EURO 2020 – CHIESA NON SI FA PREGARE ALL’APPUNTAMENTO CON LA STORIA. L’ITALIA DI RIGORE VERSO LA CONQUISTA DELL’EUROPA DOPO 53 ANNI

Nel calcio alza le coppe e si aggiudica i campionati chi vince le partite, chi fa un gol più dell’avversario, non è come nel pugilato, che si può assegnare una vittoria ai punti, ma dove non raramente chi è stato suonato per interi round, ma ha avuto la forza di stare in piedi con un sol potente e secco pugno stende l’avversario e vince il match. E’ questa se vogliamo è la lieta novella di Italia Spagna, dove un po’ a sorpresa la nazionale iberica, che soprattutto nella fase a gironi aveva stentato ed aveva guadagnato la semifinale a suon di supplementari e rigori, per una sera sembrava essere ritornata quella che un decennio addietro vinceva tutto, pur non potendo contare su gente come Iniesta, Piquè e compagni.

Ma aver avuto un grande possesso palla e messo in condizione l’Italia di non poter giocare ma di poter contare solo su qualche errore di un singolo per andare a rete e sulla bravura di qualche individualità come Chiesa, non è comunque bastato, anche perché alle attuali furie rosse, manca forse un attaccante, tipo quel Benzemà eterno protagonista del campionato spagnolo, ma di nazionalità francese. Giocare bene dunque non sempre fa raccogliere frutti, come ben il Sarri alla guida del Napoli, e come sa l’Atalanta di Gasperini che avrebbe di certo meritato di vincerlo uno scudetto. E come sanno nazionali come quella olandese di Cruiff che pur giocando meglio di tutti, disputò due finali mondiali ritrovandosi con un pugno di mosche in mano. Cero i rigori sono sempre una lotteria, ma anche lì occorre freddezza, quella che gli spagnoli hanno avuto contro la Svizzera ma perso con l’Italia, a parte la bravura di Donnarumma. Poi c’è quel dna dell’Italia, che proprio come un pugile, quando c’e’ da soffrire non si tira indietro, del resto anche nell’82 soprattutto col Brasile, non fu una passeggiata e sapemmo anche lì resistere alle folate di Falcao e compagni per poi dare legnate con Pablito Rossi. E ieri l’Italia di Mancini ha si stretto i denti, ma è innegabile che ha avuto la capacità di avere grande attenzione nel cogliere quelle seppur poche occasioni che inevitabilmente un gioco così corale ed offensivo degli spagnoli avrebbe statisticamente offerto.

E si sa la sofferenza tempra e fa più forti, ed ora conta davvero poco sapere chi sarà l’altra finalista. Certo giocare nello stadio per eccellenza della nazionale inglese, che non vince nulla dal lontano 1966, unico successo e guarda caso guadagnato in casa nella finale mondiale con la Germania, qualcosa concede ai padroni di casa. Ma considerato quanti italiani vi erano ieri sera allo stadio contro la Spagna, non è detto che il fattore campo aiuti Kane, Sterling e compagni. Del resto si farebbe un errore al contrario se si considerasse la Danimarca avversario più debole. Ma questi sono pensieri che certamente non attecchiscono nella mente di Mancini, conscio che aver superato un ostacolo come quello di ieri sera accresce di molto stima nei propri mezzi. Il Ct azzurro ora tende soprattutto a fare la conta degli uomini acciaccati o in debito di energie, al fine di mettere in campo la formazione più competitiva.

Quel che conta ormai è alzare quel trofeo continentale per nazioni che manca ormai da ben 53 anni quando i beniamini azzurri che vinsero quella finale, giocata due volte con la Jugoslavia, si chiamavano Anastasi, Mazzola, Rivera, Facchetti, Zoff, Juliano, Burnich, Guarneri, Castano, Prati, Rosato, Salvadore, Riva, De Sisti, Ferrini e Domenghini e l’allenatore era Ferruccio Valcareggi.

capitan Facchetti alza la coppa europea conquistata nel lontano 1968

Ora a Donnarumma, Di Lorenzo, Bonucci, Chiellini, Emerson Palmieri, Verratti, Jorginho, Barella, immobile, Insigne, Chiesa e a quanti altri dovessero scendere in campo sabato sera, toccherà scrivere il loro nome nella storia insieme a colui che dalle ceneri della mancata qualificazione ai mondiali del 2018 ha saputo plasmare un gruppo coeso e vincente, a due partite dall’ultimo record da battere quello dell’imbattibilità, siamo a 33, due gare più su, c’è proprio quella Spagna, battuta con tutto l’onore delle armi.

Rosario Naddeo

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