LA SEMPLICITÀ OSCURATA DAL POST-MODERNISMO

di Felice Massimo De Sena

Umanesimo  4.0: cosa ci sta apparecchiando la modernità? Senza la Politica sarà un incendio dell’ etica

Sarà la nostalgia inconscia del non vissuto, sarà che la modernità ti trascina inesorabilmente e ci devi stare dentro per preservare uno status quo. Poi guardo alcuni scatti, e mi sovviene una gran voglia di passato, dove la spensieratezza era il motore della società, ci si divertiva con poco e tra le ristrettezze si aveva gran fame di arrivare.

Abbiamo tutto e non sappiamo che farcene. Soldi, sesso facile, tecnologia, etc. Appaltiamo il tempo libero dei nostri figli a dispositivi elettronici che sfornano a ripetizione contenuti privi di educazione e dei quali diventano ossessivi custodi. Abbiamo sospeso il ruolo di genitori che riempiono di significati-simbolo la vita dei nostri bambini. I laboratori e le librerie per bambini sono semivuote.

Dicono: “ Nasce così quello che è stato definito Umanesimo 4.0, una corrente sociologica che si propone di mettere al centro l’uomo con i suoi doveri, i suoi talenti e i suoi bisogni dove la tecnologia va intesa soprattutto come evoluzione/rivoluzione digitale al servizio di un miglioramento della vita, non una sostituzione.

Non ho sentore che sia così. Oggi si parla di Umanità 4.0, (Confindustria spinge in tal senso), un trailer piuttosto di una robotizzazione di massa, in cui l’uomo avrà sempre meno voglia di sentirsi parte della società, avulso dalle sue primordiali intuizioni, in balìa di una digitalizzazione delle emozioni. L’empatia tramonta al posto del talento che viene randomizzato.

Questa pandemia è uno spoiler che ci trascina nel mondo che sarà. I ricchi diventano più ricchi e puntano all’immortalità di una vita che non sanno che farsene, se non per una vanesia voglia di toccare con mano l’eternità. Bisogno e merito non collimeranno.

Avremo sempre più una classe politica dimezzata e supplita dalla grande economy. Grillo, approfittando del “trono vuoto”, è stato il grimaldello dei mediocri, la negazione delle competenze che ha dato la stura all’autodeterminazione della deficienza. Col risultato disastroso di una società spezzata dalla disillusione e dalla disperazione. Già c’è stato un imponente sperimentazione di socialità digitale: ha partorito “una legione di imbecilli”

E non ci sarà welfare virtuoso a mettere una pezza. E intanto la Cina punta ai Pianeti, facendoci credere che potremmo fra 100 trasmigrare lì. Il mondo deve andare avanti, siamo d’accordo. Ma con quali conseguenze per l’anima? Con quale base culturale collettiva?

Benedico il Papa emerito Benedetto XVI e il respinto discorso di Ratisbona (l’illuminata ma protezionista Francia si scandalizzó) che sottolineava come il cristianesimo fosse la nostra radice ineluttabile. Senza un substrato etico comune ci si perde in mille rivoli di illusioni. Se oscuriamo la via da dove veniamo, oscuriamo noi stessi, la credibilità di diventare uomini capaci non solo di produrre ma di “sentire”. Non è pessimismo, è timore.

Non sarà difficile cadere sotto la scure di questo modernismo meccanizzato. Servirà una visione alternativa che metta al centro l’Uomo. Servirà la Politica, quella che si riappropria del suo significato autentico è detta le regole della società.

Oggi, tra le variabili che regolano il mondo, la politica è agli ultimi posti. È stata superata anche dai Maneskin. Una loro estrosa mise vale più di discorso di un autorevole politico. E su questo pecca anche l’informazione che caccia i numeri e non i contenuti educativi. Senza una politica che accompagni per mano la modernità facendo “star bene tutti”, sarà incendio dell’etica.

Ma come allevare una classe dirigente capace? Con un passo indietro: riaprire le sezioni di partito, creare attrazione per la Politica per i più giovani, metterli a contatto col società reale e lanciare i più meritevoli. C’erano le Frattocchie, la Camilluccia: da lì fiorivano i migliori talenti che hanno guidato l’Italia nelle fasi più critiche. Si ritorni al passato: è la via per il futuro.

Concludo con un pensiero di Umberto Galimberti: “Della disillusione siamo responsabili noi adulti, che, aderendo incondizionatamente al “sano realismo” del pensiero unico incapace di volare una spanna oltre il business, il profitto e l’interesse individuale, abbiamo abbandonato ogni vincolo di solidarietà, ogni pietà per chi sta peggio di noi, ogni legame affettivo che fuoriesca dallo stretto ambito familiare.
Inoltre abbiamo inaugurato una visione del mondo che guarda alla terra e ai suoi abitanti solo nell’ottica del mercato”.

 

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