MAXIPROCESSO ANTICAMORRA. IL COMUNE DI POMIGLIANO NON SI COSTITUISCE

Silenzio assordante da parte del Comune di Pomigliano d’Arco che non solo non si è costituito parte civile nel maxiprocesso per Camorra iniziato il 17 maggio davanti al Tribunale di Napoli nei confronti di 24 persone che, stando alla pubblica accusa, sembrerebbero essersi organizzate in una vera e propria associazione a delinquere di stampo camorristico dedita allo spaccio di droga ed alle estorsioni, ma che, da giorni, nonostante le sollecitazioni e le richieste della città (social e manifesti apparsi sui muri), non ha ancora chiarito i motivi di questa mancata costituzione.
Intanto, il quadro si fa sempre più chiaro ed inquietante e fa crollare la ridente cittadina pomiglianese nelle tenebre più oscure che sembravano solo un ricordo di un lontano passato. Fino a poco tempo fa, infatti, nessuno aveva la sensazione che la Camorra fosse presente in città. Recenti episodi avevano, però, fatto sorgere qualche avvisaglia; lettere minatorie con bossoli mandate al Primo cittadino e lettere con minacce mandate al Comandante della Polizia locale avevano fatto urlare al Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Onorevole Nicola Morra del Movimento 5 stelle, che a Pomigliano la Camorra era viva e vegeta.
Veniamo allo stato dell’ attuale maxiprocesso .
I Magistrati della DDA di Napoli, a seguito di complicatissime indagini, durate per diversi anni, hanno richiesto ed ottenuto l’arresto di 21 persone, accusate di aver costituito una associazione per delinquere di stampo camorristico, denominata “clan Mascitelli”.
La notizia del maxi blitz, avvenuto il 16 dicembre 2020, ha ricevuto una grandissima rilevanza mediatica ed infatti è stata ripresa anche da testate nazionali.
Secondo la ricostruzione della DDA, questa associazione camorristica aveva acquisito il pieno controllo ed esercitava la sua forza intimidatrice sulla Città di Pomigliano d’Arco.
In particolare, Bruno Mascitelli viene definito dai collaboratori di giustizia come il “Boss di Pomigliano”, ovvero colui che gestiva il traffico di droga e ordinava le estorsioni.
Dagli atti del processo, infatti, emerge una fitta rete di estorsioni ordinate da Bruno Mascitelli in danno di imprenditori edili (spesso si opera riferimento “ai cantieri” che dovevano essere colpiti) ed esercizi commerciali di Pomigliano.
In altri termini, le indagini dei magistrati antimafia, a cui personalmente va il mio massimo sostegno e la mia riconoscenza, delineano uno scenario inquietante che dovrebbe interrogare l’opinione pubblica e smuovere la coscienza di ogni cittadino pomiglianese.
Tornando ai fatti, lunedì 17 maggio 2021 si è celebrata davanti al Tribunale di Napoli, la prima udienza del Maxi Processo (che verrà celebrato nelle forme del rito abbreviato) e – udite, udite – il Comune di Pomigliano d’Arco non era presente in aula e non si è costituito parte civile.
La città attonita attende che il primo cittadino chiarisca alla città i motivi della mancata costituzione.
Il silenzio non fa altro che allarmare ancora di più i cittadini che stentano a riconoscere la città che in solo 8 mesi ha avuto una regressione incredibile.
Non ci resta che attendere!