IL SOPRANO LIRICO MIRIAM ARTIACO SI RACCONTA AD AVANTI!NAPOLI

Incontro con Miriam Artiaco, soprano lirico. Una lunga e prestigiosa carriera nei teatri italiani e stranieri.

Ci vuole raccontare come è nata la sua carriera artistica nel mondo del canto, della lirica?

Sono nata e cresciuta nella musica e con la musica, ma forse ho compreso le potenzialità di quest’espressione artistica solo con la maturità, quando l’ho guardata con una visione distaccata e più immersa nella contemporaneità. Ho cominciato ad esibirmi al Teatro di San Carlo, proseguendo contemporaneamente al Teatro Verdi di Salerno, dove sono cresciuta artisticamente. Mi sono esibita nella maggior parte degli teatri italiani, iniziando all’età di 7 anni. La mia carriera è continuata ininterrottamente fino ad ottobre scorso, quando ho interpretato il ruolo di Yvette ne l’opera “La Rondine “ di G.Puccini al Teatro di San Carlo, tra una chiusura e l’altra imposta dal Governo a causa dell’emergenza sanitaria. Mi sono esibita all’ Opera di Roma, alle Terme di Caracalla, all’Arena di Verona, all’Arcimboldi di Milano, Pavia, Piacenza, Trieste, Como, Ancona, al Petruzzelli di Bari, al teatro Massimo di Palermo, a Catania.

Miriam Artiaco

Lei ha lavorato anche all’estero e con grandi artisti, registi e direttori d’orchestra

All’estero mi sono esibita a  Zagabria, Washington DC e in tante altre città Ho lavorato con Direttori d’Orchestra e Registi come Daniel Oren, Nello Santi, Gustav Kuhn, D. Renzetti , G. Gelmetti, F. Luisi, J. Walchuha (attuale direttore del Massimo partenopeo). Registi come Lina Wertmuller, Gianni Amelio, Massimo Ranieri, Pippo del Bono, Vittorio Sgarbi, Filippo Crivelli, Alberto Fassini, P. Pizzi, Poi, due anni fa circa, l’evento che non ci saremmo mai aspettati, la pandemia ha determinato un brusco e forzato arresto di tutto il mondo dello Spettacolo.

Man mano che la chiusura da parziale, diventava totale, noi artisti e cittadini, siamo stati lasciati da soli, senza sostegni economici. Perché secondo i nostri amministratori, l’artista non è un lavoratore al pari degli altri. Poi c’è stata una protesta da parte di tutti i lavoratori del comparto e allora hanno riconsiderato la situazione. Ma personalmente, se non avessi avuto un’altra prospettiva professionale, a quest’ora non so come avrei potuto affrontare la situazione.

Come si fa a riconquistare la centralità culturale che è il segno distintivo del nostro Bel Paese?

Credo che il livello culturale italiano si sia depauperato nel corso degli anni ed il mondo della rete rappresenta il nuovo canale per la fruizione a distanza e la rielaborazione in chiave moderna di quella cultura artistico-culturale che c’invidia il mondo intero. Nulla sostituirà l’emozione e la catarsi che può generare lo spettacolo dal vivo. Bisogna educare all’ascolto e rieducare all’attenzione prolungata che purtroppo con i social si è frammentata a qualche minuto. La “massificazione delle menti” è lo strumento che permette ai pochi di gestire i molti. Anch’essi forse carnefici e vittime allo stesso tempo e che ci rendono agli occhi del mondo poco credibili, perchè trascuriamo le nostre inesauribili risorse ed il nostro immenso patrimonio artistico.

Il teatro di San Carlo, da circa un anno, ha cambiato i vertici. Si spera naturalmente che una volta superata questa possa riprendere a pieno regime la sua attività.

Il nuovo sovrintendente è francese. Grazie all’attenzione del Governatore e del Sindaco di Napoli, oltre ai fondi stanziati dallo Stato nel FUS, beneficia di alcuni milioni di Euro extra. Ha riacquisito il Maestro del Coro che lavorava in teatro già negli anni ’90 e che oggi è uno tra i più accreditati nel panorama operistico: Il Maestro Josè Luis Basso. Può permettersi di ingaggiare i migliori interpreti del panorama mondiale del momento e per quanto  concerne il territorio, io chiederei ai nostri amministratori di intercedere perché il Sovrintendente sfrutti le  risorse umane locali senza andare a cercarli fuori dalla Campania. La situazione a Napoli non è semplice, ma non lo è mai stata. La nuova amministrazione comunale dovrebbe incentivare tutte le attività artistiche e puntare sul turismo e la cultura. ​Formare i manager dell’industria culturale, coadiuvati da figure professionali ed associazioni sul territorio che abbiano competenze e non soltanto “le conoscenze” che permettono ai pochi più scaltri di incentivare la cultura della mediocrità e del presenzialismo a tutti i costi. L’importanza della musica e dell’arte nelle scuole dipendono in gran parte dal background culturale dei dirigenti. In tal senso bisognerebbe intervenire a monte e con delle leggi statali che educhino all’ascolto, al canto, alla recitazione, all’apprendimento di uno strumento musicale, alla visione degli spettacoli dal vivo, agli incontri con gli artisti, sin dalla scuola primaria ed almeno fino al termine della scuola dell’obbligo. Ad oggi tutte le materie artistiche sembrano essere assimilate a discipline immateriali e prive di finalità pratiche per la formazione del cittadino del futuro. Niente di più errato, perché non si dovrebbe privare un alunno di poter esprimere al meglio le proprie potenzialità in una disciplina scolastica piuttosto che in un’altra. Questa forma mentis stride con la tanto sbandierata cultura dell’inclusività scolastica, in cui si cerca di valorizzare e ricercare il talento individuale in ciascun bambino. E’ proprio da qui che la Musica deve ripartire per ritrovare la sua centralità nella società.

Giovanna Sannino

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