AMMINISTRATIVE A NAPOLI

Felice Iossa, Presidente Associazione Amici dell’Avanti.

Intervista al dott. Felice Iossa

Nato a Pomigliano d’Arco classe 1949 è un politico ed imprenditore italiano di ideologia socialista. È stato deputato del PSI nella  X (19871992) e nella XI (19921994) legislatura, nonché sottosegretario di Stato all’industria, commercio ed artigianato (1994), oltre ad altri incarichi politici e amministrativi locali. Attualmente è il responsabile dei riformisti liberali che fanno capo a Claudio Martelli e che si stanno organizzando in circoli “dell’Avanti” per fornire un contributo fattivo al discorso democratico nel Paese.

Ex Sottosegretario Felice Iossa

Onorevole innanzitutto come sta? Ultimamente si sta dando da fare con una forza notevole sia sui social sia sui giornali; segno che la politica necessita di chi ha competenza da trasferire ai giovani?

“Sto bene grazie e sono in piena forma. Oltre all’Avanti nazionale, che sotto la mirabile direzione del Direttore Claudio Martelli esce ogni mese (contiamo presto di farlo diventare un settimanale), usciamo ogni giorno con articoli sul nostro sito “www.avantinapoli.it” visitato quotidianamente da migliaia di utenti che leggono in nostro giornale. Lo stiamo facendo per amore della storia, per riallacciare i fili di una grande storia socialista, spezzata da un giustizialismo senza precedenti, da una  falsa rivoluzione che ha distrutto i partiti del ‘900 e che oggi fa sentire i giovani smarriti non avendo più grandi ideali, principi e ideologie da seguire. Stiamo proponendo un nuovo socialismo liberale con uno spirito repubblicano trattando i temi più importanti del momento: dalla riforma costituzionale possibile dopo il taglio dei parlamentari, ad una nuova regolamentazione dei partiti secondo il dettato costituzionale; abbiamo proposto una riforma della giustizia “giusta” e siamo pronti a sostenere il referendum perché sull’argomento sembra che l’iniziativa del governo si stia indebolendo anche grazie all’iniziativa di Conte che cerca una rivincita impossibile. Anche perché se tocca Draghi, tocca l’Italia. L’accordo Grillo/Conte rappresenta il peggio della politica, essendo stato raggiunto sulla base del nulla, sulla conservazione di quel po’ di potere che potrà restare nelle mani di un “Movimento 5Stelle” che vedo in disfacimento progressivo.

Noi speriamo di trasmettere alla nuova generazione i valori che sono tipici del socialismo, partendo dall’ambiente fino ad arrivare alla riforma del sistema produttivo italiano. Il dopo pandemia deve essere gestito in modo globalizzante; lo Stato deve ritornare ad essere soggetto regolatore del mercato, proprio per evitare storture che la pandemia ha creato. Dal Governo Draghi ci aspettiamo queste riforme che mettono in sicurezza il Paese”.

Parliamo delle prossime elezioni amministrative. Come riformisti avete appoggiato Manfredi, che però è unito con varie forze alcune di dubbia provenienza, in ampio stile laboratorio “PD-Movimento”. Il “must” di questa accozzaglia sembra essere: “Purché si vinca”… ma vi è convenuto?

“Sono stato molto critico con il metodo utilizzato dal PD e dal Movimento 5 Stelle per la scelta del Sindaco di Napoli. Noi avevamo chiesto le primarie e avevamo ottenuto nell’interpartitico di trovare un candidato unico da individuare in una personalità di alto valore e voluta da tutti. Invece l’iniziativa di PD e Movimento ha svilito l’interpartitico, anche per andare contro il governatore De Luca e hanno deciso autonomamente. Da uomo di sinistra e vero riformista, conosco personalmente Manfredi, figlio di socialisti, che mi ha fatto una buona impressione da riformista vero; del resto basta leggere l’intervista che ha rilasciato proprio sull’Avanti per rendersi conto che è un riformista; il problema rimane la mancanza assoluta, a tutti i livelli, di un confronto vero sui programmi che sono il vero “vulnus” su cui si deve sviluppare il nuovo progetto per Napoli.  Ad ottobre, Napoli sarà una polveriera e non serve e non basta un uomo solo al comando. Non è sufficiente vincere una elezione se poi non si riesce a gestire la città e le varie città metropolitane. La provincia di Napoli sembra una colata di abusivismo dove ogni comunità ha perso la propria vocazione. Napoli città invece ha nei quartieri un degrado, una, povertà, una delinquenza che rappresenta un mix potenzialmente esplosivo. Ci vuole quindi una grande squadra; i partiti devono stare un metro indietro, ma ci vogliono grandi professionalità. Al momento assistiamo solo ad una grande rissa che non può essere prodromica di grandi cose”.

Cosa pensa di Maresca?

Abbiamo intervistato sull’Avanti il magistrato Maresca che ci fece una grande impressione.  Ottime idee sulla riforma della giustizia, sul ruolo del magistrato, sulla divisione delle carriere e mi aspettavo da parte sua che mantenesse il piglio di una coalizione civica. Alla fine poi è diventato invece il candidato del centro destra e per vocazione, nonostante lo ritenga assolutamente una persona di indubbie capacità, non posso che guardare a sinistra, essendo stato uno dei fondatori del Partito Democratico, che poi ha deluso le mie aspettative. Non voterò mai liste del centro destra”.

Perché non con Bassolino?

“Antonio Bassolino è stato per tanti anni un punto di riferimento e un fondatore del Partito Democratico. Il partito, diciamo, che ha deluso entrambi. La posizione riformista si è molto indebolita. Ma la cosa che “non se ne scende” del PD è proprio l’abbraccio mortale con il Movimento 5 Stelle. In quanto ad Antonio, pur riconoscendo la sua grande esperienza, ritengo che pur capendo il suo rammarico nei confronti del PD, uno che si dichiara comunista non ha cittadinanza nel terzo millennio. Spazio ai giovani”.

Onorevole ci può dire come mai non si sente parlare di programmi? Cosa vorrebbe dire ai contendenti? Quali sono, dall’alto della sua esperienza e della sua saggezza, i paragrafi fondamentali che devono essere trattati per recuperare la nostra bella città?

“Penso che Napoli ha grandi problemi. Basta guardare i quartieri. Bisogna riformare i consigli di quartiere, dando loro un potere effettivo. Io insieme ad altri esponenti politici presentammo una proposta per ridisegnare sia Napoli sia la città metropolitana. Allora pensavamo che Napoli dovesse essere come Parigi. Si dovevano predisporre 5 città (la città collinare, la città centrale, la città settentrionale, la città orientale e la città flegrea). La città metropolitana era stata creata proprio per portare una delocalizzazione politico-amministrativa per le gestioni delle singole peculiarità territoriali e per la trasformazione del territorio, puntando sul verde e sulle industrie più efficienti.

Oggi invece assistiamo al vero fallimento dei presupposti alla base della Città metropolitana; per come è gestita e per come funziona, non può continuare. Ha fallito nel compito di riformare l’area metropolitana ed è oggi solo un centro di debito.  Si impone una necessaria riorganizzazione”.

Napoli: come si augura di vederla tra 15 anni?

“Napoli la voglio vedere come nuovo punto di riferimento del Mezzogiorno e capitale del Mediterraneo essendo la città più grande che insiste in questa parte del mondo e che affaccia sul mare. Perché non utilizzare questo punto strategico che può vederci ancora al centro del “mare nostrum” non solo per le importazioni ma anche per esportazioni di tutti i prodotti  “doc” che si producono nel nostro territorio?

Il Mediterraneo deve tornare a parlare napoletano. Abbiamo un‘occasione straordinaria con il Recovery Fund, possiamo recuperare la centralità persa negli anni; ci vuole però un sussulto da parte di tutti. Siamo un territorio di 20 milioni di abitanti, Napoli potrebbe diventare la capitale trainante di questo percorso di rinnovamento, che però deve avere come protagonisti soprattutto i giovani e le donne”.

Il ruolo dei riformisti in questo processo?

“Ci impegneremo a riportare il buono della storia e delle competenze che ha espresso in ciò che deve essere il futuro. Il riformismo è la risposta per adeguare il momento ai tempi e con la nostra azione cerchiamo di portare avanti un ragionamento di novità nel solco dei grandi padri della storia repubblicana puntando sulle nuove generazioni che, se ben guidate, possono far diventare Napoli la capitale del Sud ed il Sud il traino del mare nostrum del Mediterraneo”.

Di Felice Romano

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