POMIGLIANO FRA CRISI DELLA POLITICA E DELEGA DI FUNZIONE AMMINISTRATIVA

di Giuseppe Gragnaniello

Non è un bene quando la magistratura e la polizia giudiziaria si trovano a dover esercitare una funzione di supplenza, rispetto ed evidenti deficit di azione politica ed amministrativa.

Nel 1992, l’anno caldo dell’operazione “mani pulite”, l’inseguito ed attuato sovvertimento delle allora maggioranze politico-partitiche, portò alla creazione di un vuoto di potere (causato dalla polverizzazione del vecchio establishment) che fu furbescamente occupato (fatto ben lontano dagli auspici delle Procure di mezza Italia) dalla proposta politica berlusconiana, latrice di una riprogrammazione antropologico politica del medio cittadino italiano, non scevra da pericolosi effetti indesiderati.

Anche Pomigliano subì l’onda (e l’onta) del ’92.

La deposizione manu militari dell’allora Sindaco Raffaele Russo (che patì, tanto ingiustamente quanto dolorosamente, anche tutti i nocivi effetti extraprocessuali ed extrapenali della privazione della libertà personale), portò alla polverizzazione degli equilibri politici esistenti: tant’è che nell’arco di tre anni, si avvicendarono ben quattro sindaci e un commissario prefettizio. Di poi, l’ascesa di Michele Caiazzo e l’ininterrotto dominio politico PDS – PD, sino alla definitiva riabilitazione politico-amministrativa di Raffaele Russo (correva l’anno 2010).

Sull’uomo politico e sulla politica, si può discettare criticamente sino all’infinito. Ma un dato è incontrovertibile: quando c’è la Politica, c’è la stabilità. Quando la guida è salda, se ne giova la città. Ovviamente, chiunque commette errori, in proporzione ai tempi più o meno lunghi di governo. Ma l’errore anche ripetuto, quando non si traduce nella illegalità dell’azione politico-amministrativa, non ha la forza di oscurare il bene della stabilità.

A Pomigliano, da ormai oltre un anno, la Politica non è più.

Amministrati dall’ibrido laboratorio M5S-PD, i cittadini non hanno ancora compreso quale sia la bussola ideale che guida il quotidiano del potere municipale. Vi è un Sindaco che, al netto dell’onorevole curriculum vitae et studiorum, non è un politico e non ha una pregressa esperienza amministrativa, né è dato sapere se ha -e se avrà- la forza e la capacità per far sintesi fra le eterogenee anime del laboratorio. Fatto sta che, ad oggi, non sappiamo ancora quali azioni, di breve e lungo periodo, l’amministrazione attuale abbia in mente; né ci è dato sapere con quali iniziative intenda il laboratorio fronteggiare talune emergenze che stanno cannibalizzando la serenità della popolazione.

Tratterò, per ora, dell’emergenza più attuale.

Perlomeno due volte, il Comandante della Polizia Locale ha fatto pubblico riferimento ad eminenze grigie (testualmente descritte talvolta come “impudenti amministratori della
cosa pubblica e faccendieri”, talaltra come “veri criminali […] coloro che rivestendo un ruolo istituzionale e politico si fanno voce e portavoce di loschi figuri, esercitando continue e poco
velate pressioni ed ingerenze atte a favorire gruppi di potere criminale che vogliono arricchirsi sulle spalle dei cittadini e della gente perbene ed inerme”), presenti nell’amministrazione cittadina, che brigherebbero in qualche modo contro Pomigliano e il suo popolo.

Orbene, di fronte a queste gravissime affermazioni (non altrimenti chiarite, per il momento, dalla diretta fonte dichiarativa), l’amministrazione di Pomigliano non ha ancora reso edotta la cittadinanza circa le improcrastinabili azioni (politiche, ove non anche di altra natura) che intende porre in essere, onde fronteggiare tale evidente patologia.

Al di là di pubbliche richieste di chiarimento, indirizzate dal Sindaco al Capo della Polizia Locale, non è ancora dato sapere cosa farà l’amministrazione, nel cui corpo -stando alle parole del Dott. Maiello- sarebbero presenti tali agenti patogeni. La città ha il diritto di sapere chi sono questi presunti nemici del popolo, ed è certo che non può la politica scappare e voltarsi dall’altra parte, ovvero assumere un atteggiamento struzzesco. Né può la politica delegare l’esigenza di fornire risposte alle sole iniziative della polizia giudiziaria ed eventualmente della Procura della Repubblica: corpi poteri, questi ultimi, cui non è in alcun modo consentito agire (e guai se lo fosse!) in funzione di supplenza rispetto all’inerzia politico-amministrativa.

Pertanto, avendo la sola amministrazione il potere di estromettere dal proprio corpo questi soggetti cui fa riferimento il Comandante Maiello, faccia quanto dovuto e fornisca le dovute risposte ai cittadini di Pomigliano, ai quali non può essere rubata la ragionevole speranza di sapersi amministrati da persone che non perseguono alcun altro fine, al di fuori del progresso civile e morale della città.

Diversamente, acquisterà ulteriormente consistenza questo già pesante clima di sospetto che avviluppa Pomigliano. Il sospetto disorienta, divide, crea odio. Pertanto, se nelle stanze più rappresentative ed eleganti del palazzo municipale, c’è qualcuno che ha a cuore le sorti della città di Pomigliano, agisca e fornisca le risposte più adeguate che la cittadinanza attende. La cittadinanza, ma anche lo stesso corpo di Polizia Locale, atteso che stando a quanto affermato dal Comandante Maiello, la recentissima azione criminale perpetrata contro la stessa Polizia Locale, trarrebbe humus et lympha dalle “campagne di odio scientificamente architettate e dirette dai nuovi strateghi del malaffare”, identificabili nei soggetti di cui sopra.

Non è più il momento dei contegni indecifrabili, dei silenzi, delle mezze misure, degli ibridismi.

Alla nostra Pomigliano deve essere assicurato un futuro di serenità e di pace, e questo è compito primario non della polizia giudiziaria né della Procura della Repubblica; bensì della Politica, quando c’è e gode di buona salute.

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