PANDEMIA: INDAGINI, DUBBI E CRITICITA’

Dalla stampa nazionale viene fuori un quadro allarmante per la prima fase della pandemia, sotto accusa, tra gli altri, c’è il ministro della Sanità.

Rileggendo i giornali sono due frasi, all’apparenza innocenti, che possono terremotare la politica. Garantismo richiede prudenza: non tutto quel che viene dalla procura luccica. Però il commento del procuratore capo di Bergamo, Antonio Chiappani, sull’indagine che cerca di ricostruire errori e ritardi nella prima fase della pandemia rischia di incrinare le mura di viale Lungotevere Ripa sede del ministero della Salute. “Il ministro Speranza non ha raccontato cose veritiere – dice Chiappani al Domani – anche questo dovremo valutare”. E ancora: il verbale in cui Silvio Brusaferro dichiara di non aver mai visto il famoso piano pandemico del 2006, mai applicato nonostante contenesse indicazioni utili contro virus influenzali sconosciuti, “lo ha dichiarato, riletto e firmato”. Possibile che il vertice dell’Iss non fosse a conoscenza del documento? Se sì, chi fu a tenerglielo nascosto? Sono queste le novità che emergono oggi sulla lunga querelle che ruota attorno all’indagine della procura di Bergamo, nata dalle denunce presentate dai familiari delle vittime e poi allargatasi fino a Roma e Ginevra. I filoni sono numerosi. Da una parte i sei indagati per epidemia colposa e falso, che riguardano soprattutto il focolaio bergamasco e in Val Seriana. Dall’altra la bufera sul dossier Oms scritto da Francesco Zambon e subito ritirato, al centro di un intrigo internazionale che coinvolge la Cina, i vertici dell’Organizzazione mondiale della Sanità e il nostro ministero della Salute, accusato di aver fatto pressione per ritirare il report che definiva “improvvisata, caotica e creativa” la risposta italiana al virus. Infine, sullo sfondo resta la questione del piano pandemico italiano: sebbene fermo al 2006 senza aggiornamenti, molti ritengono che contenesse indicazioni comunque utili ad affrontare un’epidemia sconosciuta. Il Piano però venne “scartato” dalla task force del ministero, che preferì redigere da zero un nuovo documento – definito “piano segreto” – sulla base degli scenari epidemiologici di Stefano Merler. Tra poche settimane i pm bergamaschi, coordinati da Maria Cristina Rota, dovrebbero chiudere le indagini. E non sono esclusi nuovi avvisi garanzia, anche eccellenti.

Partiamo dal dossier Oms. Report nei giorni scorsi ha pubblicato alcune chat di Speranza e Brusaferro che mostrerebbero come il dicastero avrebbe tentato di “far morire” il rapporto facendo pressioni sull’Oms. In Parlamento, Speranza disse che la scelta di ritirarlo fu presa in autonomia da Ginevra. Posizione che, stando al Domani, avrebbe ribadito di fronte ai magistrati. Gli sms però sembrano dire il contrario, o almeno che l’Italia si mosse per evitare che venisse ripubblicato: “Sto guardando il report dell’Oms. Con Kluge (direttore Oms Europa, ndr) sarò durissimo. Danni enormi non mi pare ne faccia. Forse solo sui decessi”, scrive il 14 maggio il ministro a Brusaferro. Più tardi aggiunge: “[Kluge] mi ha chiamato. Si è scusato. Ho ribadito che al momento non facevo commenti sui contenuti ma sul metodo. Ha confermato che lo ha ritirato e che si propone di discuterlo con noi. Credo faranno un’indagine interna sulle responsabilità”. Poche ore dopo, in una mail, Kluge stesso riferirà a Zambon l’irritazione del ministro “molto infastidito” da quanto successo. Qui le domande sono due: Speranza fece pressioni per non far ripubblicare il dossier? E ha mentito al Parlamento e ai giudici in qualche occasione? Secondo Chiappani sì, dichiarazione che potrebbe preludere all’inclusione del ministro nel registro degli indagati per false dichiarazioni rese ai pm. Come avvenuto per Ranieri Guerra.

Altra partita quella del piano pandemico e del piano segreto, ricostruita nel Libro nero del coronavirus (Historica Edizioni). Come noto l’Italia ne aveva uno disponibile, per quanto non aggiornato. Per Speranza Sars-CoV-2 è un patogeno “totalmente nuovo”, diverso dai partenti Sars e Mers, dunque era “del tutto evidente che il Piano pandemico antinfluenzale del 2006 non era sufficiente”. Questo documento sarebbe stato “valorizzato” solo nelle parti “utili e funzionali”, per poi cercare di “andare decisamente oltre”. Decisione che in molti contestano. Intanto perché il 5 gennaio l’Oms inviò un alert suggerendo di mettere in pratica le misure di sanità pubbliche, comprese quelle sulla sorveglianza dell’influenza. Poi perché anche Guerra ritiene che il piano fosse valido ed utile, così come se ne è convinto Andrea Crisanti, consulente della procura bergamasca. E infine perché il 29 gennaio il direttore dello Spallanzani, Giuseppe Ippolito, suggerì durante la task force di “riferirsi alle metodologie del piano pandemico di cui è dotata l’Italia e di adeguarle alle linee guida rese pubbliche dall’Oms”. Perché non venne fatto? E perché Brusaferro & co decisero di istituire, in seno al Cts, un gruppo di lavoro per redigere un “nuovo” piano, poi secretato?

Domande cui la procura, dopo aver sentito decine di persone, compresi Speranza, Conte e i vertici del ministero, sta cercando di dare una risposta. A partire da quella più politicamente scottante: è vero, come ritiene il procuratore Chiappani, che il ministro “non ha raccontato cose veritiere”? “Se davvero ha mentito ai Pm questo mi pare sia abbastanza grave – dice Consuelo Locati, a capo del team di legali dei parenti delle vittime – non solo sul piano penalistico ma anche su quello civilistico e, in questo modo, si spiega la poca fiducia che ancora oggi milioni di cittadini dimostrano di avere nei confronti del suo dicastero e degli atti dallo stesso emanati. Attendiamo fiduciosi gli sviluppi dell’indagine condotta dalla Procura di Bergamo e confidiamo nella giustizia, inclusa quella civilistica “.

 

Salvatore Sannino

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