UN LOCKDOWN DEI COSCIENZIOSI

di Felice Massimo De Falco

Oggi è l’anniversario della prima vaccinazione effettuata in Italia. Fu un’infermiera dello Spallanzani di Roma ad inaugurare la sperimentazione. Da allora c’è stata la corsa a vaccinarsi.

L’Italia ha una copertura vaccinale dello più 80%. I morti per Covid sono sicuramente crollati, così come i sintomi di chi, nonostante il vaccino, si è contagiato. Non è la panacea di tutti i mali il vaccino, ma ti evita l’ospedalizzazione e la morte nel quasi 90% dei casi. Ad oggi non esistono metodi scientifici approvati alternativi. Il vaccino resta l’unica arma a disposizione per allontanare un destino ineluttabile. Vale anche per i bambini.

Ci vorrebbero cure preventive più che booster, ma le case farmaceutiche sono concentrate solo sui vaccini. Non nasce ancora la magica pillola capace di stroncare prima di nascere la malattia.

Quest’attuale e violenta ondata non è solo l’epidemia dei non vaccinati. Sanitari con 3 dosi sono positivi attualmente. Molti guardano all’esempio di Germania ed Austria dove il lockdown per i no-vax ha fatto crollare il numero dei contagi. Alcuni che vivono lì affermano che questa fase è durata solo una settimana e non è stata rigidamente controllata.

Si discute in Italia di importare l’esempio, ma la politica non sembra concorde: la libertà individuale conta più di quella collettiva, come dice Vittorio Sgarbi. Credo che dovremo cavarcela da soli, vaccinati e non, restando a casa, limitando le nostre uscite quotidiane. I virologi profetizzano 100mila contagiati entro metà gennaio. Sarà catastrofico. Oltretutto non abbiamo una medicina di territorio che funziona e che permetterebbe le cure domiciliari. Ma non possiamo bloccare di nuovo un Paese già immiserito.

Tutti corrono in ospedale, che sono saturi ormai. Laboratori e farmacie macinano tamponi e soldi. In tre anni di pandemia non c’è stata organizzazione nella sanità pubblica. Ci si muove all’occorrenza. Non ci resta che autolimitarci e non farci prendere dalla paura. Possiamo passare la buriana.
Viviamo, al resto ci penserà l’ineluttabile.

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