BAMBINI, GENITORI E NONNI PROTAGONISTI DI LABORATORI E DI UN DOCUMENTARIO NELLE FACE ZONE DELLE PERIFERIE DI ALCUNE CITTA’ ITALIANE COME NAPOLI. IL PLAUSO DEL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE BIANCHI

Un documentario per raccontare le esperienze del progetto Farsi Comunità Educanti, che ha coinvolto numerose famiglie della periferia orientale di Napoli, e non solo. Genitori, nonni e bambini da zero a sei anni, sono stati infatti i protagonisti dei laboratori effettuati in tre ‘face zone’ del quartiere Ponticelli. Il documentario, realizzato dall’agenzia di stampa Dire per raccontare le attività e i risultati di FA.C.E., ha coinvolto adulti, bambini, educatori e insegnati che hanno lavorato agli appuntamenti che si terranno fino a metà giugno.


Dalla musica lirica ai giochi con la luce, dalla creatività attraverso la carta alle emozionanti letture, dalla meraviglia della natura alle tecnologie digitali. Le attività hanno dato spazio alla creatività con l’obiettivo di far sperimentare i diversi linguaggi artistico-espressivi e scientifici. Coinvolte nelle attività di laboratorio anche le associazioni Ayekantun, Aporema e Scienza Semplice e il programma Nati per leggere. A lavoro anche gli esperti digitali dell’istituto comprensivo di Ponticelli e quelli di Remida Napoli.


In tre anni di attività sono stati coinvolti educatori, insegnanti, psicologi, pedagogisti, dirigenti scolastici, atelieristi, amministratori pubblici ed esperti.
All’evento è intervenuto in videoconferenza anche il Ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi ,che ha sottolineato come da iniziative come questa, si possa rivedere lo sviluppo del nostro Paese dagli occhi dei bambini”.


Fondazione Reggio Children e Con I Bambini “sono due grandi esperienze educative che si incontrano su questa idea dell’agire nelle periferie – ha aggiunto il ministro Bianchi – insieme alla scuola e nelle scuole, come momento di costruzione di una comunità educante”. “Una comunità educante che deve avere il senso della responsabilità nei confronti dei bambini, ma soprattutto sentirsi “con” i bambini. Una comunità educante che diventa parte centrale di un Paese che vuole uscire non solo dalla pandemia, ma dalla lunga stagnazione che l’ha segnata”.

“Ancora una volta ripartendo dai bambini, dall’esperienza importantissima, realizzata dai tempi di Loris Malaguzzi con lo 0-6,cioè i bambini di quella che si chiama età prescolare, oggi parte organica dei processi educativi, noi dobbiamo guardare anche oltre, dobbiamo capire anche come questa esperienza riesca a nutrire tutta la fase successiva, in quella che è l’età scolare, l’età dell’obbligo e anche oltre”.


“Per fare educazione di qualità vanno create comunità e la scuola ha un ruolo essenziale. Quello che è stato chiaro con Face è che la povertà educativa non è solo mancanza di mezzi – ha dichiarato Carla Rinaldi – presidente della fondazione Reggio Children – ma è necessità di cura, di prendersi cura: cura dei bambini, delle relazioni, delle proposte, degli spazi, dell’apprendimento. Le prime ricchezze da cui partire sono il protagonismo dei bambini, quindi i servizi 0-6 e la comunità educante. E’ in questo modo che contesti genericamente definiti di povertà educativa si sono rivelati proposte di ricchezza educativa”.

Rosario Naddeo

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