QUESTIONE EDILIZIA A POMIGLIANO: IL TEOREMA CHE NON C’E’

 

di  Felice Romano

Et qui vivunt, videbis!

Pomigliano d’Arco, ridente cittadina alle falde del Vesuvio, sembrava avesse fatto i conti con la Camorra, risolvendoli, alla inizi  degli anni ‘90 allorquando, la giunta fu sciolta e furono arrestati i vertici dell’organizzazione e anche il Sindaco, che  dopo 12 anni di persecuzione giudiziaria è stato assolto perché “il fatto non sussiste”.

Abbiamo vissuto, fino a ora, anni relativamente tranquilli, dove tranne qualche sporadico caso, la delinquenza organizzata era quasi del tutto sparita, aprendo però la strada a bande di delinquenti che hanno avuto campo libero per la microcriminalità; furti, rapine e poco altro, legati in special modo a baby gang ed a fenomeni riconducibili a una movida che da sempre crea problemi di tranquillità nelle ore notturne.

Nel 2020, con la nuova amministrazione, si è voluto puntare tutto sulla “legalità” e piano piano, in città abbiamo scoperto – a dire di alcune testate giornalistiche – che la Camorra, non era affatto sparita ma, in silenzio, aveva fatto affari nel settore dell’edilizia, magari con la compiacenza della politica che avrebbe avallato il tutto, tanto da arrivare a parlare di “sacco urbanistico”.

Il fantasioso “Teorema del Malaffare”!

Sequestri di cantieri, indagini penali nei confronti di tanti professionisti e imprenditori, cambio di quasi tutto il personale dell‘ufficio tecnico del Comune di Pomigliano d’Arco, hanno dato, ai “trombettisti di turno”, materiale da spiattellare con titoli a effetto dove l’assioma “abusivismo edilizio” e “crescita del malaffare organizzato” è stato servito in tutte le salse. Individuato il male assoluto e impacchettato a dovere da alcuni organi di stampa il “Teorema del malaffare”, c’è lo spazio per creare i “Salvatori della patria” e poco conta che di quel teorema le ipotesi le fanno proprio gli “Eroi nostrani”, e ancor meno conta che nel bel mezzo della dimostrazione, si iniziano a notare le crepe (dissequestri), che saranno probabilmente prodromiche nel tempo nel far divergere la tesi, smentendo quanto si voleva dimostrare. Il tempo ci dirà, ma nel frattempo chiediamoci allora se l’assunto “Teorema” sia vero o frutto della fervida immaginazione di qualcuno…

Questione edilizia: procediamo con ordine

Innanzitutto, è vero che ci sono stati una quindicina di sequestri di cantieri, che su circa 2000 appartamenti realizzati in questi anni (stima per difetto), già di per sé rappresentano una percentuale assolutamente insignificante.

È altrettanto vero, che ci sono procedimenti penali e amministrativi in corso, che sicuramente stanno facendo vivere male professionisti, imprenditori e cittadini che quelle case le hanno acquistate in assoluta buona fede e che oggi sono senza soldi e senza casa e giustamente  disperati.

Vero è anche che, di quei pochi cantieri, già alcuni sono stati in realtà dissequestrati dalla Magistratura e che solo su uno di essi il Tar ha annullato il titolo edilizio, dando spazio alla eventuale demolizione (ma anche su questo si dovrà attendere il probabile ricorso al Consiglio di Stato).

Infine, occorre precisare che relativamente alla parte penale che riguarda professionisti e imprenditori, non vi è allo stato attuale, neanche un processo iniziato. Siamo ancora alle sacrosante indagini preliminari che potrebbero finire con l’archiviazione o con il rinvio a giudizio.

Tutto ciò premesso e detto quindi che questo “Teorema” è, al momento e per i dati oggettivi appena raccontati, privo di qualsivoglia concretezza, vediamo di capire perché dal 2012 al 2020 vi è stato questo incremento volumetrico degli edifici.

Analisi di un disastro normativo!

L’analisi che segue dimostra in modo inequivocabile che le cause sono da imputare almeno a tre gestioni diverse e dunque a tre sindaci e relativi tecnici dirigenti, che in questi anni hanno detenuto il potere politico in città.

Ora se volete capire, dovete impegnarvi a seguire questi passaggi, noiosi ma necessari per ristabilire cosa è accaduto e cosa sta accadendo!

Anno 2005

Partiamo dal 2005, quando si approvava definitivamente il PRG (Piano Regolatore Generale Comunale), che prevedeva la possibilità di “sopraelevare” fino a 10,50 m in zona B1 o nel centro storico anche fino a 13,50 m (se le costruzioni fossero state in cemento armato) con l’ artificio,  che questi piani non dovessero essere divisi ma dovessero restare un “unicum”.

Di fatto, la norma non prevedeva che si creassero appartamenti indipendenti per non appesantire il carico urbanistico (la Regione non avrebbe mai approvato). Si decise così di dare la possibilità ai proprietari di alzare altri piani (fino a 3 fuori terra e che potenzialmente sarebbero potuti diventare 6/8 appartamenti) con la speranza che figli, nipoti, o addirittura estranei, non sarebbero andati ad abitare negli alloggi realizzati.

Purtroppo, almeno 723 cittadini che hanno costruito (il dato è quello ufficialmente indicato dal Comune, ma è possibile immaginare che ne siano più del doppio), hanno sopraelevato e diviso con buona pace dell’intento originario.

Quindi, il carico urbanistico, come era prevedibile, è stato ampiamente penalizzato.

Anno 2007

Nel 2007 viene approvato il PUA (Piano Urbanistico Attuativo), che di fatto conferma la possibilità di sopraelevare anche nel centro storico, addirittura ad altezza di 13,50 m, rispetto ai 10,50 m di tutte le altre zone.

Anno 2009

Nel 2009 arriva il Piano Casa. Con questa legge speciale si può ancora, e fino al 31/12/2021, aumentare la volumetria dell’immobile del 20% o, nel caso si decida di abbattere tutto il precedente edificio, aumentarla del 35%.

Quindi alle sopraelevazioni già costruite, si poteva e si può aumentare la volumetria di un ulteriore 20% o, in caso di abbattimento e ricostruzione, anche del 35%.

Anno 2011

Nel 2011, epoca di Caldoro. Viene modificato il testo dell’art. 2 del Piano Casa e si introduce possibilità di incrementare il volume edificabile, così come previsto dall’art. 4 e 5 della Legge 19/2009, che nei fatti aumentava ancora di più la possibilità di “costruire”.

A questo punto, viste le norme in essere (sopraelevazioni possibili come da PRG del 2005 e Piano Casa con successive modifiche), dal 2011 sono arrivate una serie di richieste di “Permessi a costruire” da parte di semplici cittadini e costruttori che, si badi bene, li hanno “ottenuti”; ed è in base a questi permessi che tutti “hanno costruito”!

Ma quale “Abuso Edilizio”?

Occorre dunque preliminarmente rilevare che parlare di “abuso edilizio”, atteso che i permessi ci sono, è del tutto fuori ogni contesto logico e di verità. Non condividendo la procedura eseguita, si poteva compiere un “procedimento di annullamento” e chiedere ai titolari dei permessi a costruire di riadattare lo stabile sul modello di calcolo avallato dalla attuale dirigente. Ebbene, nessun immobile prima del sequestro, ha avuto questo procedimento di annullamento. Come mai? Ma tutto ciò premesso, che cosa è accaduto nella pratica?

Tutta la città è a conoscenza, compresi i tecnici che oggi sono nelle stanze dei bottoni, che gli edifici costruiti a Pomigliano sono stati fatti tutti, e quando dico tutti intendo dire proprio “tutti”, nello stesso modo: un imprenditore comprava una casa che poteva essere destinataria della sopraelevazione PRG 2005 e del Piano Casa; concordava con il proprietario una cifra per l’acquisizione  oppure, in alternativa, stabiliva una percentuale di permuta in base al progetto finale, a volte si procedeva a un mix delle due cose.

Così sono nati tutti i palazzi. Tutti!

È importante rilevare che normativamente non è stata violata alcuna regola. Se la regola è stata violata, essa ha quindi interessato “tutti i fabbricati”, non solo quelli in costruzione ma anche quelli finiti e attualmente abitati.

Eticamente, diciamolo, si è compiuta una crescita urbanistica senza precedenti, con un pesante carico urbanistico sia in termini di traffico che in termini di servizi che infatti, vedasi Gori, stanno scoppiando.

Di chi è la colpa?

Il “voltiamo pagina” della nuova Giunta

L’insediamento della nuova Giunta avvenuto a ottobre 2020 doveva sicuramente porre un freno a questo notevole incremento di costruzioni  che le norme via via emanate hanno consentito; ma qui, subentra un altro capitolo triste. Vi ricordate quando abbiamo parlato del “modus operandi” seguito negli ultimi anni da cittadini e imprenditori?

Bene, si comprava la casa ad un solo piano terra, e poi si edificava il palazzo attenendosi alle “norme”. I permessi richiesti per 8 anni sono stati tutti evasi positivamente. Ergo, l‘imprenditore aveva un legittimo affidamento su cui poggiare i propri investimenti. Con la nuova giunta non si sono rilasciati più permessi e nell’ultimo anno, infatti, sono rimaste nei cassetti circa 150/200 richieste. Si sarebbe portati a pensare che, giustamente, il nuovo ufficio con una nuova dirigente, necessitava di tempo per riattivare lo staff nuovo e le nuove procedure. Ma, e qui subentra una ulteriore problematica, entro fine 2021 si doveva procedere “obbligatoriamente” a completare l’iter complesso del nuovo PUC (Piano Urbanistico Comunale) che, pena commissariamento, deve essere definitivamente approvato entro dicembre 2021.

Vi chiederete cosa c’entra il PUC con i permessi che sono stati tenuti nei cassetti?

Quando si fa il nuovo PUC, tutti i permessi richiesti e ancora non dati, devono uniformarsi alle nuove normative edilizie e nell’attesa dell’approvazione definitiva scattano le “norme di salvaguardia” e nessun permesso può essere più rilasciato se non si rispettano le norme “a venire”.

Capirete bene, dunque, che per tutti i permessi richiesti, in base ai principi ritenuti consolidati, scattano le norme di salvaguardia che nei fatti annullano la possibilità di edificare con i criteri fino ad allora utilizzati. È cosa buona e giusta fermare le sopraelevazioni fittiziamente previste fin dal 2005 ma, se queste sono state tollerate e se con queste sono stati costruiti tutti i palazzi, la domanda delle domande è: “Perché hanno fatto giacere nei cassetti dell’ufficio tecnico gli ultimi permessi”?

Cambiare le regole era giustissimo e anzi necessario, ma è tollerabile cambiarle in corso d’opera come è stato fatto? Questa è l’altra incredibile anomalia di questo pasticcio che vede come vittima la città.

Non ultimo, mi preme solo rilevare e farvi notare che i cittadini e gli imprenditori, avendo avuto i permessi, sono parte lesa.

Semmai dovessero decidere di demolire tutti gli edifici (anche quelli già costruiti) è l’Ente che ha dato i permessi, ossia nel nostro caso il Comune, responsabile dell’ingente danno.

In questa sventurata ipotesi i danni potenziali potrebbero superare svariate centinaia di milioni di euro consegnando la Città a un dissesto finanziario di portate gigantesche.

Allora, chiediamoci: “a chi è servita questa guerra? Chi l’ha dichiarata? E soprattutto perché si continua imperterriti a combatterla”?

Evidentemente c’è qualcosa che non conosciamo!

Abbiamo chiarito come tutto sia nato nel 2005, quando “fittiziamente” è stata data la possibilità di fare delle sopraelevazioni, nei fatti abbiamo dimostrato come sia stata questa la scintilla che ha fatto partire l’incremento edilizio.

Bene, a questo punto una considerazione sgorga in tutta la sua straripante necessità: “Dareste da risolvere un problema a chi lo ha causato”?

Perché le responsabilità del “sacco edilizio” (chiamato così con fantasiosi titoloni) sono quindi da imputare alle norme, ai politici e ai tecnici.

Ma non è finita qui:  Possibile che si permetta di continuare con altri errori?

PUC: il nuovo Piano Urbanistico Comunale

Parliamo del nuovo PUC che traccia le linee guida dello sviluppo urbanistico della nostra città. Da una prima analisi sono emerse una serie di disattenzioni, a parte faremo uno scritto su tutte le incredibili anomalie, per ora vi bastino queste:

  • In primis le tavole pubblicate sul sito sono diverse da quelle che si dovevano utilizzare;
  • Si è creata una confusione circa la modalità di presentazione delle osservazioni che potrebbe generare chissà quanti ricorsi e soprattutto potrebbe invalidare lo stesso PUC con conseguenze disastrose per l’Amministrazione Comunale;
  • Su uno dei due documenti intitolato “Norme Tecniche” sul frontespizio e nei fogli interni che lo contengono è riporta l’intestazione “Relazione Generale”;
  • Infine, per un copia incolla errato, è scritto che il trattamento dei dati è del responsabile di un altro comune e non di quello della nostra città.

Ma anche entrando nella parte “tecnica” notiamo una prima serie di anomalie. In particolare due, che già basterebbero per qualificare questo lavoro quantomeno da “rivedere”:

  • La prima: è stata prevista a confine dell’area che dovrebbe ospitare l‘impianto di compostaggio, un’area da destinare a opifici insalubri (fabbriche che inquinano) togliendoli dal centro, andando ulteriormente ad appesantire un’area già di per sé mortificata per la presenza dell’inceneritore di Acerra;
  • La seconda: è previsto che in alcuni ambiti le costruzioni si possano fare ma con destinazione “turistica” (alberghi, B&B, case vacanza).

Ora la domanda nasce spontanea: “Visto che Pomigliano non è un’attrazione turistica, non è che tra 10 anni ci ritroveremo con case vacanze che saranno utilizzate come appartamenti privati? Non rivedete qualche analogia con le “fittizie” sopraelevazioni? E chi sta organizzando questo nuovo probabile “artificio”?”

La risposta è sempre la stessa: “Purtroppo, non si può mettere a risolvere un problema a chi quel problema lo ha in qualche modo incentivato”.

La Camorra non c’entra, così come non c’entrano imprenditori, delinquenti o professionisti eticamente scorretti.

L’attuale situazione edilizio-urbanistica è scaturita da norme fatte male e forse mal utilizzate.

Nel frattempo, la città muore nell’esaltazione di qualcuno che incredibilmente, e per chi sa quali fini, ha dichiarato una guerra a tutte le componenti della città, che è la vittima finale di ciò che sarà.

Et qui vivunt, videbis! (Chi vivrà, vedrà!)

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