ZERO MORTI SUL LAVORO, GLI OPERAI EDILI CHIEDONO PIU’ SICUREZZA. RIGUARDO ALLO SBLOCCO DEI LICENZIAMENTI, PER IL SEGRETARIO GENERALE DELLA UIL CAMPANIA SGAMBATI, E’ UNA FORZATURA DI CONFINDUSTRIA, MA NON SI PUO’ LASCIARE I LAVORATORI DI COLPO SENZA UN PARACADUTE.

“Zero morti sul lavoro” inneggiano i lavoratori edili in piazza del Plebiscito a Napoli per protestare contro le morti bianche e chiedere più sicurezza sui luoghi di lavoro, indossando maschere e tute bianche sporche di vernice rossa, simbolo di sangue. Lo fanno in nome dei dieci colleghi morti quest’anno, e proprio nel giorno in cui giunge la notizia della morte di Matteo Leone, l’operaio di 30 anni rimasto schiacciato dal carrello elevatore che stava manovrando all’interno del Porto di Salerno.

“La manifestazione di oggi – dice il segretario generale della UIL Campania Giovanni Sgambati – si inserisce nell’ambito del lungo programma di  iniziative che abbiamo messo in campo  sulla sicurezza sul lavoro e per la UIL assume un carattere ancora più forte, perché abbiamo fatto anche una apposita campagna di organizzazione in corso già da diverse settimane. Oggi sono stati in prima linea i lavori dell’edilizia, che naturalmente rappresentano la categoria più esposte, che paga il prezzo più alto e paradossalmente proprio nel giorno della protesta, giunge la notizia della morte del giovane operaio salernitano, a significare che quella della sicurezza sul lavoro è una emergenza costante, confermando anche in piena pandemia, la necessità di dover aumentare la capacità di contrastare questi incidenti. Occorre pertanto rafforzare i controlli e al contempo un realizzare un percorso formativo per gli stessi lavoratori, perché il costo della vita non può essere paragonato al costo d’impresa. Pertanto su questo versante le stesse organizzazioni sindacali ed i datori di lavoro facciamo qualcosa in più”.

Parallelamente al tema della sicurezza sul lavoro, in queste ore a tener banco è la vicenda del blocco dei licenziamenti che resta in vigore fino al 30 giugno, ma che dal primo luglio vede la possibilità di intervenire solo con gli strumenti della cig ordinaria e straordinaria. La vicenda ha sollevato non pochi contrasti all’interno della maggioranza e tra industriali e sindacati.

“Paradossalmente lo sblocco dei licenziamenti riguarda proprio la parte industriale e dell’edilizia. Noi riteniamo che sia una forzatura di Confindustria. Il rischio è che noi chiudiamo un ombrello protettivo quando siamo in pieno diluvio. Abbiamo quindi detto quindi per tempo che era necessario concretizzare prima una riforma degli ammortizzatori sociali e permettere, ovviamente, anche perché sappiamo che questo blocco dei licenziamenti non si può tenere sine die,  va creato un percorso di gradualità che possa permettere anche la ripartenza dello strumento economico. Nel Mezzogiorno poi , una stroncatura improvvisa del blocco dei licenziamenti peserebbe di più, perché la nostra economia è ancora più fragile, e soprattutto in Campania, noi stimiamo circa 30000 lavoratori a rischio licenziamento. Ragion per cui continueremo la battaglia per garantire tutele ai lavoratori più esposti, tenendo conto che vi sono molte migliaia di imprese che possono far partire licenziamenti e dove non siamo presenti come organizzazioni sindacali, quindi si correrebbe il concreto pericolo di lasciare migliaia di lavoratori senza alcuno strumento protettivo”.

Rosario Naddeo

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