FEMMINICIDIO E MOLESTIE

di  Felice Massimo De Falco

 

 

 

Ruota un mare magnum di simbolismi attorno al tema della violenza sulle donne: panchine rosse, sca rosse, sportelli anti-violenza, convegni e fondi sperperati. È l’apologia dell’ipocrisia di un fenomeno che ha radici profonde nella subcultura un po’ di tutti noi che designa la donna come una mansueta creatura sottomessa ad uno strambo machismo, una mascolinità superiore per diritto naturale. Il valore di una donna si preserva con un’inclinazione culturale illuminato, in cui essa è il surplus di una società promiscua che guarda all’avvenire con senso di competizione e rispetto intersessuale.
I numerosi casi di donne ammazzate per svariati e indicibili, le molestie sessuali, le pacche sul sedere sono tic totalitari figli di questa subcultura psico-sociale che vede nel maschio l’appropriazione di una primazia “carnale”, oscurantista, falsata dal mito della superiorità. In questo caso parliamo di eccessi, dove si arriva all’eliminazione fisica del soggetto ritenuto infrangente delle regole correnti. Ma il mito della superiorità, ad ogni misura e livello, è incubato in ognuno di noi. Ci piace la donna involucro di una routine rasserenante. È un algoritmo ben assorbito dalla nostra mentalità. Disdegniamo le donne “cazzute”, quelle che ci tengono testa, che vogliono emanciparsi, fare cose “da uomini”, scalare le vette del successo e arrivare all’autodeterminazione senza la ricerca di consenso. È pur vero che alcune donne hanno travisato la libertà in liceità, ma ció non giustifica la loro degradazione biopolitica. Ci sono casi, specie in ambienti più retrivi, dove un certo femminismo è visto come oltraggio dalle stesse donne. C’è un aneddoto: mi trovavo alla Pizzeria Di Matteo per un servizio televisivo quando all’improvviso sentii delle urla di una donna percossa con la cintura nel vicinato. Per fortuna si trovó a passare un agente che mise subito fine al triste episodio. Intanto c’era l’accolita dei parenti, sopratutto a preservare l’incolumità giudiziaria del barbaro, aggiungendo: “quella ha un carattere difficile, lo fa innervosire e fa bene a dargliele quando merita”. Come ci si frappone a questa suburra culturale che non ha sesso? È un’enorme problema che nessun simbolismo di Sinistra potrà scalfire.
Allora che fare? Come sempre partire dai banchi di scuola impartendo la parità dei sessi, il rispetto, il galantomismo, il sesso non come segno distintivo ma sprono all’inclinazione culturale che il rispetto è qualcosa che si ha. Difficile ottenerlo.

 

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