SI ALLA CENTRALITA’ DEL PD MA NON QUESTO SOTTO SALAMOIA

di GIUSEPPE IENGO

 

 

MARIO DRAGHI : “Il tempo del potere può essere sprecato nella sola preoccupazione di conservarlo” ! In un sol colpo affondati Conte1, Conte2 e Conte3!

SI ALLA CENTRALITA’ DEL PD MA NON QUESTO SOTTO SALAMOIA.

Non ingannino  le vittorie alle ultime amministrative di ottobre. Il  gruppo dirigente del Pd poteva e doveva fare meglio. Chiediamoci allora perchè di questa deriva peggiorista nella vittoria.

Le ragioni di fondo sono da ricercare per intenderci, nella cultura politica dominante oggi nel Pd ,quella post-comunista della ’ditta’, per capirci. Una cultura politicista estremamente pachidermica, regolata dalla logica ottocentesca della lentezza dei processi, dei tempi lunghi.

Oggi la politica è snella, veloce, altamente comunicativa, è tanto vero, che quando hanno subito la guida di Renzi, con le sue vulcaniche idee con sollecitazioni quotidiane, sono letteralmente impazziti.

Quando lo hanno potuto ridimensionare ,depotenziare, è tornata la loro cultura non a passo coi tempi.
Di fallimenti, però, ce ne sono altri, penso al Pd, che dal ’94 a oggi, in molteplici forme, è stato al governo per circa 17anni, è nel bene e nel male al centro del sistema,
il garante della politica come della burocrazia pubblica e dei complessi apparati dello Stato.

In questi anni si è sedimentata e consolidata l’idea che quella roba li come dice Letta è tutta roba del Pd. E, dunque, il gruppo dirigente non immagina affatto la possibilità di perdere il potere del quale è profondamente ed innervatamente radicato.

Alla fine ne deriva che quelli che guidano il partito si muovono come elementi non metamerici, lentissimi mentre la società con o suoi accadimenti in continuo divenire va velocissima.

E da qui tutti gli errori ed orrori, che ne sono conseguiti sbagliando praticamente tutto: Penso a “O Conte o morte” “Mai più con Renzi, “Mai con Salvini, fino a Draghi ripeto, non ne hanno azzeccato una.

La regia volendo fare un nome è in mano a Goffredo Bettini, senza alcun titolo, senza essere stato eletto a nessun ruolo, ha dettato e detta la linea in maniera sempre più esplicita ed arrogante.

Dietro la schiena di Bettini si intravede l’ombra della figura manzoniana dell’innominato Massimo D’Alema, che decretò (utile sempre ricordare), all’inizio della crisi che non era possibile che l’uomo più popolare venisse cacciato da quello più impopolare”,

finita che l’uomo più impopolare ha cacciato “quello più popolare, ed io aggiungo meno male .

Quelli che hanno in mano tutto il pd oggi, io ritengo sotto ricatto sono fuori dalla realta’.

La loro inadeguatezza nella comprensione di una società in continuo divenire, deriva dalla loro cultura politica vetusta, per molti aspetti indecifrabile, e dichiaratamente antinomica.

Questi compagni che hanno occupato il partito, continuano a pensare di saperla più lunga degli altri con una apocrifa , presunta superiorità morale, che ha trasformato iconizzando la conservazione del potere ,
senza che vi sia una base, delle
reali fondamenta.

A mio avviso lo ha dimostrato la scelta dei segretari Zingaretti prima e Letta poi, figure deboli , facilmente manovrabili,
scelti per guidare il partito, professionisti dell’amministrazione e della politica, i quali però, non hanno né il taglio da leader né una visione politica a lungo raggio

Chi oggi occupa il PD , perchè di occupazione si tratta ,hanno fatto del Pd un partito di gestione, nella continua ricerca di rendita di posizionamento , niente affatto riformista, senza un’idea dell’Italia che verrà.
Ora, sotto traccia nel pd comincia la battaglia , speriamo si apra una grande dialettica interna, in modo che gli ex renziani e quelli di derivazione cattolica non staranno più zitti e fermi, al mercimonio occultato per il momento molto bene alla vista di molti elettori del PD stesso.

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