A PROPOSITO DI GIUSTIZIA GIUSTA ….

In occasione della presentazione del libro di Giovanna Sannino “Non sempre gli incubi svaniscono al mattino” presso la Fondazione Its Bact di Napoli, ho provato una immensa gioia, non solo nel partecipare ad un evento che ha visto protagonista una giovane talentuosa e virtuosa, perché dotata anche di sani e solidi principii e sentimenti, ma anche nel ritrovare, nell’affollato ed “inusitato” parterre, alcuni compagni della “vecchia guardia”, a me particolarmente cari: a parte i fratelli Salvatore e Pasquale Sannino (l’uno padre dell’autrice, l’altro zio), ho rivisto Felice Laudadio, Felice Iossa, Roberto De Masi, Nello Savarese, per citarne alcuni, con i quali ho rivissuto momenti lontani della nostra gloriosa storia, ed ho condiviso, nel racconto, anche momenti attuali, nel senso che, avendo essi, da autentici socialisti, conservato intatte ed “immuni” fede e passione, generosità e disponibilità, operano al Servizio del Partito( scusatemi! so che oggi questo termine non è del tutto appropriato, ma non so definire la nostra comunità diversamente!), nel riproporlo in veste nuova ma ben radicata nel suo passato “senza tempo”; offrono​ la loro esperienza e competenza per far crescere il Partito e per innalzare la nostra bella città a capitale del Sud, consapevoli delle innumerevoli potenzialità che Napoli possiede e, nel contempo, lucidamente coscienti delle enormi difficoltà con cui dover fare i conti a causa della decennale disastrosa, giustizialista e fallimentare amministrazione De Magistris. Lodevole è il loro incessante impegno, insieme a quello di altri valorosi compagni, presenti in terra campana e sul territorio nazionale, nel far emergere le “peculiarità territoriali”, nel rafforzare la democrazia nel nostro Paese, nel rinvigorire il primato della Politica, nel fare dell’Italia, interlocutrice privilegiata e protagonista indiscussa in Europa e nel mondo, in perfetta sintonia con la politica dell’eccellente premier Draghi.

Prima ho definito “inusitato” il parterre presente alla presentazione del libro, per la massiccia rappresentanza di giovani e di donne, categorie di solito poco partecipative e, direi, disinteressate al mondo ed ai temi della politica. Lì, non solo erano presenti, ma molto attenti e “curiosi” agli argomenti​ che sono, naturalmente, scaturiti in sede di dibattito e di narrazione: il tema “giustizia” in primis, brillantemente dibattuto dal prof. Felice Laudadio, poi ripreso altrettanto efficacemente da Felice Iossa e,infine, espresso “plasticamente” e con grande dignità da Salvatore Sannino, il protagonista del libro di sua figlia, clamorosamente vittima di una “mala giustizia”.

È stato un bell’incontro, un evento “felice”, che presuppone sviluppi altrettanto felici ai fini della rinascita socialista, repubblicana e democratica; ai fini del proselitismo, con l’avvicinare alla “politica” quelle categorie sociali più distanti e meno motivate, come giovani e donne, spesso dimenticati dalla politica più recente; ai fini del sostegno al governo Draghi, non solo appoggiando le sue scelte mirate, ma avanzando proposte tese a colmare i vuoti ed i disastri di una politica “insensata” ed improduttiva, perpetuata dai governi precedenti contro i reali interessi ed i bisogni del Paese.

Colgo l’occasione per congratularmi con Claudio Martelli per l’intelligenza, la competenza e la tenacia con cui si è speso nel portare avanti il discorso sul “Monocameralismo”, maturato e, naturalmente, confluito in una proposta di legge da lui stesso presentata.

In virtù di quanto qui sopra detto, dobbiamo tutti impegnarci ad operare con onestà intellettuale e con cultura politica, con coerenza e con fermezza, tenendo sempre fissi gli interessi del Paese e della nostra Napoli, i bisogni imprescindibili della Comunità nella sua molteplice composizione ed espressione, con un riguardo speciale al Mezzogiorno, non più inteso come “malato cronico”, bisognoso di assistenza, ma come motore della ripresa economica, sociale e culturale dell’Italia nella sua interezza. Questo è il momento della ripartenza! l’Europa ci guarda “con occhi speciali”!

Non posso trascurare un accenno al tema “giustizia”, tanto sentito e dibattuto da noi liberalsocialisti democratici e repubblicani.

L’esercizio della giustizia è il segno di una civiltà, di un certo livello di elaborazione dei valori e dei principii etico-morali diffusi in una comunità politica. Mi riferisco ai “diritti inviolabili” secondo l’art. 2 della nostra Costituzione, ” che la Repubblica riconosce e garantisce alla persona sia come singola, sia nei gruppi sociali dove si esprime la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Questo è il testo dell’art.2, collocato non a caso dopo la dichiarazione del fondamento democratico della Repubblica. La norma costituzionale rivela la natura prioritaria dei diritti dell’uomo rispetto allo Stato. Quando ci si riferisce ai “diritti della persona” si intendono i diritti intrasferibili che proteggono e tutelano “la persona fisica” come tale, nei suoi aspetti e nelle sue manifestazioni (diritto alla vita, al nome, alla dignità, all’onore, alla propria immagine, ecc….). La Costituzione italiana, rompendo con la tradizione giuridica passata(intendo quella delle rivoluzioni borghesi dell’Europa continentale della fine del XVIII secolo), fa propria una concezione tipica del diritto anglo-americano: assolutezza ed inviolabilità non sono più attribuzioni di organi istituzionali, ma diventano connotato fondamentale dei diritti dell’uomo, dei valori e della dignità umana, facendo prevalere la tesi della parità assiologica tra diritti di libertà e diritti sociali. Il riconoscimento dei diritti al singolo, come tale, è diretto a proteggere i soggetti da qualunque interferenza di un potere che re prima la sua persona e che violi la sua dignità. Tale tesi tende alla garanzia degli uomini in quanto membri della società.

L’individuazione dei “diritti inviolabili” è da collegarsi certamente alle quattro “libertà essenziali”: libertà personale, libertà di domicilio, libertà di comunicazione e, non ultimo, diritto alla difesa. Nelle democrazie pluralistiche moderne la “libertà”, così come intesa nello Stato Liberale, si configura come autorealizzazione dell’individuo nel complesso delle sue potenzialità di espressione (civili, politiche, economico-sociali e culturali) ed è “inviolabile”, nel senso che non deve subire ingerenze altrui, ne tantomeno aggressioni e violenze, come “gli arresti”, senza la certezza della colpa. Il che non significa “impunità”. Quando da un giusto processo emergono le colpe, queste vanno scontate. Noi diciamo che applicare la legge è un conto, la demagogia forcaiola è un altro! La deriva giudiziaria va evitata perché imbarbarisce gli uomini, distrugge la vita, invade tutte le sfere della convivenza civile.

Il ddl Cartabia, approvato venerdì sera 09/07 s.u. in seno al Consiglio dei Ministri, passerà alla Camera, dove ci si augura venga approvato salvo “impennate di autocastrazione a cui certi partiti si sono votati”.

Il suddetto DDL disciplina in maniera organica il metodo della “giustizia riparativa” nel rispetto della direttiva europea, nell’interesse sia della vittima che del reo. Tale disegno di legge delegherà al Governo la riforma della giustizia per ottenere i finanziamenti europei del Recovery Fund.

La grossa novità è costituita proprio dall’aver reso operativa “la giustizia riparativa” su base volontaria, con il consenso informato e libero della vittima e del reo e con la valutazione positiva del giudice sull’ efficacia del programma in ambito penale.

Non mi dilungo sui vari aspetti positivi del ddl: dal resettare la durata delle indagini preliminari, ai riti alternativi agli arresti per una condanna entro i 4 anni di pena; l’aver stabilito, in base alla natura dei processi penali, i termini di prescrizione; ed altro….

È compito degli esperti in materia approfondire la discussione su tali argomenti. A me preme soffermarmi sul punto centrale della “giustizia riparativa”: essa restituisce attenzione alle dimensioni umane e sociali che investono il reato, tiene conto della dignità della persona e dei suoi diritti inviolabili, in ossequio alla Costituzione. Senza questa sostanziale novità la pena non è altro che punizione. Inoltre è importante rilevare che la “giustizia riparativa” non si applica solo nel processo penale, ma nei diversi conflitti che possono nascere in seno alla comunità, dalla famiglia alla scuola, al mondo del lavoro. Essa è indirizzata alla “sublimazione del dolore”, al recupero del reo, a restituire più che a privare, ad accogliere più che a rifiutare. Ciò non significa “scorciatoie verso l’impunità”!

Ci si avvia verso una visione ed una pratica della giustizia più umana, meno forcaiola, che rispecchia il nostro “modello di giustizia”.
“Il vaso è aperto!” Non rimane che proseguire sulla strada intrapresa per il pieno conseguimento della “giustizia giusta”, così come suggerito e delineato dal compagno Claudio Martelli nel suo editoriale del numero 6 dell’Avanti! Insistendo sulla necessità di sciogliere l’ANM, politicizzata e clientelare, morbo mortale della magistratura, convinti che non si può prescindere da tale “epurazione”, se si vuole riformare il CSM e ridargli autonomia ed autorevolezza.

Da tempo conduciamo questa battaglia, sofferta sulla nostra pelle. Una battaglia di civiltà, com’è nostro costume, che ci vede interpreti delle istanze dei cittadini in materia di giustizia, vessilliferi di libertà e di uguaglianza, nei cui valori ci siamo sempre riconosciuti.

Francesca Frisano

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