UN’ALTRA NAPOLI. SPUNTI PER IL PROGRAMMA DEL NUOVO SINDACO DI NAPOLI

Chi verrà chiamato a governare Napoli, deve sapere che i suoi confini vanno oltre quelli amministrativiNapoli, deve ambire al ruolo di città aperta ai problemi del Mezzogiorno e dellarea bagnata dal Mediterraneo. Napoli, è ancora il punto di coagulo delle tante questioni irrisolte, dallUnità dItalia ad oggi, (il decentramento istituzionale; La burocratizzazione dellapparato pubblico; la corruzione; il divario ancora aperto fra le aree del Paese, etc..); Malgrado le ferite della guerra; le offese patite con “le mani sulla città”, e l’onta della camorra, che resiste all’incuria del tempo, Napoli riesce ancora a dare un’immagine di città viva ed aperta al nuovo, pronta a decollare, se solo gliene verrà data lopportunità. Dei 22 Sindaci che si sono succeduti, dal dopoguerra ad oggi, Napoli, non ha beneficiato granché del loro apporto. La maggior parte dei essi è rimasta in carica, poco più di 1 anno, ad eccezione di Achille Lauro (4 anni) e Maurizio Valenzi (8 anni). Malgrado la breve durata del loro incarico, è stato in quegli anni, però, che sono state realizzate le più importanti opere, della città, dalla Tangenziale, al Centro Direzionale, alla revisione del Piano Regolatore, alla Metropolitana collinare, etc. Con la riforma della legge elettorale e lelezione diretta del Sindaco (L.81/93), la durata in carica del Sindaco, è passata di fatto, da 1 a 10 anni, ma fatte le dovute eccezioni, non si sono avvertiti grandi benefici per l’Amministrazione.

I, 3 Sindaci che si sono succeduti alla guida della città sono stati Antonio Bassolino, 7 anni (dal 1993 al 2000); Rosa Russo Iervolino 10 anni (dal 2001 al 2011); e Luigi De Magistris 10 anni (dal 2011 ad oggi), hanno dovuto fare i conti con l’aggravio del dissesto finanziario, che ha condizionato, pesantemente, l’operato di ogni Giunta. La permanenza in carica del Sindaco, dunque, dimostra che se l’eletto non è all’altezza del compito, non sarà la durata dellincarico a far cambiare le coseLa scelta del Sindaco, dunque è strettamente legata al Ruolo che si pensa debba svolgere il Comune nell’attuale difficile fase di di evoluzione che sta attraversando il Paese a livello locale, nazionale ed europeo. Napoli, è stata grande, per tante cose, ed è diventata una “carta sporca” per tante altre. Se dovrà essere, luna cosa laltra, dipenderà dalle scelte che vorrà fare, quando sarà chiamata a votare il suo nuovo Sindaco. Proprio in vista di questo appuntamento, pensiamo che la città debba eleggere un Sindaco che non sia un Superman, capace. di fare tutto da solo, come il Sindaco uscente, che, prima di lasciarla, ha pubblicato il Manifesto dellAutonomia della Città di Napoli, in cui ha scritto: “ Napoli è la prima città del terzo millennio a lanciare la sfida dell’autonomia dei Comuni per favorire la costruzione di un processo politico che, nellambito della cornice costituzionale, riconosca alle città la titolarità di funzioni amministrative proprie e il diritto alla determinazione del proprio futuro .

Pensiamo, invece, che debba essere capace di, stabilire corretti rapporti con la Regione ed il Governo nazionale, e nel contempo, mobilitare e coinvolgere le migliori energie della città, intorno ad unidea forte: Una città, capace di unire la modernità con la tradizioneSenza sognare progetti futuristici, pensiamo che Napoli debba liberarsi dei mali che l’affliggono da sempre, dimostrando a se stessa ed al Paese, che è in grado di farlo, senza invocare l’aiuto di altri”, ed ambire a svolgere un ruolo che vada ben oltre i confini amministrativi della città. Napolipuò dimenticare di essere stata “Capitale di un Regno,” ma non può dimenticare il patrimonio di valori accumulato, e che ritrova vivo tutti i giorni, nella sua lingua, nelle sue tradizioni, nelle sue manifatture, nella sua cultura. Questo Patrimonio, Napoli non può e non deve disperderlo. Deve, però, uscire dalla condizione in cui si ritrova oggi, di essere, non una grande città dellEuropa mediterranea, ma un grosso agglomerato urbano carico di umanità e di problemi, che nel tempo crescono invece di ridursi.

C’è stato un periodo, negli anni ’80, in cui sembrò si realizzasse la svolta, per colmare il crescente “Divario” che tuttora la separa dal resto del Paese; e fu, quando accanto all’industria di Stato, con Alenia ed il suo indotto; all’Alfasud e il suo indotto; cominciarono ad insediarsi anche industrie straniere (la Remington Rand, la Texas Instruments, la 3M, e la stessa Whirlpool,..). a riprova del fatto, che il ritardo di sviluppo dell’area napoletana e del resto del Mezzogiorno, non era una condizione immutabile su cui non valeva la pena investire risorse. 

Ma dopo l’infelice scelta di cancellare, nel ’92, “lintervento straordinario”, affidando il riequilibrio territoriale “allintervento ordinario”, il Divario è tornato ad ampliarsi. 

Ora, tocca di nuovo dimostrare che il ritardo di sviluppo di cui soffre il Mezzogiorno. è frutto di scelte politiche sbagliate, che non penalizzano solo il Sud, ma leconomia dellintero Paese.Ed è contro questo continuo tornare al punto di partenza, che occorre intervenire per cambiare le cose. Napoli, deve prendere coscienza della sua situazione; capire che non dipende solo dagli altri e deve farsi carico di un problema che travalica i suoi confini, perché i suoi problemi sono i problemi di tutte le regioni del Mezzogiorno. Ecco perché la scelta del Sindaco di Napoli, non può rimanere confinata entro le mura di Palazzo S.Giacomo. 

Il Sindaco di Napoli deve essere molto più di un semplice Sindaco; deve essere una figura che sappia affrontare e risolvere i problemi della sua città ma anche quelli più gravi e meno evidenti che hanno le loro radici fuori dalla città e possono essere risolti solo se si ha una visione più ampia che investe le scelte del Paese a livello nazionale ed internazionale.

Oggi, all’uscita dalla Crisi della Pandemia, il futuro Sindaco dovrà interrogarsi sul futuro della città, avvalendosi anche delle opportunità che si presentano, con l’accesso alle nuove più importanti risorse comunitarie, allinterno delle quali ci sono espliciti richiami alla coesione territoriale; Napoli deve, e può offrire a se stessa, ed all’intero Mezzogiorno, questa occasione, facendo una doppia operazione: 

La primarisanando le sue finanze comunali, e ridefinendo lassetto del suo territorio urbano la seconda, è la valorizzazione delle potenzialità di crescita: della propria economia e quella dellintero Mezzogiorno, ricucendo un rapporto che ha visto sempre diviso in due il nostro Paese.Intorno a questi due grandi obiettivi, le “migliori energie della città”, proveranno ad impegnarsi per offrire spunti utili alla discussione in atto, sul Programma elettorale del futuro Sindaco della città.

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