EUTANASIA, LA VITA APPARTIENE A NOI

 

 

di Felice Massimo De Falco

 

La vita ha senso quando è vivibile. Purtroppo per tante persone non è così le quali chiedono una vita “alternativa”, la morte, come un atto liberatorio dal dolore. É arrivato il tempo in cui anche la Chiesa faccia una riflessione teologica sulla sofferenza irreversibile dei malati e dia il suo contributo fattivo per una legge sul fine vita. Non siamo tanti Gesù inchiodati frustrati, costretti a portare la croce ed essere inchiodati ad essa, per poi risorgere. Nè tantomeno possiamo abbracciarci ai miracoli che compiva il Nazareno. Credenti e atei devoti sono concordi che non è missione soffrire senza poter far nulla per alleviare il dolore. La vita è tale quando gli puoi sorridere anche per un minuto. D’altronde non è la Chiesa a considera la morte come un prolungamento della vita in un’altra dimensione celeste? Ci dicono che non siamo proprietari delle nostre vite e ci negano i funerali in caso di suicidio, assistito o non. Non è nichilismo ma dignità. Se la perdi ti senti un essere senza spirito. Addirittura c’è una vulgata clericale che asserisce che la morte voluta è segno del demonio. Chi muore, finirà all’Inferno. Ho la curiosità di credere che non sia così all’aldilà. Credo piuttosto che solo chi tocca la morte con le mani tutti i giorni abbia diritto a decidere per sè. E molti chierici affermano che sia egoismo non sopportare il dolore! La Chiesa recusi i suoi dogmi su questa tema. Non è relativismo etico, ma la concessione di un diritto innegabile a non vivere nel dolore, quando le cure scientifiche sono vane.
Ci sarà un referendum sull’eutanasia legale. Spero si apra un grande dibattito civile nel Paese. Grazie ai radicali, a Marco Cappato e agli insegnamenti di Marco Pannella. Senza di loro la politica non si occuperebbe dei grandi dilemmi della civiltà umana. Ovviamente serviranno paletti giuridici. E che l’Italia abbia una sterzata di umanità una volta tanto!

 

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