OGNI ANNO GIOVANNI FALCONE MUORE DI NUOVO

Ogni anno Falcone muore di nuovo, ucciso dall’ipocrisia di chi lo ha ingiuriato da vivo, di chi lo accusava di nascondere fascicoli nei cassetti, da chi asseriva che l’attentato nella vita al mare lo avesse costruito lui in persona. Chi vive di capacità ed onestà, l’attentato lo deve avere davvero, solo così sarà perdonato per la sua serietà, la capacità di giudicare fatti criminali terribili conservando il senso di parole come “garanzia,  senso dello Stato, responsabilità”. Falcone è stato tutto questo, lotta senza quartiere alla mafia senza mai dimenticare i valori giuridici, umani e morali che il ruolo di magistrato impone.

Giovanni Falcone

Mai una parola fuori luogo, mai avremmo sentito da Falcone “rivolteremo il paese come un calzino”; mai, nemmeno quando in tv i prodromi del giustizialismo di massa iniziava a muovere i primi passi con Santoro e Costanzo che unirono le trasmissioni mettendo proprio Falcone, da poco al Ministero di Giustizia, voluto da Martelli, nei panni scomodi del giudicato. La ricordiamo bene quella sera. Erano gli stessi: Orlando, la magistratura che si organizzava in correnti, il popolo urlante che applaudiva quando si diceva:” Giovanni non ti vogliamo nel palazzo” e Falcone rispondeva:” quello è un posto per magistrati!”. Quanta violenza, quanta ottusità.  Non abbiamo ascoltato un solo pentimento, ripensamento, revisione. Nulla! Come se non fosse successo nulla! Invece ci sono morti per mafia, per violenza della giustizia, di vergogna, che meriterebbero di essere ricordati con una presa di coscienza che blocchi il Medio Evo nel quale, ancora, siamo immersi e dal quale nemmeno il sacrificio di Giovanni Falcone riesce a liberarci.

Salvatore Sannino

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