli.

Nella sua introduzione De Masi ha sottolineato come l’esigenza di questo confronto sia nata proprio dalla forte preoccupazione rispetto al dibattito sulle prossime scelte per le elezioni a Napoli ed ha indicato tre punti essenziali. Il primo è relativo all’errore politico di fondo alla base del confronto politico, perché piuttosto che ripartire dall’alleanza che ha vinto nettamente le elezioni regionali del settembre scorso, fondata su di un PD non subalterno ai 5stelle, su un ampia area riformista e movimenti civici, che hanno concorso alla riconferma del Presidente De Luca, ora invece il partito democratico napoletano piuttosto che ripartire da questo schema politico, si è chiuso sin dall’inizio nello schema di un accordo pregiudiziale con il Movimento di Grillo, che nel frattempo è andato in fumo in tutta Italia, e quello che sta accadendo in questi giorni almeno sul piano amministrativo dimostra che stiamo andando verso un sostanziale fallimento di un’alleanza strategica tra pd e 5stelle. E da questo errore di fondo che a nostro avviso scaturisce quello che sta accadendo, una trattativa opaca chiusa tra le mura di qualche stanza con riunioni della coalizione che sono solo apparenti, virtuali, utili solo a spostare in avanti il momento di una decisione che non arriva mai e delega viceversa a Roma la scelta del candidato sindaco, oscurando completamente la dimensione dei programmi e delle idee per i programmi della città. Ed è questo a nostro avviso il secondo punto della discussione: Roma non può decidere chi debba essere il candidato sindaco dell’alleanza di centrosinistra a Napoli, anche perché non è in grado di farlo. In definitiva ha ribadito De Masi “noi non siamo interessati ad un dibattito fino a se stesso sul toto sindaco, ma di quale progetto politico e di governo deve essere espressione l’alleanza di centrosinistra e quindi il candidato sindaco, mentre sino ad oggi si è privilegiata la via opposta”. L’ultimo punto è quindi quello relativo alle primarie che possono essere una risposta a quella esigenza di avere idee e programmi e quindi di promuovere la partecipazione dei cittadini in modo concreto e responsabile evitando certamente gli errori e le degenerazioni delle ultime primarie napoletane, che però è bene ricordarle nascevano tutte all’interno del partito democratico partenopeo, scatenando quindi anche una lotta tra correnti e posizioni interne, mentre in questo caso si tratterebbe di realizzare delle primarie espressione di un’alleanza estremamente ampia, mettendo finalmente al centro per ogni candidato sindaco quale è la proposta e il progetto per la città, convergendo poi alla fine su quello che risulterà vincente e segnare quindi una svolta ad una trattativa che francamente ci sta portando in un vicolo cieco”.
“ Bisogna avviare una nuova fase politica, programmatica, – ha sottolineato Felice Iossa – perché Napoli con il Recovery plan è chiamata a svolgere un ruolo importantissimo quale capitale del Mezzogiorno e anche di grande riferimento per il suo ruolo nel Mediterraneo. Quando si chiude una fase politica, con l’esperienza De Magistris che ha distrutto la città, se ne apre una nuova che inevitabilmente ha richiede la partecipazione dei napoletani, la strada maestra rimane per noi dunque, quella delle primarie, perché la politica così come è messa oggi, non è nelle condizioni di poter esprimere un candidato che possa essere unitario. Questo è il dato politico essenziale. Come facciamo infatti a raggiungere l’unanimità intorno ad un candidato quando c’è una contrapposizione netta tra la visione che Napoli, la Campania ha rispetto a Roma”. Anche Iossa come De Masi ripercorre poi le fasi del fallimento dell’ intesa tra pd e 5stelle, soprattutto dopo lo smacco subito da Zingaretti per le elezioni a Roma, dire infatti no all’ex segretario del partito democratico, significa mettere in discussione un rapporto importante. Nel frattempo è saltato in tutta Italia è naufragata questa strategia politica. Ed allora – si domandai il Presidente dell’Associazione Amici dell’Avanti Napoli – perché si insiste ancora a Napoli su questa intesa con un movimento politico che alla Regione è all’opposizione e che pretende, tramite questa visione asfittica, sbagliata del pd di fare qui questo esperimento. Perché Napoli deve pagare questo prezzo nei confronti del resto del paese. Come facciamo a spendere i fondi del Recovery plan, quali sono i progetti che presentiamo, i 5stelle faranno opposizione in Consiglio regionale e quale è l’idea che abbiamo per Napoli. Parliamo del nome del sindaco, ma non abbiamo ancora proposto una idea di città, un programma che abbia al suo interno, discontinuità col passato ed elementi di rinnovamento, di sviluppo, di progresso. E come affrontiamo questioni come la legge per Napoli, quale è la riorganizzazione della macchina comunale, come affrontiamo il capitolo periferie. Quali poteri diamo alle circoscrizioni. Come portiamo avanti progetti infrastrutturali, materiali e immateriali, per una crescita che veda il capoluogo campano al centro di una nuova visione mediterranea. Per questo mi aspetto da parte del Presidente De Luca una forte iniziativa rispetto a questo atteggiamento incomprensibile del pd. Incomprensibile perché insiste in un rapporto con i 5 stelle che risultano assolutamente assenti nel dibattito per Napoli. Ragion per cui, lo dico molto chiaramente: se il candidato sindaco dovesse essere un esponente del partito di Grillo, noi non ci saremo. Noi dell’Avanti e spero tutto il movimento riformista, riporremo con forza l’esigenza di dover passare per le primarie. Auspicando al contempo una forte iniziativa del Presidente De Luca, perché una squadra che ha vinto con forza le elezioni regionali non si cambia”. Cambiare è incomprensibile, come risultano incomprensibili questi interpartitici, irrituali, noiosi, inconcludenti, che continuano ad allontanare i cittadini dalla politica”. Iossa poi lancia un appello a De Luca di farsi promotore di una grande iniziativa, come suggerisce lo stesso articolo 117 della Costituzione, volta a federare i poteri delle regioni meridionali, per avere sulle grandi infrastrutture la stessa visione, la stessa possibilità di finalizzare investimenti materiali ed immateriali utilizzando la grande portualità che esiste nel Mezzogiorno. Pensando concretamente alla costruzione del ponte di Messina. Avere cioè una grande piattaforma nel Mediterraneo, che è il fulcro di sviluppo del meridione ed è la risposta alla crisi dell’Italia e della stessa Europa.

Una panoramica di Napoli, capitale del Mezzogiorno e del Mediterraneo, i cui destini non possono essere decisi nel chiuso di una stanza romana tra due persone.

Gennaro Migliore, riguardo all’alleanza Pd 5stelle, ha parlato di una ipnosi, di una figlia di una vedovanza del Governo Conte che vuole imporre la sua eredità in un panorama politico completamente mutato, dove la presenza di Draghi segnala un deciso salto di qualità di metodo, contenuti e risultati. Le vedove di Conte, sono quelle, che stanno difendendo una improbabile soluzione strutturale con Conte, che non è per nulla certo di poter diventare il leader del Movimento 5stelle. Riguardo a Napoli, considera quanto sta accadendo un delitto. Migliore ha ricordato inoltre, come lo stesso De Luca, alle elezioni del 2015 uscì vittorioso dalle primarie, ritenendo dunque che avrebbe dovuto sponsorizzare questa strada sin dal primo momento, perché questo, a suo avviso, è l’unico modo per interrompere questa politica fatta di accordi sottobanco o di certezze, che da quattro mesi, si propongono nelle segreterie del pd napoletano, mentre si legge di accordi già stipulati. E’ inutile che ci giriamo intorno, Napoli è stata considerata merce di scambio su altri tavoli, mortificando la città e ponendoci in grande ritardo sulle scelte e sui contenuti. Quali sono dunque i progetti per Napoli , quali le scelte di transizione ecologica, ad esempio rispetto ai rifiuti, cosa diciamo  rispetto al progetto avanzato da Eni ,Q8, Meritecnimont, tesi a trasformare Napoli est in un polo ad alta tecnologia per il trattamento dei rifiuti. Infine, la dimensione sociale così acuita con una forte recrudescenza della criminalità organizzata, quindi sicurezza e inclusione sociale vanno riportare al centro della discussione. Quali scelte vi saranno insomma, quelle della progettualità o del populismo. Per tutte queste ragioni è indispensabile aprire il confronto con i napoletani, confronto che passa per le primarie.
Trezza si è incentrato sulle difficoltà che gravano sul comune di Napoli, con una contrazione notevole del personale e senza risorse che gravano sull’efficienza dei servizi essenziali, augurandosi dunque, che si giunga ad una legge speciale per Napoli, perché l’enorme debito pubblico condizionerà le scelte di chiunque andrà a governare La città. Riguardo poi alla stasi sulle scelte, se non vi saranno novità importanti, allora l’area riformista si faccia promotrice di una propria iniziativa che, non esclude, anche la presentazione di un proprio candidato per le primarie.
Il vicepresidente della Regione Campania Bonavitacola, ha da parte sua, sottolineato come i cittadini, dopo la ventata di anti politica degli anni scorsi, poi  soprattutto con l’avvento del covid, che ha dimostrato come sia necessario il ruolo dello Stato, del decisore e come nel dopoguerra, si siano riavvicinati alle istituzioni e alla politica stessa. Si sente infatti il bisogno di affidarsi ad una grande classe dirigente. E quando i cittadini vedono questo, si riavvicinano alla politica. Si riavvicinano se vedono un progetto concreto e il 70 per cento di De Luca alle regionali va letto proprio in tal senso, mentre per Napoli sta accadendo l’opposto, nel senso che stiamo tornando al politichese, alle trame di palazzo, a corteggiamenti platonici, ai limiti dell’umiliazione e “mi riferisco – ha sottolineato Bonavitacola – al mio partito. E i cittadini in tutto questo, perché dovrebbero riannodare un rapporto che si era interrotto riguardo al sistema dei partiti. Quando un cittadino normale legge i giornali e vede ancora questo gioco a scacchi tra Roma, Milano, Bologna, questo a me, questo a te, giustamente ritorna nella sua disperata solitudine. C’è una divaricazione dunque tra la politica e le risposte dei partiti. Quindi noi a Napoli abbiamo doveri supplementari, perché questa è una città dalle contraddizioni esasperate, a cui dobbiamo dare risposte. Napoli è chiamata a guidare un fronte meridionalista nel tempo in cui il nord e il grande potere economico si sono organizzati. Anche rispetto al Recovery plan, la partita è tutta aperta, anche il famoso 40 per cento al sud, non è una previsione, ma una promessa, perché l’80 per cento degli investimenti non sono stati individuati e allora si aprirà un confronto, uno scontro se necessario, perché almeno quella trincea venga rispettata e Napoli dovrebbe essere alla testa di questo fronte meridionalista, che badate bene, è un fatto nazionale, non localistico, perché riguarda il pil  dell’intera Italia.

Serracchiani, Letta e Provenzano al tavolo della Direzione nazionale del PD in cui non si è parlato di Napoli e del Mezzogiorno.

Questo dunque è il contesto nel quale, è obiettivamente, sconcertante la visione della vicenda Napoli. Io stesso, sono stato costretto ad usare parole forti perché era necessario. Tuttora è sconcertante il silenzio del PD. Nella relazione infatti del segretario Letta non c’è stata una parola sul Mezzogiorno e quindi su Napoli, ma come è possibile. Ora come veniva richiesta, noi abbiamo solo una posizione coerente. Abbiamo detto infatti, siamo alla ricerca di una candidatura frutto di una coalizione identitaria, su un programma, su un progetto politico, perché per noi, l’alleanza su Napoli è un progetto politico, non un semplice cartello elettorale. Un progetto politico che riprende quello regionale sulla base di una posizione chiara, perché Attualmente i 5stelle sono una identità indefinita. Perciò, abbiamo richiesto, che vi sia un candidato identitario, che raccolga il più ampio consenso possibile. Su questa linea ci siamo mossi e, ovviamente, contro imposizioni dall’alto. E a riguardo non abbiamo mai avuto una pregiudiziale al sistema delle primarie, anche se lo vediamo come una subordinata, e cioè, laddove incredibilmente, paradossalmente, non si dovesse arrivare ad una soluzione per la quale vi sono tutte le condizioni, noi non siamo contrari ad utilizzare lo strumento delle primarie. Uno strumento di partecipazione democratico, che abbiamo nel nostro codice genetico, pur preferendo in questo momento, che si giungesse ad una alleanza larga, senza dover ricorrere alla scelta di un candidato attraverso le primarie stesse. Ma se nei prossimi giorni, in tempi stringenti, non si dovessero registrare novità, dovremo inevitabilmente rivederci e prendere un’iniziativa forte e smuovere questa situazione e giungere ad una soluzione, altrimenti, davvero l’occasione data dal covid di riannodare un rapporto tra la politica e i cittadini andrà dispersa, riaprendo una nuova fase di disaffezione, di allontanamento dalla politica stessa e che non fa bene al ruolo che Napoli deve svolgere”.
A riguardo ha ribattuto Felice Iossa, sostenendo che una candidatura che veda un grande consenso, senza passare per le primarie, deve avere il consenso anche delle forze riformiste. E un consenso delle forze riformiste, quando ci sono più candidati, una unanimità su una sola persona non l’avremo mai. Pertanto, considerato che il PD è totalmente subalterno a Roma e al rapporto con i 5stelle, c’è ora bisogno di riallacciare il rapporto con i cittadini in una Napoli distrutta dalla gestione De Magistris. Una città in cui non si dice una parola su Ponticelli da una vita, sulla camorra che imperversa nei suoi quartieri. Come facciamo dunque a recuperare un rapporto con i cittadini se continuiamo con questo balletto vergognoso . ”Allora, Avanti con coraggio con le primarie.”

 

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