STORIA DI ORDINARIA….SOLIDARIETA’

di Eduardo Nappa

Scrivere di cose estremamente personali mette sempre un certo grado di remora, di fondo mi rimane quel poco di imbarazzo nel manifestare una sensazione legata ad un vissuto personale che, forse , la mia educazione mi ha innestato nel pacchetto base dei sentimenti, e sono sempre imbarazzato nel vedere che il mondo va in direzione ostinata e contraria rispetto a ciò che io penso dei sentimenti: sono e saranno sempre un fatto personale.
Ma la mia storia può essere utile a qualcuno.
Per lavoro ho avuto contatti con una persona positiva, la persona in questione era sofferente, aveva spasmi incontrollabili e rischiava seriamente di farsi del male. Ha una patologia neurologica molto grave quindi a tutto pensavamo… ma era covid.
A questo punto, caro lettore, dobbiamo fare un passo indietro: io di lavoro faccio l’Assistente Sociale, che (insieme al Prete e al Politico), è il mestiere più odiato d’italia, non so perché talune categorie siano entrate nella lettura popolare come professioni odiate, io ho una teoria: mia nonna (donna popolare e saggia, capostipite di una famiglia assolutamente matriarcale), diceva “se aiuti qualcuno ti fai un nemico a vita!”.
Per tanti anni ho pensato a quella frase ma, credetemi, fino a quando non ho iniziato seriamente a svolgere la mia professione, non ho capito il senso di ciò che dicesse.
Quando entri nel vissuto di qualcuno allora le giustificazioni che tutti noi ci diano nell’esistenza per sopravvivere ai nostri inesorabili fallimenti non puoi darteli più.
Sei davanti ad uno specchio, nel quale hai un estraneo davanti che ti mette difronte al fatto che, se sei arrivato ad autodistruggerti, forse è in gran parte colpa tua, questo crea ,dissapore, (solo qualche volta), ma crea anche una serie di altre cose che l’operatore deve saper gestire, i ricordi (quando cerchi di agganciare qualcuno puoi ricordare il papà che ti corregge ma non tutti hanno avuto un papà da ricordare), trasfert , e tante altre “simpatiche” cose che non sto qui ad elencare.
Comunque detto fra di noi, certe volte la voce di mia madre (degna erede matriarcale di mia nonna), riecheggia nella mente “ma un altro mestiere a mamma non lo potevi scegliere?”.
Una mattina era in ufficio, in una giornata serena, e stranamente non affannata, sbrigavo qualche pratica e qualche comunicazione, ho sentito qualche collega per dei lavori in rete.
Quando ad un certo punto arriva una telefonata. “Edo abbiamo un utente con Parkinson cronico dimesso dall’ospedale che va accolto lo puoi valutare per capire se è possibile accoglierlo da qualche parte”.
Al lettore attento non sfuggirà il fatto che ho detto Assistente Sociale e non Medico e avete pure ragione!
Ma va fatta un’altra precisazione, quando una persona ha un emergenza sanitaria va in ospedale, quando una persona ha passato l’emergenza sanitaria ma ha bisogno di cure va a casa… e quando non ha una casa ? Quando è incompatibile con le strutture sociali (che non hanno personale sanitario)? Quando deve fare cure anche molto importanti? Addo’ va?
Ed ecco spiegato come io e un gran numero di miei colleghi passiamo le giornate a cercare sistemazione ai malati cronici senza casa che non possono più stare in ospedale ma che non hanno una casa, con una serie di problematiche enormi dovute al reperimento di documenti e invii da parte Asl e comunali, residenze da reperire, documenti di identità da rifare, colleghi da coinvolgere, la rete, e ne abbiamo viste (ma magari questo sarà tema di altri articoli ora concentriamoci su quello che è successo a me!).
L’utente arriva e dal primo secondo ho in testa una sola e unica parola, la parola “casatiello!”.
Nel gergo della rete il “casatiello” (gustosissimo ciambellone rustico napoletana fatto di una gran quantità di salumi formaggi e sugna), è un caso nel quale ci trovi molte cose insieme e nel quale non hai il tempo di ragione perché hai un emergenza.
Il parkinson stava mangiando il corpo di quell’essere umano davanti ai miei occhi, tre colleghe lo mantenevano e non riusciva a stare fermo, gli spasmi sembravano essere dolorosi, molto, ma non è un acuto è un cronico, non va in ospedale, ha bisogno delle sue medicine (quindici pillole al giorno), che lui non sa gestire, non va in ospedale, dove va?
Le college hanno fornito la terapia del mattino, quindi si aspetta che un poco si compensi, una sistemazione sociale è da escludere, se perdesse l’equilibrio in struttura, senza operatori sanitari che possono contenerlo e aiutarlo, l’accoglienza rischia di essere un serio danno, quindi?.
Quindi si aspetta di capire se ritorna pienamente cosciente, ma lui non ritorna cosciente e soffre. E mi chiede di fare pipì, ma non si regge in piedi, lui ha la mascherina e pure io ma la sua è ampiamente sotto il mento, gli spasmi muscolari lo deformano come una maschera Kabuki,
Le condizioni sono queste e per me non è un cronico è un acuto. Si chiama il 118, nel mentre viene messo in una stanza apposita dove, nel posto in cui lavoro, mettiamo gli utenti in attesa di visita medica o di intervento d’urgenza e allora che inizia il delirio, il nostro utente si getta a terra e inizia dei canti religiosi con la fronte appoggiata la pavimento, invoca Dio che “quel giorno è impegnato a scaldar la gente da altri paraggi”. Gli operatori del 118 vengono le lo portano via, aiuto gli operatori farlo salire in barella, la situazione appare tragica, ma siamo già mentalizzati, già sappiamo cosa dobbiamo fare, seguire il pronto soccorso, capire che tipo di diagnosi ha, il tempo di degenza e cercare di trovare un “dopo” accettabile, facile a dirsi, a farsi è lunga, dolorosa e fastidiosa come prassi. Mamma’ ma quanto tieni ragione alle volte!
La mia giornata di lavoro procedeva normale quando, nel primo pomeriggio, il telefono inizia a squillare ripetutamente, io ero impegnato quindi non ho visto le chiamate, fin quando sento i colleghi “Edo era covid!”. Il gelo, il vuoto, la mente che pesa e chi sa perché scappa, scappa fuori dalla situazione in cui sei, e allontana la sofferenza della preoccupazione a quando sei più felice. Freud lo diceva che la fuga è un modo. In quel momento era il mio.
È un momento, noi lavoriamo di emergenza quindi appena la testa ritorna lucida si deve capire cosa fare: avvertire i colleghi (che sono anche amici e compagni di viaggio), iniziare a come preservare gli amori della tua vita (che nel mio caso sono mia moglie i miei nipoti e la mia famiglia tutta), dalla data nella quale ho saputo che il mio contatto aveva il covid, ho deciso di non avere più contatti con nessuno.
Tutti mi dicevano che ero troppo fissato, sicuramente da ipocondriaco di livello estremo, gli sfottò erano dietro l’angolo.
Ho deciso di attuare una mia personale idea di salvaguardia.
Ogni mattina, dopo due giorni dal probabile contagio, posavo 15 euro alla farmacia sotto casa e facevo un antigenico. 4 tamponi tutti negativi.
E l’aria di festa di fine ed inizio anno si è trasformata in aria di ansia.
Morale della favola visto che iniziavo ad avere un brutto raffreddore e per lo prima volta nella mia esistenza ho sperimentato l’esperienza della tosse, ho deciso di fare un molecolare.
Sono positivo. È che positivo! Ho tutte le stringhe genetiche presenti e il giorno dopo il tampone i sintomi sono stati devastanti.
Giramenti di testa, assenza di olfatto e gusto, problemi di equilibrio, dolori muscolari, tosse, mal di gola, e tanta ma tanta ansia.
Il punto è?
Il punto è che sospendere la quarantena preventiva per i vaccinati è una delle cose più stupide che si possano pensare.
Il vaccinato viene contagiato e contagia, non a caso questa proposta di legge arriva da una parte politica che prende decisioni sulla base del “nulla scientifico”.
Il punto è che questo virus non può essere contenuto secondo le idee di Confindustria, non ci sono lavoratori? Allora metteteci i vaccinati anche se hanno avuto un contatto.
Il punto è che bisogna stare attenti, ma attenti forte!
Se sapete di avere avuto contatti con un positivo, iniziate a pensare come preservare chi avete nelle vostre vite.
Fin quando un tampone non ve lo dice, distanziatevi da chiunque e SALDATEVI la mascherina in faccia.
Il punto è che gli antigenici non sono più attendibili. Non lo dico io ma ormai è abbastanza risaputo che non servono più. E i molecolari devono essere gratuiti.
Stanno arricchendo le farmacie e i centri analisi: perché?
Dobbiamo andarlo a chiedere alle alte sfere sanitarie e politiche, perché in altri Paesi europei i tamponi sono gratuiti e qui c’è un mercato delle vacche a scapito dei cittadini.
Il punto è che il capitalismo sta cercando di controllare la genetica, che è come cercare di raccogliere acqua con una racchetta da tennis.
A mio avviso la situazione è così grave che i vaccini devono essere obbligatori per legge, perché il sistema è al collasso per i non vaccinati, il 70% dei ricoveri in terapia intensiva è fatto da persone non coperte.
Se non avessimo i no vax il sistema sanitario sarebbe libero e, avremmo un solo problema: gestire le cure domiciliari e allocare risorse in questo, invece siamo con gli ospedali in crisi perché le persone stanno morendo per le pseudo scienze e le fake news.
Il green pass per I lavoratori è un ricatto, che spinge la gente ad una finta responsabilità legale su una prassi medica.
Vi siete mai levati un neo dalla pelle? O una qualsiasi piccola operazione? per legge fate il consenso informato, io quando ho fatto il vaccino l’ho firmato, ma considerato che il 20%della popolazione italiana questo consenso informato non lo vuole firmare, e questo fatto sta mettendo in crisi il nostro sistema, mettendo a rischio tutti, allora sussistono le condizioni dell’obbligo vaccinale, per tutti.
Facciamo un poco di storia di questo Paese (che ha tante bruttura ma tante cose belle), l’art. 32 della Costituzione prevede le cure per tutti senza obbligo, ma ci sono state delle deroghe durante la storia, sapete quali? Sui vaccini ovviamente.
Ragazzi la libertà non è uno spazio libero, la libertà è partecipazione! Cantava Gaber!
La società non è l’insieme slegato di piccoli elementi. Condividiamo treni, aerei, luoghi pubblici ( e attività commerciali vessate dalla pandemia, con una chiusura di partite iva mostruosa e una crisi che arriverà e ancora deve far capire i limiti della sua grandezza).
Ma non tutti pensano alla partecipazione, alcuni pensano che Bill Gates abbia messo una nanomacchina nei vaccini per controllarci. Per comprendere una legge ci vuole un basamento culturale unico, badate bene non è un discorso classista, sono di sinistra, ma la legge è forse la più grande invenzione che l’uomo si è dato, ma va compresa, e qui cito Eduardo De Filippo “la legge non ammette ignoranza? è sbagliato! Perché la legge non ammette i tre quarti della popolazione!”.
Siamo in un campo nuovo, siamo arrivarti al nodo al pettina di questa società, l’ignoranza funzionale quanto è considerabile “libertà”? In special modo quando danneggia tutti!
Badate bene da questo punto di vista può uscire fuori una conflittualità enorme e i margini di questa “guerra sociale” non sono ancora ben definiti, una guerra evitabile solo se iniziamo tutti a scrollarci di dosso i mostri del passato e quelli che abbiamo davanti.
Mentre io sono a casa a fare le cure e il caro lettore, spero sanissimo, sta a leggere, intere aziende multinazionali producono notizie false, mischiano followers su piattaforme integrate sull’intero panorama globale, si vendono verità, si comprano verità dove non c’è nessuna verità e chi non ha i mezzi culturali, ci casca!
Un mercato politico enorme, nel quale il capostipite è Putin e tutti i suoi “figli” in giro per il mondo allattano dal seno delle notizie false accrescendo la propria popolarità, livello di pericolo? Germania 1938.
Ma cerchiamo una buona volta di capire la scienza e di fidarci! Chi è lo scienziato sano di mente che ha mai detto che la scienza da risultati da subito attendibili e da subito riscontrabili?
Nessuno scienziato mai lo dirà, la nostra cara scienza è fatta di tentativi e di prassi che si consolidano ed è così che siamo arrivati dai “cerusici” alle operazioni di trapianto di cuore, portando la nostra mente a livelli superiori, sperimentando, sperimentando senza sosta, sperimentando senza fermarsi.
Nello stesso secolo l’uomo è passato da un volo di pochi metri con un aereo di stoffa ad atterrare su un altro corpo celeste con un razzo modulare, perché abbiamo sperimentato e fallito, tante volte quante ne richiedeva la scienza, ma se dobbiamo continuare a pensare di parlare con uno che pensa che il video dell’allunaggio l’abbia fatto Kubrik tutto crolla come la pallina di cono gelato sotto il sole di luglio, la cultura ha bisogno di mezzi interpretativi comuni altrimenti è tutto assolutamente inutile, un nuovo medioevo, “più smart e più fashion” canta un giovane cantautore.
Ho fatto le tre dosi, il vaccino mi ha salvato la pelle, con la carica virale che mi trovo se non fossi vaccinato ora avrei un casco in testa in un reparto, invece sono a casa a prendere le medicine. (Differenza evidente).
In questo momento di solitudine e paura ho, però, il tempo di riflettere, su quanto sta succedendo e mettendo il naso, idealmente, in giro per il mondo capisci che stiamo sbagliando veramente tutto.
Che senso ha vaccinare i Paesi ricchi (fino alla quarta dose) e tenere i Paesi poveri liberi di infettarsi facendoli diventare terreno di coltura per nuove varianti che annullano il vaccino.
Abbiamo fatto scadere 100 milioni di dosi europee e in Africa la percentuale di vaccinati è ridicola (in Tanzania, dove si è sviluppata una variante con 47 mutazioni, la percentuale di vaccinati è l’1,2%!).
Anche paesi come la Romania hanno una popolazione in gran parte non vaccinata e la disparità culturale è allarmante con poca (o nessuna), diffusione scientifica sull’argomento.
Stiamo in un treno in corsa senza un conducente, la cosa più grave è che i brevetti rimangono nelle mani delle aziende farmaceutiche. Ma perché non liberalizzare tutto e non permettete a chi ha la capacità di produrre su larga scala? Non comprendo la ragione, ma poi mi rendo conto che dietro c’è il mercato e tutto si spiega.
O il mondo si mette di impegno a pensare che siamo tutti sulla stessa barca oppure sarà lunga e dolorosa.
Possiamo vaccinare tutta la popolazione del mondo ricco anche con cinque o sei dosi, ma le varianti continueranno a tornare e tornare, il virus non è cattivo, vuole semplicemente sopravvivere, e ha più logica del suo ospite abituale.
Impariamo dai nostri errori, questo lo dovrebbero fare gli uomini, i sistemi e i Paesi, gli errori del passato sono li a ricordarci le strade da non prendere, perché alla fine l’uomo è sempre lo stesso, ha bisogni sostanzialmente uguali a quelli di migliaia di anni fa e la storia si ripete, sempre (caro Professor Benedetto Croce, come avevi ragione, mi sembra di vederlo appoggiato su una sedia della via a lui intestata con un cuoppo di zeppole e panzarotti in mano che parla di filosofia con il barista all’angolo di via san Sebastiano, gli anziani della nostra città, che hanno conosciuto Croce, lo descrivono così e a me così piace ricordarlo).
La storia in sostanza si ripete due volte, una volta in tragedia e una volta in farsa.
A noi scegliere, abbiamo in una mano i libri e nell’altra il naso da clown.

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