CITTÁ DEL FUTURO, UNA SFIDA PER IL SUD

La sesta edizione del Global Environment Outlook delle Nazioni Unite prevede che nel 2050 il numero di persone che vivrà in aree urbane raggiungerà i 6,7 miliardi, pari a circa il 66% della popolazione mondiale.
La crescita delle aree urbane da un lato rappresenta un’opportunità in quanto le città attraggono talenti e investimenti, la concentrazione di persone favorisce una diffusione più rapida delle conoscenze e un tasso di innovazione più elevato, mentre stimola lo sviluppo delle infrastrutture. Ma al contempo l’urbanizzazione presenta anche un conto negativo in quanto nelle aree urbane densamente popolate crescono la congestione e l’inquinamento, dovuti allo smog e alla produzione di rifiuti.

New York

Basti pensare che le città occupano appena il 2 per cento della superficie terrestre, ma consumano tre quarti delle risorse usate ogni anno: Londra, per esempio, ha bisogno di una superficie 125 volte più grande della propria per produrre le risorse che consuma.
Se dobbiamo conciliare l’esigenza di preservare l’ambiente e quella di garantire una migliore qualità della vita, l’unica soluzione è trovare un nuovo modo di pensare e vivere le città. Le dimensioni di una città creano economie di scala in attività come la produzione di energia, il riciclaggio e il trasporto pubblico.
I governi, gli urbanisti, gli architetti e gli ingegneri cominciano finalmente a porre la sostenibilità tra gli elementi chiave nel disegno delle metropoli del futuro. I nuovi approcci interdisciplinari si basano, in particolare, su due aspetti chiave, riciclare tutto il possibile e ridurre al minimo l’uso delle automobili. Questo comporta che, oltre che nella costruzione di edifici che consumino poca energia, le città investano sulla promozione dell’uso del trasporto pubblico e puntino a modificare l’organizzazione cittadina integrando le zone di lavoro e quelle abitative in uno stesso quartiere in modo da superare la divisione tra aree residenziali, commerciali e industriali.
Sui grandi progetti si sta ancora lavorando, ma molte città stanno già promuovendo alcune iniziative in tal senso.

Barcellona

In Europa, una delle città pioniere nella definizione di un nuovo immaginario sostenibile per gli spazi urbani è Barcellona dove da circa 40 anni, Salvador Rueda, urbanista e psicologo, è coinvolto nella pianificazione urbanistica. Durante tutta la sua carriera, passata negli uffici del governo locale e dell’Agenzia di ecologia urbana, Rueda ha lavorato su un piano rivoluzionario per cambiare Barcellona e la percezione che ne hanno i cittadini. Rueda ha immaginato una città non più dominata dalle automobili, ma da spazi pubblici usati da pedoni e ciclisti e organizzati attorno alle cosiddette “superillas”, termine catalano che significa “superblocchi”, cioè pezzi di città dove le auto non sono benvenute. È un piano che prevede non solo la creazione di centinaia di “superillas”, ma anche programmi specifici per gli spazi verdi, le piste ciclabili e la rete degli autobus.
Barcellona è una città con una popolazione di circa 1,6 milioni di persone e una densità di 16mila persone per chilometro quadrato, la quarta più alta di tutta Europa. Il numero di auto è in crescita da molti anni, anche considerando i moltissimi pendolari che ogni giorno si muovono da tutta la Catalogna per andare a lavorare nella capitale. Gli abitanti della città hanno accesso a soli 2,7 metri quadrati di spazio verde per residente, molti meno dei 9 metri quadrati raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. La sfida che si è posto Rueda è dunque molto ambiziosa.
Nel maggio 2015 Ada Colau, sindaca di sinistra e slegata politicamente sia dai tradizionali partiti nazionali (come i Socialisti e i Popolari), sia dalle formazioni indipendentiste regionali, ha dato una notevole accelerata al piano di Rueda avviando il primo vero e proprio progetto pilota di “superilla”, nel quartiere di Poblenou.
Finora i problemi provocati dalla costruzione delle “superillas” sono stati due: il traffico, che in alcuni casi si è spostato dalle zone interne in altre aree della città, e il rapido processo di gentrificazione, che nelle zone senza macchine ha fatto salire parecchio il prezzo delle case, creando problemi ad alcuni residenti.
Un’idea confrontabile con le “superillas” catalane è quella della città in 15 minuti, un progetto di mobilità sostenibile lanciato da Carlos Moreno, scienziato franco-colombiano, con la passione per l’innovazione.

Parigi

La prima città europea che ha adottato l’idea di Moreno è Parigi, dove, grazie al sostegno di Anne Hidalgo, sindaca di Parigi, rieletta lo scorso giugno 2020, il progetto di Moreno ha potuto contare su un appoggio politico di rilievo. La Hidalgo ha suggerito un big bang della prossimità che significa una massiva decentralizzazione e lo sviluppo di nuovi servizi per ciascun quartiere con traffico ridotto, più piste ciclabili e l’introduzione di nuovi modelli economici, facendone un pilastro fondamentale del suo programma elettorale ed è stata premiata.
L’idea della città in 15 minuti di Carlos Moreno, oltre ad aumentare la qualità del vivere quotidiano, svolgerebbe un importante ruolo per la salvaguardia dell’ambiente. Una politica urbana innovativa, incentrata sulla sostenibilità ambientale va di pari passo con la transizione energetica in corso, verso un futuro decarbonizzato, caratterizzato da energia sostenibile, esperienza digitale e servizi innovativi, che si trasformano in progetti reali con il contributo di aziende, politici e società.
In Italia, tra i punti del programma elettorale di Beppe Sala a Milano, c’è quello di realizzare la “città a 15 minuti”, con servizi e presidi sanitari territoriali per ogni quartiere. E poi c’è il verde: Milano da anni investe sui polmoni cittadini, inaugurando parchi e zone proibite alle auto, inoltre si stanno sviluppando giardini pensili per contrastare le isole di calore che, soprattutto in estate, peggiorano la qualità della vita.

Antonella Savarese

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