IL PARTITO E LE FABBRICHE

 

 

di  Sossio Vitale

 

La sinistra nei luoghi di lavoro. Da anni, anzi, da troppi anni si continua con questo che è diventato un luogo comune. E storicamente dimostrato che la sinistra nasce da una necessità oggettiva: quella di rispondere colpo su colpo, innanzitutto, allo strapotere della macchina da guerra capitalista.

La funzione della sinistra era ed è quella di preparare le masse, renderle consapevole, e non semplice strumento di lotta, organizzarle e condurle verso la battaglia per la trasformazione, in senso socialista, della società.

Dalla rivoluzione d’Ottobre questo progetto ambizioso è stato recepito dalla controparte come l’unico vero pericolo, capace di capovolgere lo stato esistente delle cose e dare alla classe operaia il potere.

Sicuramente, degenerazioni, errori e anche orrori hanno pregiudicato un cammino, ma il progetto, le intenzioni e anche le prime fasi, avevano fatto sperare milioni di lavoratori che era possibile un mondo nuovo. Sin dalla sua nascita il Partito Democratico non ha saputo e forse voluto, per bieca volontà di alcuni, lavorare per riprendere, attraverso l’analisi critica, la discussione e il coinvolgimento, quei contatti, a cominciare dalle fabbriche. Intanto si susseguivano stagioni che vedevano progressivamente l’arretramento, la frammentazione della classe operaia, sempre meno classe e sempre più nelle mani di un padronato e un sindacato che con vari accordi subalterni indebolivano l’unico elemento di forza dei proletari da sempre: l’unità.

La sinistra nei luoghi di lavoro e soprattutto nelle fabbriche, luogo principe del conflitto capitale lavoro, si sono visti quotidianamente negare diritti e dignità.

L’assenza di un riferimento politico forte vede questa categoria, con la nuova organizzazione del lavoro, messa in campo anche dai governi che ci hanno visto partecipi, subire la precarizzazione del rapporto di lavoro che condizionano in modo forte la vita.

Questo accade nelle fabbriche, ma negli anni intere categorie si sono avviate in questa direzione. Un ritardo spaventoso, quindi, quello che abbiamo accumulato, sia a livello teorico che di coordinamento delle battaglie.

La solidarietà per il PD è un dovere essenziale, lo stare nelle vertenze è necessario, ma non basta.
Si governa il partito in modo approssimativo, senza una programmazione che deve vedere nella costruzione, innanzitutto di una rete di militanti nelle fabbriche. Bisogna fare urgentemente un salto di qualità. Oggi c’è una necessità, una urgenza che non può essere più sottaciuta e disattesa.
Il paese, i lavoratori tutti, hanno bisogno di un fronte politico, sociale e culturale capace di bloccare l’avanzata spaventosa del padronato e di molti imprenditori che negano diritti e salari adeguati. E in gioco la democrazia e la libertà e sappiamo bene che i lavoratori sono i primi bersagli da limitare perché naturalmente baluardi di difesa della libertà e della democrazia. Non è più tempo di tattiche e strategie,non è più tempo di tentennamenti. Bisogna costruire un’unità, a cominciare dal PD, individuare quegli elementi minimi comuni per bloccare questa avanzata reazionaria. Garanzia massima delle identità, delle differenze, senza scorciatoie politiciste di scioglimenti e superamenti, ma segnali forti e precisi al mondo del lavoro tutto. Mettere mano, quindi, ad un progetto che inizi dalla individuazione fabbrica per fabbrica, luogo di lavoro per luogo di lavoro di tutti i militanti e attivisti. Bisogna lavorare per costruire un progetto che deve puntare sulla formazione continua, dare a tutti gli strumenti per una battaglia convinta. Non possiamo più perdere tempo,c’è bisogno di un atto di umiltà, c’è bisogno che i veri dirigenti del partito ritornano nelle piccole realtà, nei piccoli quartieri, nei minuscoli condomini, a discutere, a tessere, a provare a ricostruire,come si è fatto nei periodi della clandestinità del partito Comunista di anni fa, dando voce ai militanti di base, coinvolgendoli, e soprattutto rendendosi consapevoli che la vera forza per un partito è la sua base, i suoi iscritti, i suoi attivisti.

 

 

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