POMIGLIANO E’ GUERRA AL SETTORE EDILIZIO

Da quasi un anno la città vive un vero e proprio dramma nel settore strategico dell’edilizia, determinato anche dallo stravolgimento al vertice dell’ufficio tecnico del comune, che sta dando una diversa interpretazione delle norme in essere e con le quali tutti hanno edificato in questi anni.

La vicenda è lunga e articolata, ma si può riassumere in pochi punti essenziali.

Per far questo dobbiamo ritornare al 2005 quando sotto l’egida dell’allora sindaco Michele Caiazzo, fu varato un nuovo piano regolatore. Ancora per poco vigente, esso consente, tra l’altro, le sopraelevazioni in sagoma in zona territoriale omogenea B1, fino a 10.50 ml. L’unica limitazione posta fu nel numero di unità immobiliari che non avrebbe dovuto essere incrementato. La domanda che nasce spontanea e’: “come mai chi aveva una casa ad un solo piano avrebbe potuto elevare due piani (in centro storico tre), per restare da solo in quel edificio?”. È evidente che si trattava di un artificio proiettato ad una futura sanatoria. Dal 2005 parte quello che sta passando come lo scempio edilizio di Pomigliano. Ci sembra il caso di rimarcare che il dirigente dell’ufficio tecnico all’epoca dell’entrata in vigore della variante al PRG, era l’architetto Casalvieri. La circostanza è di non poco conto atteso che adesso è lo stessa architetto Casalvieri, l’attuale dirigente dell’ufficio tecnico da cui dipendono i permessi in giacenza, che sono la vera questione sulla quale è il caso di concentrare l’attenzione.

Nel 2007, con l’amministrazione Della Ratta, che si succedeva a quella Caiazzo alla guida del comune, andò in vigore anche il PUA per il centro storico. Si individuarono, in basa alla classificazione, gli edifici che avrebbero potuto beneficiare dell’aumento volumetrico. Intervenne poi, nel 2009, il “piano casa Bassolino”, all’epoca governatore della Campania (in quell’occasione il comune si sarebbero potute individuare, entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge, le aree nelle quali vietare l’applicazione della stessa) e, nel 2011 con le modifiche al testo originario volute da Caldoro, si è dato corso agli incrementi volumetrici, del 20% o 35%, a seconda dei casi, anche ai volumi edificabili. Alla fine senza addentrarci troppo, anche da un’unica unità immobiliare, grazie al combinato tra norme del PRG e del piano casa, si poteva effettivamente ergere un palazzo. L’ incremento edilizio degli ultimi dieci anni, fa riferimento a questo quadro normativo.

Dal 2011 al 2020, con la giunta Russo , in base a queste norme, sono stati rilasciati oltre 1000 permessi edili e tantissimi palazzi nuovi di zecca sono spuntati in città. È evidente riscontrare, che oggi, tra “sopraelevazioni in sagoma” che, di certo, celano la realizzazione di centinaia di appartamenti, e interventi effettuati con il piano casa che consentono, legittimamente, l’aumento di unità, è avvenuto un notevole incremento di unità abitative senza apportare i giusti interventi sul territorio, tali da consentire una vivibilità pari almeno agli standard precedenti.

Ma veniamo alla problematica di oggi. Per 10 anni si è edificato con i principi appena sintetizzati. Con le elezioni del 2020, il nuovo assetto del comune ha cambiato giunta e consiglio comunale e c’è stata una netta inversione di tendenza anche nell’indirizzo urbanistico. L’attuale dirigente, l’architetto Casalvieri, dà notizia di questi giorni , ha implementato il suo staff facendo riferimento ad alcuni collaboratori e professionisti che, nel loro legittimo esercizio della loro funzione, hanno edificato a Pomigliano con gli stessi criteri progettuali seguiti da tutti i tecnici negli ultimi anni e per i quali sono in corso indagini giudiziarie.

Al di là di questo ci sono i circa 100 permessi che sono stati congelati in attesa che il nuovo dirigente ne dia opportuna “definizione”.

Quello che preme rilevare però è l’indirizzo politico relativo alle pratiche giacenti.

In realtà in un post molto azzardato, l’assessore all’urbanistica, arch. Iovine, su facebook, ha esortato (tralasciando la giurisprudenza che chiarisce che tale circostanza non è applicabile alle leggi speciali), ad invocare l’istituto del silenzio assenso. Secondo tale principio, gli imprenditori potrebbero costruire tranquillamente, senza aspettare provvedimenti espressi dall’ufficio tecnico. Ma come gli imprenditori, già bloccati con i permessi alla mano, potrebbero intraprendere le costruzioni, investendo capitali, in una situazione così precaria?

Nel frattempo dunque si assiste ad una situazione per cui, al di là della legittimità o meno della commistione tra piano casa e piano regolatore, chi ha già costruito e ultimato è da ritenersi fortunato, chi non ha costruito e magari ha solo iniziato si vede il cantiere o il permesso bloccato. Milioni di euro in fumo, centinaia di operai disoccupati, investimenti al vento e chi ha dato un anticipo per l’acquisto di un immobile si trova senza soldi e senza casa.

Nel 2018 è stato nel frattempo, approvato il preliminare del nuovo PUC che ai sarebbe dovuto adottare entro il 30 giugno, con l’introduzione delle misure di salvaguardia. Queste restrizioni, saranno applicate anche ai permessi giacenti?

Qui c’è il nocciolo focale dell’assurda situazione che si è venuta a creare.

Gli imprenditori che hanno, già da anni, presentato i progetti, lo hanno fatto sulla scorta di tutti quelli che erano stati i presupposti per i quali erano stati concessi tutti i permessi dell’ultimo decennio. Questi imprenditori, hanno comprato terreni, fatto progetti, assunto persone e cosa di non poco conto, venduto come spesso capita già ad ignari acquirenti, case sulla base del progetto.

Perché l’ufficio tecnico è stato fermo un anno? Sapeva che poi arrivando le clausole di salvaguardia si sarebbero bloccati tutti i permessi? Non si potevano dare, come hanno fatto per anni i permessi sulla base degli indirizzi dell’ultimo decennio e poi imporre le nuove regole?

Ci sono imprenditori disperati per gli investimenti bloccati e per aver dovuto licenziare parte del personale. Ci sono cittadini che hanno pagato già lauti anticipi che aspettano la restituzione degli oneri per venire in possesso dei loro soldi. Ci sono tanti fabbricati sequestrati su presupposti ancora da chiarire e sulla scorta di indagini ancora in corso.

Sappiamo infine che ci sarà tra poco una sentenza a cui i tecnici del comune guardano con molta attenzione. Bene, per questo contenzioso, ci risulta non esserci stata alcuna consulenza tecnica d’ufficio ordinata dal Tribunale Amministrativo; le uniche indicazioni potrebbero essere pervenute al TAR dall’attuale dirigenza dell’ufficio tecnico il cui “pensiero” in merito all’applicazione delle norme vigenti, è ormai chiaro!

Ci chiediamo a chi giovi questa vera e proprio guerra dichiarata dal comune nei confronti di cittadini e di imprenditori locali che, se hanno sbagliato per circostanze non “tecniche” devono essere assolutamente condannati, ma se hanno sbagliato per aver applicato le norme tecniche onestamente devono, avere maggior tutela e rispetto.

Infine visto che, come ampiamente descritto, queste norme sono state avallate dall’architetto Casalvieri, come può oggi avere idee, soprattutto sul concetto di sopraelevazione, così diverso dal 2004? Cosa è cambiato? Peraltro cosa di non poco conto, la suddetta dirigente ha vinto una causa per mobbing contro la precedente amministrazione ergo nei giudizi per avallare quanto licenziato negli ultimi dieci anni, potrebbe essere in conflitto di interesse?

Fermo restando che aspetteremo le pronunce della magistratura, è evidente che in questa faccenda paradossale manca la politica. Politica che si nega anche agli imprenditori che più volte hanno richiesto al sindaco ed agli uffici tecnici, un incontro.

Proprio a tal riguardo, quindi per capire il loro stato d’animo ci siamo rivolti agli avvocati Massimiliano Panico e Ezio Zuppardi, legali dell’Acep Associazione costruttori edili di Pomigliano d’Arco.

Cos’è l’A.C.E.P.?

L’Associazione Costruttori Edili di Pomigliano d’Arco è stata costituita il 9.4.2021 per salvaguardare le imprese operanti sul territorio di Pomigliano in una fase di grande incertezza e di crisi del settore immobiliare.

Incertezza e crisi a cosa sono dovuti?

Dal mese di dicembre 2020 sono stati eseguiti diversi sequestri di cantieri edili, per motivi legati principalmente all’interpretazione del piano regolatore e della legge regionale sul c.d. Piano Casa, dal calcolo del volume edificabile alle distanze dai confini, ecc. Il tutto accompagnato da una campagna di disinformazione che è giunta a pubblicare sulle pagine dei giornali il contenuto di informative coperte dal segreto istruttorio.

Perché parla di crisi? Non si tratta di casi singoli?

Ad oggi gli immobili sequestrati sono circa trecento, ma se si estendessero a tutti i cantieri in corso ed ai fabbricati già ultimati e venduti i parametri attualmente applicati dall’amministrazione comunale arriveremmo probabilmente a numeri molto maggiori. Questo ha comportato la paralisi del settore immobiliare, con tanti imprenditori che vedono i loro investimenti a rischio, per un cambio di indirizzo interpretativo della normativa urbanistica ed edilizia del tutto ingiustificato.

Può fare qualche esempio?

La contestazione più grave è forse quella relativa al calcolo del volume edificabile: nonostante la prassi seguita da professionisti, costruttori ed Ufficio Tecnico del Comune di Pomigliano d’Arco sia stata confermata da pronunce del TAR, l’attuale Amministrazione ha totalmente stravolto tale parametro, sostenendo che la volumetria assentibile dovesse essere determinata in modo molto più restrittivo, e l’ha fatto retroattivamente, ritenendo di applicare il nuovo criterio di calcolo anche ai cantieri in corso ed alle richieste di permesso di costruire già presentate.

È così grave? Sembra un problema di natura meramente tecnica

Non lo è: ridurre arbitrariamente la volumetria edificabile incide in modo significativo su tutti gli interventi edilizi, andando a stravolgerne la convenienza economica ed a incidere su accordi e contratti già conclusi.

Cosa ha fatto l’A.C.E.P. finora?

Forte della rappresentanza di oltre quindici imprese operanti sul territorio, l’associazione ha chiesto al Sindaco del Comune di Pomigliano d’Arco ed a tutti gli uffici coinvolti di istituire un tavolo tecnico o altra forma di interazione con l’Amministrazione, al fine di consentire la definizione delle pratiche amministrative e degli interventi edificatori in corso e valutare l’impatto delle nuove linee interpretative sulle attività già concluse

Qual è stata la risposta del Comune?

Il silenzio assoluto, al pari di quanto accaduto con le rinunce agli interventi edilizi formulate da alcuni associati, con richiesta di restituzione di oneri e costi di costruzione già versati: non solo non c’è stata risposta, ma addirittura i relativi debiti non sono stati nemmeno appostati in bilancio, pur trattandosi di diverse centinaia di migliaia di euro.

Ed ora cosa intende fare?

Il Comune di Pomigliano d’Arco sta adottando il nuovo Piano Urbanistico Comunale, in base a linee guida che in parte non condividiamo, così come non condividiamo l’atteggiamento persecutorio assunto nei confronti di un settore già così provato dalla pandemia: visto che non c’è disponibilità al confronto, adotteremo ogni iniziativa idonea a salvaguardare le imprese associate ed a consentire il rilancio dell’edilizia pomiglianese.

La domanda a questo punto nasce spontanea: a chi giova tutto cio’?

Lascia un commento