POMIGLIANO, UNA CITTÀ DISTRATTA E IMPROVVISATA

di  Felice Massimo De Falco

È la festa dell’Immacolata. Le luci delle vetrine e delle luminarie effondono il sapore di un Natale atipico, seminato dalla crisi economica. La gente guarda attonita ma non compra. Vedere e non toccare è un diversivo infausto di una festa senza invitati. Faccio un giro a piedi per la mia città, Pomigliano.

Riconosco una comunità deflessa che si muove per inerzia. Qualcuno si intrattiene al bar, i baristi macinano chicchi di caffè, i negozi sono vuoti, qualcun altro è affaccendato nelle sue cose, conciliaboli frettolosi. L’incedere della gente è rallentato. Il tempo è scandito dal gorgheggio dei passanti. Gente distratta che viene e va, direbbe Pino Daniele.

Intanto di sera le drinkerie si riempiranno. L’hangover offusca la coscienza collettiva. Ma manca intanto il fuoco vivo dei giovani per la discussione civile. Mancano i luoghi dell’interesse pubblico. Spazio solo a comitati elettorali che sfornano amministratori occasionali. C’è una folla solitaria che non ha più interesse marcato per la cosa pubblica. Una città che non cerca un destino. Non so se sia rassegnazione o disillusione. Questa comunità è l’emblema di qualcuno che non sa quale direzione prendere.

Credo che ci vorrebbe uno spirito avventuriero, dotato di creatività, che sappia leggere le meccaniche che muovono la città per voltare davvero pagina. È finita l’era delle leadership onniscienti, dei tessitori di trame da caminetto. Ora ci sono gli avventati al potere, un distillato senza retrogusto. Lo si individui da ora senza personalismi. Che nasca un polo di umili e volenterosi trasversale. Che parta dall’Unione delle opposizioni, orfana di personalità superiori, che sappia entrare nel corpo vivo della comunità.

Quando manca il carisma di un leader allora si ricorre alla costruzione di una squadra che converga su punti comuni, dando la stura alla sana competizione tra chi “guidare il carro”. Le rimostranze solitarie non partoriscono nulla, specie se si hanno velleità da primi della classe. Serve qualcuno che non badi solo ai propri numeri, ma un progetto programmatico che abbia come finalizzazione la raccolta dei numeri. Qualcuno che sappia parlare a tutti. Fate presto!

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