L’ AUTOGOL DI MARIO DRAGHI

di Pino Campidoglio

Premessa Ho letto quasi tutto il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ed ho seguito l’intero intervento di Draghi in Parlamento per l’ illustrazione ed approvazione. Dopo tutte le discussioni e dibattiti improvvisati, sappiamo finalmente: quali sono gli interventi previsti, quante le risorse da investire, e quali le priorità assegnate. In Parlamento, Draghi, ha detto che: Il suo Primo obiettivo era quello di “riparare i danni della Crisi pandemica”; Il Secondo obiettivo, era quello delle Riforme, senza le quali, l’economia italiana, difficilmente potrà riprendersi, con o senza il PNRR; e se l’economia non riparte, difficilmente il Paese, potrà restituire i Prestiti contratti ed abbattere il Grande Debito, che pesa come un macigno sull’economia nazionale e di riflesso su quella europea. Sempre in Parlamento, Draghi ha chiarito che, per Lui, le Riforme, da sempre disattese, che strozzano la crescita produttiva del Paese, sono: Burocrazia – Giustizia – Fisco- Lavoro e Mezzogiorno. Tutte insieme rappresentano i pilastri dell’impalcatura su cui poggia tutto il sistema. Il fatto, che Draghi le abbia elencate in Parlamento, però, non rassicura ancora nessuno; E non rassicura nessuno, perché sono molti, i conti che non tornano. Le Riforme e le controriforme Finora, le informazioni che sono circolate, hanno allarmato tutti quelli, che non sopportano chi fa il Canto, e il Controcanto; Chi sta al Governo e, chi all’opposizione! Da una parte, c’è chi avanza Proposte serie di Riforma, e dall’altra, chi procede per conto suo, alla vecchia maniera, come si è sempre fatto in passato.

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi

Da un lato, Draghi, che annuncia le Riforme per: SBUROCRATIZZARE LA P.A. e Riformare la GIUSTIZIA, dall’altro, Brunetta (ministro della P.A.) che avvia subito, le procedure per l’assunzione di 24 mila nuovi statali, da assumere, ( parte a T.D. per la durata del PNRR, e parte a T.I., per le scoperture del turnover e dei prepensionamenti). Prima ancora di Riformare la P.A, si fanno partire i Concorsi per assumere un esercito di addetti. sulla base dei vecchi organici, con i vecchi numeri, i vecchi profili e le vecchie competenze. Ma, oltre al Canto ed al Contro-Canto, desta allarme. anche lo strabismo del Governo che prima analizza, le cause dell’inefficienza della burocrazia, e poi ripropone soluzioni del tutto scollegate dalle Premesse. Se all’origine dei problemi, c’è sempre “la solita fuga dei responsabili dalle proprie responsabilità”, l’unica Riforma da varare sarebbe quella della rimozione delle cause; Invece, le Proposte avanzate nel PNRR, vanno tutte, nella direzione opposta. Per gestire l’intero processo del PNRR, ad esempio, saranno coinvolti : i Ministeri e le Istituzioni locali, mentre le funzioni di Monitoraggio, controllo e rendicontazione saranno affidati al Ministero dell’economia /MEF); Infine a livello centrale, le attività di coordinamento e segreteria tecnica saranno assicurate dall’Ufficio per la semplificazione e la sburocratizzazione del DFP. Ma non vi sembra di rivedere un film già visto! Qualcuno ricorderà che, nel 1956, per sopprimere gli Enti inutili in Italia, si decise di istituire, l’IGED: “L’ Ispettorato generale per la liquidazione di enti disciolti”; Cinquant’anni dopo, nel 2006, l’IGED, ha chiuso i battenti, mentre la stragrande maggioranza degli Enti inutili è rimasta pervicacemente attaccata al suo posto. Non è serio pensare di sburocratizzare la P.A, avvalendosi della collaborazione degli Uffici da sburocratizzare! Si è fuori dalla realtà se si pensa di gestire un complesso processo di riforma, come questo del PNRR, avvalendosi di quegli stessi Enti che devono essere riformati. 1 di 3 Dai dati dell’ultimo Bilancio della programmazione europea appena concluso, 2014-2020, per i Fondi strutturali (ordinari) l’Italia non è riuscita a spendere più del 40% del totale dei Fondi assegnati. ƒonte: https://www.guidaeuroprogettazione.eu/capacita-di-assorbimento-fondi-ue/). Come si può pensare di affidare agli stessi uffici un compito dieci volte più gravoso con il rischio del più clamoroso fallimento della storia? L’AutoGOL di Draghi A questo punto occorre tirar fuori le antenne e cercare di capire se il Governo in carica, risponde a Draghi, o se Draghi si occupa del Cerimoniale, mentre il Governo va, dove lo porta la corrente. Ci sono almeno 2 interrogativi di fondo che vale la pena porsi a questo punto: Il Primo, riguarda il Mezzogiorno Il Secondo, L’economia ed il mercato del Lavoro.

Non basteranno le finte riforme della Burocrazia e della Giustizia a portarci fuori dalla crisi. La vera chiave di volta, su cui si misurerà la capacità riformatrice del governo, è dentro questi due problemi, apparentemente distinti, ma in realtà due facce della stessa medaglia. Affrontare il Problema del Mezzogiorno, significa affrontare anche le spinte autonomistiche delle regioni forti, e significa anche affrontare il problema antico del Lavoro e della disoccupazione; ed affrontare il problema del lavoro e della disoccupazione, significa , anche, affrontare il problema della mano pubblica nel governo dell’economia e dello sviluppo del nostro Paese. È il Mezzogiorno il cuore del Problema. Il problema del Mezzogiorno, si risolve se, le scelte del modello economico complessivo, terranno conto della diversità territoriali e produttive delle due aree del Paese. D’altronde, Paesi come la Germania, e gli gli USA hanno risolto i loro squilibri interni, prima di decollare con le loro economie; Il nostro Paese, ha provato a farlo, nei primi 50 anni del dopoguerra, con l’istituzione della Casmez ed il ricorso all’industria di Stato ( IRI) ma non è riuscito a risolvere il problema. Dopodiché, invece di spingersi oltre l’ “intervento straordinario”, rivelatosi insufficiente, ne decise la cancellazione, seguita dallo smantellamento dell’industria di Stato, e la privatizzazione dei grandi gruppi industriali. Dal 2007, il divario è tornato ad ampliarsi. Oggi, il PIL pro-capite del Mezzogiorno, è circa la metà di quello delle regioni del Nord-Ovest, (€19 mila contro €36 milaIstat 2018). Questa è la misura della frattura che divide il Paese. Come pensa Draghi di far ripartire il Paese se non fa ripartire il Mezzogiorno? Dire, come ha detto finora, che, “la territorializzazione degli investimenti del PNRR, rispetterà la percentuale del 40% al Sud,” significa che manterrà immutato lo “statu quo”, senza invertire la tendenza in atto all’ampliamento del Divario. Oggi, è diventato impellente la soluzione del problema, perché le spinte autonomistiche della Lega hanno cambiato direzione ma non Obiettivo; dalla scissione si è passati ai Referendum per le Autonomia regionali; e la spinta a dividere il Paese, tornerà in vigore appena usciremo dalla crisi. Non si può far finta di niente, anche perché chi rema contro, continua a farlo. Il Federalismo fiscale, ad esempio, invece di essere cancellato, è stato riproposto nel PNRR (forse all’insaputa dello stesso Draghi), malgrado abbia provocato il dissesto finanziario di tanti Comuni italiani, concentrati in maggioranza nelle regioni meridionali (466 Comuni meridionali su un totale di 521 Comuni in Italia). L’episodio, segnala i limiti (forse dovuti alla fretta?) della procedura seguita per elaborare il Piano. Quale studio è stato fatto, su di un’esperienza come quella del federalismo fiscale, a dieci anni dalla sua introduzione? Come si fa a presentarsi in Europa con misure sgangherate come quella, del federalismo fiscale, proponendo di utilizzare fondi comunitari per riparare guasti provocati da una fazione politica interessata, ancora oggi, a realizzare la scissione del Paese? La fretta, l’urgenza, la crisi, e la confusa fase della formazione del “Governo dei migliori”, non può giustificare, il metodo seguito. 2 di 3 2. Il Problema dell’economia e del Lavoro L’altra faccia della stessa medaglia riguarda l’economia ed il lavoro Sull’argomento, il PIANO fa sfoggio di cultura anglosassone ma non dice una parola sui contenuti della riforma del mercato del lavoro in Italia. Dice Public Employment Services al posto di Centri per l’impiego; -Capacity building sviluppo di capacità)- upskilling competenze- reskilling abilitò -stakeholder-interessati e matching incontro,etc. per poi arrivare al GOL; si proprio il GOL che non era la meta ma “ la Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori”. Si! la Garanzia di occupabilità, cioè la più inutile delle assicurazioni sfornate dalla fantasia dei burocrati di professione. Voglio continuare a pensare che Draghi, non abbia avuto né il tempo, né la forza di leggersi tutte le 267 pagine del PIANO, altrimenti dovrò rinunciare a sperare che anche questa occasione del Recovery Found , passerà come acqua sul marmo senza lasciare traccia del suo passaggio. Cosa mi aspettavo di trovare nel Capitolo della Riforma del Mercato del Lavoro?. Se una cosa ci ha insegnato questa Crisi, è che non possiamo pensare di distribuire a tutti, le risorse, che il sistema non riesce più a produrre ! Si può tamponare per alcuni mesi con il ricorso alla CIG, corrispondendo ai lavoratori, virtualmente licenziati, il salario che le aziende in crisi non riescono più a pagare, ma non si può pensare di resistere ad oltranza. L’unica proposta possibile, sarebbe quella di convertire il modello di crescita che abbiamo imparato a conoscere come “Società dei consumi”, in quello, di “Società dei ristori”, accantonando risorse quando si produce, per redistribuirle quando ci si ferma. Una modifica del sistema, in cui , si accantonino risorse in un FONDO SOVRANO, nei “periodi di piena”, per erogarli nei “periodi di magra”. L’accantonamento di risorse prodotte, escluderebbe il ricorso ai prestiti , il cui costo non dovrà più essere scaricato, sulle generazioni future. In un Sistema, che cerca di Autofinanziarsi, dovrebbe essere completamente rivisto anche il funzionamento del mercato del lavoro. Oggi, operano, in Italia, Agenzie private (500 circa), e Centri per l’impiego pubblici, attrezzati tutti per svolgere, almeno inizialmente, le stesse funzioni. Oggi, però, andrebbe chiaramente definito il ruolo della struttura pubblica da quello delle strutture private, per soddisfare al meglio l’intero arco di esigenze di cui si avverte il bisogno, sia dal lato delle imprese, sia da quello dei lavoratori. Quindi, più che al potenziamento, bisognerebbe pensare alla diversificazione dei ruoli da svolgere fra Centri per l’impiego pubblici ed Agenzie per il lavoro Private (ApL). Accanto alle Agenzie per il lavoro (ApL), operano poi gli Enti di Formazione professionale cresciuti, in questi anni, più numerosi dei lavoratori da loro formati. La riorganizzazione del settore, dunque, non è più procrastinabile, e non è più, solo un fatto di “strutture, ma soprattutto di funzioni”. L’insieme di questo apparato, non riesce a fornire un adeguato servizio alle imprese che restano penalizzate sul piano dell’efficienza e della produttività a livello internazionale. Anche per la formazione, dunque s’impone un ripensamento radicale per mettere, in modo coordinato, tutte le strutture sul mercato: Scuola- Impresa-lavoratori, in condizioni di poter dialogare fra loro. In questo contesto la riforma della CIG, non può ridursi a dei correttivi da introdurre nella normativa esistente, come indica il PNRR. Per la CIG, o si pensa ad una “struttura di decantazione” di tutti i lavoratori espulsi dal sistema produttivo, attrezzata per gestirli produttivamente, nella fase di transizione da un attività lavorativa all’altra, o servirà a ben poco tenere in vita l’attuale sistema che ha già mostrato i limiti della sua funzione. Chi se ne dovrà occupare? Quale proposta avanza il Governo nel PNRR? Fra le grandi riforme, affrontate nel PIANO, quella del Lavoro manca; e manca perché per affrontarla alla radice si dovranno mettere in discussione i fondamenti del sistema economico del Paese. Ma dopo l’esperienza fatta con la Pandemia, non si può ripartire, senza rimettere in discussione tutto il nostro modello di vita.