IL TRAVAGLIO DEI POLI

di  Salvatore Sannino

Quirinal Game

Se il centrodestra esce a pezzi dal Quirinal Game, il cosiddetto «fronte progressista» non se la passa certo meglio. Entrambi gli schieramenti sono attraversati da veleni e reciproche accuse tra partiti (e al loro stesso interno) per gli sgambetti fatti vicendevolmente la settimana scorsa. Il centro destra è cancellato (parole della Meloni). Non esiste più. Il risultato sarebbe da legare ad una duplice causa. Da un lato l’insofferenza che la parte moderata da sempre nutre nei confronti di Salvini e Meloni. Con la perdita di forza del Cavaliere, il campo è stato occupato sempre più dai leader della Lega e Fratelli d’Italia, trascinando lo schieramento su posizioni inconciliabili per chi ha fondato F.I.. L’alleanza a livello europeo con Orban e Le Pen, con tutto quello che ne deriva, è qualcosa di indigesto che è sempre stato mal sopportato da buona parte dei leader moderati che pure si distinguono dal PD e compagni. La condotta, frenetica e per certi versi imbarazzante che Salvini e Meloni hanno portato avanti nella contesa per la scelta del Presidente, ha svelato ciò che tutti sapevano ma tenevano sotto traccia da troppo tempo. Ora i giochi sono sotto gli occhi di tutti e non si può continuare a fare finta di nulla. Per questo il centro destra è sparito, mancano i motivi culturali di fondo che rappresentano il motivo per stare insieme in un’alleanza politica che non è basata solo sulle “possibilità di vittoria”.

Ma se Sparta piange, Atene non ride. Il centro sinistra non gode di migliore salute. Molti sono i campanelli di allarme che hanno palesato la pochezza, anzitutto politica, del M5S, che si sono praticamente sciolti come neve al sole. L’elemento di tensione riguarda Elisabetta Belloni. Verso le ore 20 di venerdì sera, dopo un vertice tra Letta, Conte e Salvini, la diplomatica a capo , che era stata scelta in un vertice tra Letta, Salvini e Conte, ma immediatamente bruciata dal post di Beppe Grillo che l’ha salutato con la frase: “Benvenuta Signora Italia, ti aspettavamo da tempo. #ElisabettaBelloni”, facendo alzare il fuoco di sbarramento contro la Belloni, dallo stesso Pd (Guerini in primis), e poi da Iv e Leu. L’episodio è grave, perché a fare il nome era stato lo stesso Letta (secondo quanto dice Salvini) su suggerimento di Bettini, il grande tessitore dell’alleanza Pd-M5s, costringendo, cosi, il segretario Dem  a fare marcia indietro quando ha capito che a sinistra non volevano la Belloni. Ora Letta minimizza il caso definendolo un «cortocircuito mediatico», mentre i Dem accusano l’«alleato» Conte e il M5s di aver inquinato i pozzi (insieme alla Lega) strombazzando il nome della Belloni prima che fosse discusso. Si racconta anche di una riunione, nella notte di venerdì, tra Pd e Conte in cui il leader M5s è stato investito dalle ire del Pd e dalle urla della Serracchiani. Conseguenza di tutto questo è il viraggio che Letta sta operando, spostando i suoi interessi su Renzi e su tutta quella parte moderata del Centro sinistra. I giochi sono aperti.

Come dire: bel clima nel centrosinistra, non c’è che dire.

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