CREDITO AL SUD

di Mario Bartiromo

credito al sud

A Milano è stato aperto il cantiere per la realizzazione della Città della Salute a Sesto San Giovanni. Una area che era stata la sede dell’impero dell’acciaio Falck e che adesso guarda ad un futuro di rigenerazione urbana. 2 miliardi di Investimento con un partenariato Pubblico/Privato (Regione e Banca Intesa)con la fine dei lavori previsti tra 3 anni. A Napoli sono 30 anni che parliamo di Bagnoli e una decina che riflettiamo sull’Albergo dei Poveri. Risultati zero. Perché ? Colpa della Politica ? Certo ma c’è anche una carenza di attori economici sul territorio. Sarebbe opportuno un aggiornamento del le condizioni del mercato dei capitali nel Mezzogiorno d’Italia. In Europa non esiste una area di 20 milioni di abitanti senza una Banca di riferimento. Il Mezzogiorno detiene questo triste primato.

Come si evince dall’ultimo Bollettino Economico della Banca d’Italia, le condizioni di liquidità e di bilancio delle banche sono molto diverse da qualche anno fa .Oggi le Banche sono più capitalizzate e i crediti deteriorati sono in netta diminuzione e per gran parte del sistema bancario vicini a livelli fisiologici.

Allo stesso tempo, le condizioni di reperibilità di liquidità di mercato sono buone per gran parte delle banche. Insomma le Banche hanno liquidità in abbondanza.

Possiamo dire che l’acqua abbonda ma il cavallo non beve: la domanda di credito non aumenta. E questo è vero soprattutto a Napoli e nel Mezzogiorno. Perché ?

Siamo dunque in una situazione in cui le Banche non solo non hanno bisogno di liquidità ma in qualche modo la temono, perchè hanno difficoltà ad impiegarla e con i tassi negativi la liquidità costa.
Questa difficoltà è elevata nel sistema creditizio meridionale. Cosa Fare ? Con la disponibilità dei Fondi del Recovery Found tutti sono a parole d’accordo di puntare al Sud, sulla crescita dimensionale e sulla innovazione tecnologica, di incentivare le produzioni sostenibili ( a partire dalla mobilità), investire sulle reti digitali, riqualificare le aree urbane,sviluppare filiere agro-alimentari di qualità, avviare una moderna industria culturale non solo turistica, favorire i servizi avanzati e l’impresa sociale, come veicolo di integrazione, anche tra generazioni, investire in formazione e strutture scolastiche.

Per realizzare questa Agenda è fondamentale un ruolo proattivo del sistema creditizio meridionale. Infatti dobbiamo avere presente che contrariamente al resto del Paese, troppo piccola è in questa area la quota di imprese esportatrici in grado di compensare la debolezza della domanda interna con una crescita dell’export; troppo forte è la dipendenza dagli appalti della pubblica Amministrazione che, senza risorse, ha bloccato nuovi appalti e, ancor peggio, ritarda i pagamenti dei beni e servizi acquistati.

Del resto il deterioramento del sistema produttivo e l’accentuazione delle criticità nell’articolazione del rapporto tra banche ed imprese nelle regioni meridionali è in parte evidenziato anche dalla riduzione delle richieste di finanziamenti verso le banche maggiori, molto più pronunciata nel Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord. Ciò è vero anche per quello che concerne la domanda di credito verso le banche di dimensioni minori (Popolari e Credito Cooperativo).

Resta anche confermata la tendenza delle Banche di maggiori dimensioni di accrescere la raccolta rispetto agli impieghi nel Mezzogiorno; se questo fenomeno in passato era in parte , seppur modesta, compensato dalle banche di minori dimensioni, negli ultimi anni anche questo comparto tende ad aumentare progressivamente il rapporto tra depositi e impieghi al Sud.
Il sistema creditizio al Sud può svolgere un grosso ruolo sul versante degli strumenti finanziari innovativi, che possono favorire l’allocazione di investimenti o finanziamenti privati: la Finanza sociale, I fondi equity, i fondi di ventur capital, i project bonds, prestiti partecipativi.

Insomma se il cavallo non beve le Banche del Paese, oltre ad aumentare i dividendi per gli azionisti, nella zone del Mezzogiorno possono attuare attraverso una adeguata configurazione organizzativa (centri decisionali e capitale umano) una missione aziendale che favorisca le dinamiche di sviluppo dei territori dove raccolgono risparmio e producono utili che si riversano quasi interamente sulle Fondazioni storiche del Nord.

Lascia un commento