DAL RAPPORTO ANNUALE ANTIDROGA EMERGE COME LA PANDEMIA ABBIA INCISO SU ROTTE, TRAFFICI E MODALITA’ DI SPACCIO DELLE SOSTANZE STUPEFACENTI E COME IL WEB STIA ASSUMENDO UN RUOLO SEMPRE PIU’ IMPORTANTE

di Rosario Naddeo

È stata presentata a Roma dal Direttore centrale antidroga, il generale della Guardia di Finanza Antonino Maggiore, la relazione annuale che traccia un quadro riassuntivo delle attività e dei risultati ottenuti nel contrasto ai traffici di droga nel 2020.
Dal rapporto emerge in particolare, rispetto alle annualità precedenti, come anche il narcotraffico abbia risentito degli effetti della crisi sanitaria mondiale connessa alla diffusione del Covid-19. Nella sua realtà di fenomeno transnazionale, il traffico di droga, che, da sempre, ha fatto leva sul commercio legale per dissimulare le proprie attività illecite, è stato inevitabilmente influenzato, almeno nella parte iniziale della pandemia, dal rallentamento globale delle transazioni commerciali.

L’impatto delle misure di contenimento del Covid-19 ha condizionato la coltivazione e la produzione delle droghe e ha reso più difficile procurarsi i precursori e la manodopera necessaria, nonché le movimentazioni e i trasporti delle sostanze, a causa delle restrizioni alla mobilità delle persone e delle merci, sia nelle zone di frontiera e nelle aree di confine, sia all’interno dei Paesi, incidendo, così, anche sulle modalità di distribuzione nei luoghi di consumo; da ciò, è derivato un calo della domanda di stupefacenti, almeno di quelli più ampiamente diffusi. Gli effetti descritti, però, sono stati temporanei e limitati alla prima fase della crisi sanitaria. Le organizzazioni criminali, infatti, hanno dimostrato una straordinaria resilienza e sono state rapide nell’adattare i propri assetti logistici e organizzativi alle nuove dinamiche economiche e sociali determinate dalla crisi, con lo sviluppo di schemi operativi innovativi, sia nella gestione dei grandi traffici, sia nelle attività minute di spaccio. A conferma delle descritte capacità di adattamento e flessibilità di comportamento dalle associazioni criminali, la seconda parte dell’anno ha fatto registrare una forte ripresa delle importazioni di stupefacente nei luoghi di stoccaggio e, soprattutto, verso i Paesi di destinazione finale, inducendo le Forze di Polizia ad innalzare ulteriormente il livello della risposta; ciò ha portato ad una serie di sequestri di straordinaria consistenza, tali da compensare, in misura significativa, il gap iniziale.


A livello nazionale, il bilancio finale delle attività di contrasto sconta, per taluni aspetti, l’anomalo andamento del traffico nella stagione del Covid: decrescono, rispetto all’anno precedente, le operazioni antidroga (-12,80%) e le denunce all’Autorità Giudiziaria (-11,21%). Per le operazioni antidroga, 22.695 quelle effettuate nel 2020, il dato è sostanzialmente in linea con il valore medio degli ultimi dieci anni (circa 23.000 per anno), mentre per il numero delle denunce, in tutto 31.335, pur essendo il più basso nell’ultimo quinquennio, resta ben oltre quota 30.000, lievemente al di sotto della soglia media nella serie decennale. Il dato dei sequestri di droga mostra, invece, nei volumi complessivi, un lieve aumento rispetto all’anno precedente: dai kg 54.771 rinvenuti nel 2019, si è saliti ai kg 58.827 del 2020, con un incremento percentuale del 7,41%, che, per effetto di alcuni ingentissimi sequestri, sembra invertire il trend negativo iniziato lo scorso anno. In termini assoluti, come osservato in occasione della scorsa rilevazione, mancano all’appello circa 60-70 tonnellate di stupefacente rispetto al biennio 2017-2018, anni nei quali i quantitativi di droga sequestrata superavano mediamente le 120 tonnellate. I decrementi riguardano quasi tutte le sostanze, ad eccezione della cocaina, delle droghe sintetiche e delle piante di cannabis.

Relativamente all’hashish ed alla marijuana, continua a registrarsi infatti un andamento in sensibile calo. Se l’anno scorso l’asticella dei sequestri si era fermata a 44,7 tonnellate, nel 2020 è scesa ulteriormente a 29,6 tonnellate, per tali tipi di stupefacenti. In controtendenza, come accennato, il dato relativo alle piante, che mostra invece uno scostamento positivo, essendo raddoppiato il numero di quelle cadute in sequestro (414.396) rispetto all’anno precedente. Nonostante i decrementi descritti, la cannabis resta lo stupefacente più sequestrato nel nostro Paese, rappresentando, da sola, circa la metà di tutta la droga individuata dalle Forze di Polizia, a dimostrazione di un livello costantemente elevato della domanda. Un’analisi più particolareggiata sui prodotti derivati dalla cannabis, nonostante alcuni importanti sequestri, uno di hashish per circa 2,8 tonnellate e tre di marijuana per complessive 1,6 tonnellate, avvenuti nel porto di Salerno nel mese di giugno, e, in mare, nelle acque antistanti i porti pugliesi di Bari, Brindisi e Lecce tra aprile ed agosto, evidenzia una sensibile flessione dei sequestri di queste sostanze nelle acque nazionali ed internazionali, sia dell’area tirrenica che di quella adriatica, con uno scostamento negativo, riferibile alla frontiera marittima, del 69,45%. Nel 2019, la cannabis intercettata in mare e nei porti rappresentava il 29,96% di tutta la droga sequestrata in Italia, nel 2020, invece, l’incidenza è scesa all’8,52%; Continua, viceversa, per il secondo anno consecutivo, il trend negativo nei sequestri di eroina, che registrano una sensibile riduzione (17,17%) rispetto al 2019.


Probabilmente sempre come conseguenza della pandemia, che ha provocato una sorta di “stop and go”, vi è stata una ripresa forte e concentrata delle importazioni provenienti dal Sudamerica (in primis dalla Colombia), verso il nostro Paese, diventato punto di snodo e di passaggio verso altri mercati di consumo, per l’ingresso e il consolidamento, sempre più evidente, delle organizzazioni balcaniche nel network criminale che gestisce questo redditizio traffico di droga
La destinazione finale della cocaina, oggetto di numerose consegne controllate in territorio estero (Francia, Croazia, Montenegro e Slovenia), porta a ritenere valida ed attuale anche l’ipotesi di una sostanziale affermazione nel nostro Paese di compagini criminali etniche, in particolare albanesi e serbo-montenegrine, che hanno instaurato rapporti di stretta collaborazione sia con i cartelli criminali dei produttori, che con i sodalizi più strutturati della criminalità autoctona.


Una specifica riflessione, sia in relazione agli effetti della pandemia che all’entità dei sequestri, deve essere poi riservata alle droghe sintetiche. Il dato dei sequestri mostra un incremento esorbitante (+13.896%), considerando “il peso”, dovuto soprattutto a due rinvenimenti effettuati, nel giugno del 2020, nel porto di Salerno, per complessivi kg 14.005 di amfetamina, verosimilmente destinata a mercati diversi da quello nazionale. Al netto di tali rilevanti episodi, la quantità di droghe sintetiche sequestrata nel nostro Paese appare, tutto sommato, ancora contenuta. E’ importante comunque non “ridimensionare” il fenomeno del consumo, che alimenta l’offerta di queste droghe. In termini assoluti, infatti, anche se si tratta, al netto dei sequestri eccezionali citati, di circa 18.000 compresse e di poco più di kg 100 di stupefacente caduti in sequestro, occorre evidenziare che la diffusione di preparati sintetici, sia stimolanti che depressori del Sistema Nervoso Centrale, cresce, soprattutto tra i più giovani e, ciò, grazie alle potenzialità della “rete” sempre più frequentemente utilizzata per procurarsi le sostanze d’abuso prodotte in laboratorio, così come i medicinali contraffatti o sviati da circuiti legali.

La minaccia, nonostante un progressivo coinvolgimento delle organizzazioni criminali, attratte dalla costante espansione della domanda e dei conseguenti profitti, non è ancora ai livelli delle altre sostanze, ma è ipotizzabile che, già nei prossimi anni, il dispositivo di contrasto debba accrescere la propria capacità di intervento nel territorio virtuale e misurarsi con le sue insidiose modalità di implementazione della domanda, cioè piazze di spaccio digitali, ordini telematici e transazioni via web, che utilizzano, per recapitare lo stupefacente, il sempre più vorticoso sistema delle spedizioni postali tipiche dell’era dell’e-commerce. Nel descritto contesto, le restrizioni sanitarie, imposte dalla pandemia, hanno concorso a creare le condizioni per lo sviluppo di nuove modalità di cessione di modesti quantitativi di questo tipo di stupefacenti, la cui contrattazione avviene on line, avvalendosi delle potenzialità del dark web e del surface web, e la commercializzazione attraverso piattaforme social e consegne a domicilio. Sono state documentate, in proposito, attività di spaccio “porta a porta” svolte da pusher “travestiti” da rider o tramite l’utilizzo del “car sharing” o ancora mimetizzati da runner o da dog sitter per lo spaccio all’interno di parchi o giardini.

È stata presentata a Roma dal Direttore centrale antidroga, il generale della Guardia di Finanza Antonino Maggiore, la relazione annuale che traccia un quadro riassuntivo delle attività e dei risultati ottenuti nel contrasto ai traffici di droga nel 2020.
Dal rapporto emerge in particolare, rispetto alle annualità precedenti, come anche il narcotraffico abbia risentito degli effetti della crisi sanitaria mondiale connessa alla diffusione del Covid-19. Nella sua realtà di fenomeno transnazionale, il traffico di droga, che, da sempre, ha fatto leva sul commercio legale per dissimulare le proprie attività illecite, è stato inevitabilmente influenzato, almeno nella parte iniziale della pandemia, dal rallentamento globale delle transazioni commerciali.
Speculare infine a quello delle droghe sintetiche è il fenomeno della cosiddette Nuove Sostanze Psicoattive, molecole per la maggior parte di origine sintetica ottenute attraverso una costante manipolazione delle strutture chimiche di base di psicotropi già sottoposti a controllo, prodotte con l’obiettivo di immettere sul mercato clandestino sostanze, sottratte ai controlli, perché non ricomprese nelle Tabelle internazionali. Nell’anno in esame, le Forze di Polizia ne hanno intercettate 91, di cui 33 non ancora “tabellate” (principalmente cannabinoidi, catinoni e oppioidi), che si andranno ad aggiungere alle 50 incluse nel 2020 negli elenchi delle sostanze vietate per effetto di appositi provvedimenti del Ministro competente.


Riguardo alle vie di transito della cocaina e dei relativi scali intermedi e finali di approdo, e’ da ritenere configurabile una nuova rotta che, attraverso la regione meridionale del continente europeo, trasferisce lo stupefacente proveniente dal Sudamerica verso gli hub della Grecia e dei Paesi prospicienti al Mar Nero, come la Bulgaria, la Romania e l’Ucraina. È ipotizzabile che tale percorso risponda all’esigenza delle organizzazioni criminali di avvalersi di direttrici più sicure, che consentano di sfruttare contatti collusivi presso i porti di partenza e di arrivo, nonché di disporre di aree di stoccaggio vicine ai luoghi di approdo. In questo contesto operativo, continua a giocare un ruolo decisivo il porto di Gioia Tauro, scalo strategico per posizione geografica e per volumi di merci in transito, che, anche nel 2020, ha consolidato la sua centralità nelle importazioni di cocaina; solo in quell’area, sono state effettuate 24 operazioni che hanno portato al sequestro di 6 tonnellate di cocaina, corrispondenti al 45% del volume complessivo dei sequestri effettuati in ambito nazionale.
L’esame del narcotraffico nella sua dimensione associativa conferma, inoltre, anche per il 2020, che la criminalità organizzata continua a trovare nel traffico degli stupefacenti la sua più remunerativa fonte di finanziamento.


Da un lato, le tradizionali organizzazioni criminali si sono saldate in joint venture transnazionali, che assicurano la produzione e l’approvvigionamento dalle aree di produzione fino ai mercati di consumo; dall’altro, le condizioni geopolitiche, economiche e sociali nelle diverse regioni del mondo hanno differenziato l’operato e i comportamenti dei gruppi criminali locali, che hanno progressivamente assunto modelli organizzativi più flessibili e dinamici, strutturati “in senso reticolare”, divenendo aggregazioni poliedriche non più ancorate solo al territorio o ai fattori subculturali di riferimento. In questo complesso scenario, si rafforza il ruolo egemone della ‘ndrangheta calabrese, che ha conservato una posizione privilegiata nei circuiti globali del narcotraffico, grazie alla presenza di propri segmenti e broker operativi, stabilitisi nei luoghi di produzione e nelle aree di stoccaggio temporaneo delle droghe, non solo sul territorio nazionale, ma anche a livello europeo, con particolare riguardo all’Olanda ed alla Spagna. Le informazioni a disposizione della Direzione confermano la stabilità dei collegamenti della ’ndrangheta, funzionali alla gestione del narcotraffico, con componenti di Cosa Nostra, della Camorra, delle organizzazioni criminali pugliesi, nonché con compagini criminali straniere. Cosa Nostra, in particolare, mostra un rinnovato interesse alla gestione del narcotraffico, evidenziando una persistente vitalità, grazie ad una capacità di adattamento ai mutamenti di contesto e ad un approccio pragmatico al redditizio business criminale.

In relazione alle sempre crescenti esigenze di “mantenimento” degli organici degli affiliati, buona parte dei quali è sottoposta alla detenzione carceraria, espressioni qualificate di appartenenti di Cosa Nostra hanno tentato di recuperare un ruolo di primaria importanza nel traffico delle sostanze stupefacenti. Nell’anno di riferimento anche la Camorra ha proseguito nelle attività di importazione di stupefacenti, sfruttando le proprie basi operative poste in altri paesi Europei, come la Spagna e l’Olanda. Più di altri, ha saputo mediare e collaborare con altre strutture di matrice straniera, espandendo il proprio raggio d’azione in campo internazionale, soprattutto nei Paesi dell’est Europa. Le organizzazioni criminali pugliesi, avvantaggiate dalla posizione geografica sul territorio, a ridosso della sponda balcanica, sono risultate pienamente inserite nella gestione del narcotraffico sulle rotte provenienti dall’Albania. Nel 2020, anche le strutture criminali di matrice etnica hanno continuato a sviluppare una sempre maggiore capacità e autonomia operativa nella gestione del traffico degli stupefacenti, fino alla distribuzione al dettaglio in molte regioni del territorio nazionale. Tra le organizzazioni straniere, è sempre crescente il coinvolgimento delle consorterie riconducibili ai cartelli balcanici, kosovaro-albanesi, nordafricani e sudamericani, in particolare colombiani, messicani e dominicani, nonché quelli nigeriani, i quali, nel loro complesso, sfruttano le comunità etniche insediate nel nostro Paese e in altri dell’Unione Europea, godendo del supporto di una ramificata ed efficace struttura logistica.

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