ALLARME ENERGIA. IL GOVERNO SI MUOVE

di  Salvatore Sannino

L’allarme delle imprese è ormai un vero Sos. Il conto è già salito da 9 a 37 miliardi, con aumenti del 660% del prezzo del gas a gennaio rispetto a due anni fa. Il governo cerca di rispondere pensando ad uno stock di energia a prezzo calmierato ma anche all’aumento della produzione nazionale di gas. Venerdì il ministero della transizione tecnologica ha pubblicato il piano che individua le aree idonee alla prospezione all’estrazione di idrocarburi su terra e offshore, dopo la moratoria imposta nel 2019. Il piano nato sotto il governo Conte I, ma con l’intento di mettere vincoli alla ricerca di idrocarburi. Ora invece potrebbe essere accompagnato da un pacchetto di norme per sbloccare le trivelle tanto contestate dal M5s. È un documento di oltre 200 pagine che individua le aree in cui sarà possibile riavviare le ricerche e che arriva nel momento più drammatico per gli equilibri di approvvigionamento del gas. E ora volano le accuse incrociate contro i pentastellati: «La furia ideologica di M5S e Lega lo bloccò nel 2019: tre anni cruciali persi. A proposito di costi della politica: ci è costato più questo o i 345 parlamentari tagliati con la riforma gialloverde?», attacca Italia Viva con Marco Di Maio.

Le politiche del No del Movimento, diventate negli anni battaglie contro il Tap, ma anche la Tav e grandi opere, oggi pesano, e molto, sul paese. Il M5s definiva il gasdotto pugliese «opera da criminali». E non basta oggi agli avversari l’inversione del sottosegretario agli Esteri dei cinque stelle Manlio Di Stefano: «È una questione di contesto storico differente. Quando abbiamo iniziato a parlare di Tap non si parlava ancora di transizione ecologica. Oggi abbiamo un contesto che mi fa dire: fortunatamente c’è il Tap». Gli risponde il viceministro alle Infrastrutture Teresa Bellanova: «Spiace dover contraddire Di Stefano ma la giravolta del M5S sul gasdotto Tap non è una questione di contesto storico differente. Ho purtroppo vissuto sulla mia pelle ciò che di violento, poco corretto, intimidatorio e umanamente miserabile il Movimento ha saputo scagliare contro chi invitava chiunque a ragionare sul tema gasdotto. Noi siamo ancora qua in attesa di quell’unico atto che sarebbe doveroso da parte vostra: chiedere scusa». E del resto anche sulle trivelle Luigi Di Maio parlava così: «Lo stop alle trivelle è una battaglia per la sovranità nazionale. Io alla mia terra ci tengo, io al mio mare ci tengo e non ho intenzione di svendere nulla ai petrolieri del resto del mondo. Sviluppiamo questo Paese in maniera sostenibile e proiettati al futuro». M5s che ora finisce nel mirino anche per le frodi sul Superbonus. Tutti contro il Movimento.

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