RECOVERY PLAN LA GRANDE OCCASIONE PER INNOVARE E CAMBIARE L’ITALIA. INVESTIMENTI PER 235,6 MILIARDI DI EURO, MA SOLO DOPO AVER REALIZZATO LE RIFORME DI GIUSTIZIA E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Intervista a Piercamillo Falasca, consigliere al Ministero per il Sud e la coesione territoriale della Ministra Mara Carfagna.

di Rosario Naddeo

Il futuro dell’Italia passa per quelle 269 pagine del PNNR, il Piana Nazionale di Ripresa e Resilienza #NEXTGENERATIONITALIA, meglio conosciuto come Recovery plan, nel quale insieme agli obiettivi generali e alle riforme necessarie vengono indicate le sei missioni che intende compiere. 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività culturale e turismo. 2 – Rivoluzione verde e transizione ecologica. 3 – Infrastrutture per una mobilità sostenibile. 4 – Istruzione e ricerca. 5 – Inclusione e coesione. 6 – Salute. Le risorse disponibili ammontano a 235,6 miliardi così suddivise: 191,5 miliardi del Recovery and Resilience Facility, 31 miliardi del Fondo complementare al Recovery Plan e 13,5 del Programma REACT-EU, lo strumento ponte tra la vecchia e la nuova politica di coesione, teso a finanziare gli interventi più urgenti e assicurare continuità al sostegno alle imprese.


“L’elemento determinante è il metodo del PNNR – dice a riguardo Piercamillo Falasca, Consigliere al Ministero per il sud e la coesione territoriale della Ministra Mara Carfagna – rispetto alla tradizionale programmazione di fondi strutturali europei e quindi anche delle politiche di coesione nazionale e delle politiche di investimenti ordinarie. Il metodo PNNR prevede una tempistica definita, che se non viene rispettata, ha come conseguenza l’impossibilità ad accedere alle risorse necessarie per realizzare gli investimenti. A monte. infatti, abbiamo dovuto costantemente negoziare, confrontarci con la Commissione Europea sui passaggi intermedi di tutte le linee di intervento dei 222 miliardi. Quindi il metodo PNNR è un metodo che noi auspichiamo, come ribadisce spesso la stessa Ministra Carfagna, che venga adottato anche per il futuro. Esso, infatti, dovrebbe diventare lo strumento del buon funzionamento della macchina amministrativa, soprattutto riguardo alla programmazione dell’attuazione degli investimenti, ovvero darsi un tempo e delle clausole di salvaguardia anche penalizzanti, nel caso in cui non dovessero essere rispettati i tempi degli investimenti”.

Piercamillo Falasca

Entriamo ora nel merito del piano, i suoi contenuti, che anche attraverso una serie di riforme, per certi aspetti epocali per il nostro paese, dovrebbero consentire finalmente di ritrovarci in una nazione più moderna, efficiente e competitiva, dove il sud possa colmare lo storico gap con il nord.
“Rispetto al merito, in effetti, stiamo parlando del più grande piano di investimenti che l’Italia ha visto dalla fine della seconda guerra mondiale in poi, anche per lo stesso Mezzogiorno. I dati sono emblematici, stiamo parlando, infatti, di una mobilitazione di risorse che è superiore per i cinque anni che abbiamo davanti a quella messa in campo nel primo decennio dalla Cassa per il Mezzogiorno, anche se le condizioni sono, ovviamente, completamente diverse. All’epoca, infatti, avevamo un paese con una scarsissima dotazione infrastrutturale dovunque.
Ora dobbiamo essere tutti impegnati per l’attuazione del piano, nel rispetto dei tempi, nella riduzione dei conflitti dei contenziosi istituzionali. Questa, dunque, è una partita in cui Stato, regioni, comuni, province, città metropolitane, parti sociali, imprese private, devono provare a remare tutte nella stessa direzione. Perché qui. Al di là di ogni retorica, ci troviamo davvero innanzi ad sorta di whatever it takes della politica economica, industriale, infrastrutturale nazionale. E la essenza di Mario Draghi ha sicuramente aiutato nell’interfacciarci con Bruxelles nel negoziato, nella definizione del piano e sarà molto importante nella prossima fase che dovremo affrontare, che è quella più importante, ma anche la più impegnativa e problematica e che, paradossalmente, è a coto zero, quella delle riforme”.

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi

E questo è sicuramente un punto nodale, fosse solo per il fatto, che queste riforme necessarie, sono attese da anni, ma la politica non è riuscita a trovare quella sintesi, quella coesione necessaria, per la loro attuazione. Non a caso, proprio per il tanto tempo atteso, possiamo oggi parlare di riforme epocali per l’Italia. Fino ad oggi, l’Europa concedeva finanziamenti finalizzati ad obiettivi e settori, il Recovery Plan stabilisce ora, invece, che per ottenere le cospicue risorse disponibili, è inderogabilmente necessario porre mano a riforme, come quella della giustizia e della pubblica amministrazione. Perché questa condizione è così importante, anzi vitale?
“Perché in tantissimi campi, dalle infrastrutture ferroviarie, agli investimenti, alle dotazioni infrastrutturali sociali, dagli asili nido alle scuole, agli ospedali, così come negli investimenti sulla banda larga o di riconversione ecologica, la sovrapposizione di funzioni di poteri, anche dal punto di vista costituzionale tra Stato e regioni, ha negli ultimi decenni rappresentato un ostacolo alla rapida esecuzione ed attuazione delle politiche di investimenti, di lavori pubblici in primo luogo, ma anche in relazione a tutte le politiche di innovazione e digitalizzazione. Questo è un problema strutturale perché noi abbiamo un paese la cui giustizia civile sconta notevoli ritardi. E si tratta dunque proprio di quella chiamata a risolvere i contenziosi che, fisiologicamente ad esempio, si creano tra soggetto attuatore e imprese. Quindi si tratta di fare in modo di poter aumentare il grado di efficienza e di speditezza della giustizia civile, naturalmente sempre tutelando lo stato di diritto.
Lo stesso discorso vale per la macchina della pubblica amministrazione, che si ritrova con personale ormai anziano, senza un ricambio generazionale, a causa dei tanti blocchi al turnover degli ultimi decenni, a cui sono stati destinati sempre meno fondi per consentire la formazione e la riqualificazione professionale. Di conseguenza, in particolare al sud, dove si scontano i ritardi maggiori, abbiamo un’attività progettuale degli enti locali che va rinforzata, proprio in relazione alla loro capacità di partecipare ai bandi pubblici del PRNN, al fine di porli al pari di quelli del centro nord”.


Quello del personale della Pubblica Amministrazione è un altro aspetto fondamentale, perché su esso convergono molteplici aspetti, il necessario potenziamento e svecchiamento delle dotazioni organiche, delle strutture e dei mezzi tecnologici, le modalità di assunzione e collaborazione, con il ricorso a personale a tempo determinato. Ed ancora, gli aspetti contrattuali, la formazione, le nuove professionalità. Tutti argomenti, che hanno aperto anche un dibattito con diversità di vedute e qualche perplessità, sul fatto che una macchina vecchia, non potrà innovarsi, avere quel turnover generazionale, le preparazioni ed i mezzi necessari, che l’operazione Recovery Plan richiede ed in tempi stretti. Del resto, si è sempre detto, che la burocrazia, seppur raffigurata in maniera astratta, è quella, che ha tenuto e tiene fermo il paese. Insomma, c’è un po’ di tutto, dalla paura del nuovo che avanza alla difesa di proprie posizioni apicali.
“E’ chiaro, che quando c’è una riforma come questa, ci sono delle novità anche rispetto alle modalità delle assunzioni pubbliche. Riguardo al ricorso ad assunzioni a tempo determinato, di cui si fa un uso molto diffuso nel privato, ma anche nella PA degli altri paesi europei, esse hanno lo scopo proprio di ringiovanire, di immettere nuove competenze, aprire una nuova stagione, in cui la pubblica amministrazione prova ad attrarre figure che negli ultimi anni non ha intercettato. Soprattutto al sud, vi è una intera classe di giovani laureati e non, che è rimasta ferma per la crisi preesistente e a causa della pandemia. Si tratta di un capitale umano importante, che perdiamo costantemente, ma, che dobbiamo assolutamente cercare invece di mettere a sistema. E non credo, che si sentano disincentivati o meno efficienti, se chiamati a lavorare in un orizzonte temporale. E dando con la riforma una prospettiva di ristrutturazione alla pubblica amministrazione, per queste persone. potrebbero aprirsi anche le prospettive di restare, partecipando ad appositi concorsi”.


Lei è consulente della Ministra Carfagna per il sud e la coesione territoriale. Per vincere questa scommessa del Recovery Plan avremo bisogno proprio di una maggiore coesione territoriale e nazionale.
“La verità è che siamo tutti consapevoli delle difficoltà dell’Italia. Non è, che ci siamo svegliati adesso e pensiamo che l’Italia all’improvviso sia migliore di quella del 2020, come non so, se l’Italia del 1945 era migliore di quella del 1939. Però so, che esistono delle fasi nella vita di una nazione, in cui devi pensare di mettere a disposizione dei cittadini, tutti gli strumenti possibili. Non è un problema di classe politica, ma di classe dirigente ad ogni livello. Quando arriva una stagione come questa, devi mettere da parte la partigianeria, l’interesse di partito, di cassa, di corporazione e provare a salvare il salvabile, perché è di questo che stiamo parlando in questa fase.
Una fase in cui vi sono importanti opportunità, perchè stiamo parlando di un periodo in cui la società mondiale è prossima ad un salto quantico, tecnologico, poiché siamo molto vicini alla fine dell’era del petrolio e, viceversa, vicini ad una nuova stagione di globalizzazione con l’Africa. Tutte sfide che possono vedere il nostro paese protagonista ed il sud in particolare. Se sappiamo ripensarlo, cioè se abbiamo un Mezzogiorno che guarda al suo mare Mediterraneo e non alle sue spalle. Quindi, con una nuova stagione di centralità della portualità meridionale. Un serio investimento sulle connessioni intercontinentali. Una nuova capacità attrattiva degli investimenti esteri, come una nuova capacità commerciale nei confronti dell’Africa e dell’Asia. Poi, naturalmente, c’è tutta la partita della transizione ecologica, che oggi, non vuol dire banalmente tutela dell’ambiente, ma proprio, porsi sulla frontiera di un mondo post petrolio. Quindi, devi porti la domanda, se vuoi essere un paese che si pone su quella frontiera o vuoi continuare a rincorrere il futuro. Questa, in definitiva è una partita importantissima, dove potremo anche fallire tutti, ma è una partita, che dobbiamo giocare tutti insieme, perché lo stesso governo Draghi, per quanto voglia durare, occuperà in ogni caso un tempo limitato, rispetto al dossier Recovery Plan, che inevitabilmente. resterà aperto sul tavolo dei prossimi governi”.

 

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