8 MARZO: DONNE NAPOLETANE CHE GUARDANO AVANTI IN UN GIORNO STRAORDINARIAMENTE UGUALE A TANTI ALTRI …

a cura di Stefania Scoppettone

8 marzo ‘FESTA DELLA DONNA, “non fiori, ma opere di bene”, mi verrebbe da dire! Cosa abbiamo poi da festeggiare? Si tratta di una commemorazione funebre, non certo di una festa. New York, 1908 ,129 operaie scioperano per giorni finché l’otto marzo il proprietario blocca le porte per impedirne l’uscita: 129 donne arse vive. Cosa c’è da festeggiare?

C’è ancora tanto da fare per noi donne. Abbiamo tanto ancora da fare noi donne! Ce ne vorrà di tempo ancora prima di festeggiare.

Molti uomini si presenteranno a casa con un bouquet giallo ed un tubetto di cioccolatini nella migliore delle ipotesi e per qualche istante sfoggeranno un sorriso condito di autostima (non è facile ricordarsi il compleanno di una donna, figuriamoci l’otto marzo) e tanta ipocrisia, poi continueranno ad essere i soliti uomini e le donne saranno le solite donne, magari con la glicemia un po’ più alta.

Che non si pensi io non adori la cioccolata, per carità, solo mi piace riceverla da un uomo come una carezza improvvisa, una coccola spontanea che nulla ha a che vedere con le convenzioni.

Lasciamo intatte le chiome delle mimose affinché possano consolare con la loro bellezza e possano colorare i pensieri grigi di noi donne in questi giorni così tristi. Chiediamo rispetto tutti i giorni, rispetto che non appassisca come appassisce un fiore strappato dal ramo.

Passerà questo giorno come ne passano tanti e noi continueremo a voltare pagina ed a guardare avanti.

Non c’è essere al mondo che possa guardare in avanti più di una donna perché solo le donne sono capaci per natura di portare avanti la vita, di custodirla di difenderla a costo della propria. Che esseri meravigliosi le donne, guardano sempre avanti e mai indietro, anche quando parcheggiano! È vero, bisogna ammetterlo, per certe cose non siamo tagliate ma se decidiamo di impegnarci sappiamo dimostrare di essere in grado di fare tutte le cose che ” normalmente” sono appannaggio degli uomini. In ogni caso sappiamo usare l’automobile mediamente meglio di quanto gli uomini sappiano far funzionare una lavatrice e poi a Napoli è oggettivamente molto più difficile parcheggiare che avviare la lavatrice.

Eh. Napoli, la nostra bellissima, amatissima ed odiatissima Napoli, città piena di fascino e contraddizioni proprio come ogni donna. Si perché Napoli è una città di mare, Napoli come il mare è piena di risorse ed è donna. Lo è soprattutto nello spirito, nei sentimenti, in ogni suo aspetto. Napoli è sorridente, loquace, complice, sensitiva e misteriosa, ma soprattutto coraggiosa come le donne che ha generato. Donne rivoluzionarie, intense e passionali, loquaci e comunicatrici

Sono tante le donne napoletane che guardando avanti hanno lasciato un segno dietro di sé.

Lo hanno lasciato impegnandosi attivamente per cambiare lo status di donna, lo hanno lasciato parlando ma soprattutto scrivendo.

Mi viene in mente Eleonora Pimentel Fonseca. Romana di nascita, appartenente a una nobile e colta famiglia portoghese, napoletana nel cuore. Eleonora Pimentel Fonseca fu una delle figure di spicco della “Rivoluzione Partenopea” del 1799. Inoltre fu proprio la Pimentel Fonseca a dirigere il primo periodico napoletano “Il Monitore Napoletano” e chissà quanto a ancora avrebbe contribuito a costruire se non fosse finita sul patibolo quando la Repubblica Napoletana ebbe declino. “Forse un giorno gioverà ricordare tutto questo” disse prima di morire. Guardare avanti ricordando il passato, facendone tesoro. E’ evidente che non si ascoltano i consigli delle donne: in questi giorni sembra che l’unica cosa che abbiamo imparato dal passato e’ che dal passato non sappiamo apprendere nulla, evidentemente.

Mi viene in mente Matilde Serao, senza ombra di dubbio una delle figure di spicco nel giornalismo e nella scena letteraria italiane a cavallo tra Otto e Novecento. Matilde Serao fu tra le prime donne Fondatrici e direttrici di diversi quotidiani, tra cui “II Mattino” e “II Giorno”. Una vita intensa e piena di passione la sua, assolutamente anticonvenzionale. Mori ‘d’infarto in una calda giornata di luglio mentre scriveva. Morì vivendo, morì amando.

Naturalmente non posso non menzionare la scrittrice contemporanea Elena Ferrante e ” L’amica geniale” le cui protagoniste sono donne napoletane che nella cultura e nella conoscenza trovano la via di riscatto e di miglioramento per la loro condizione di donna.

Napoli è una donna forte e coraggiosa, come dicevo, ma è anche, da troppi anni, donna morente e disperata come la bellissima sirena Partenope che le ha dato origine.

Se oggi io penso a Napoli come una donna che guarda l’orizzonte la immagino come una madre che guarda il mare in tempesta preoccupata per i suoi figli naufraghi. Lo stesso sguardo perso di una madre su un gommone che imbarca acqua mentre stringe al petto il proprio figlio consapevole che solo un miracolo potrà salvarli.

Non è facile credere nei miracoli oggi. Non è un periodo facile, per il mondo, per il Mediterraneo, per Napoli, per le donne. Ma le donne sono quelle, come dicevamo, che hanno un’innata predisposizione a generare e rigenerare. Le donne sono quelle che spesso dagli avanzi con un po’di creatività riescono ad elaborare pietanze succulente, mettendo insieme gli alimenti più diversi.

Le donne, appunto, tendono a mettere insieme, sono “agenti di integrazione” non solo all’interno della realtà femminile, ma anche del proprio nucleo familiare e della comunità di appartenenza. Le donne sono dunque una risorsa in un momento in cui in cui i temi dell’immigrazione e del dialogo sono punti cruciali dell’agenda politica internazionale. Le donne napoletane oggi stanno accogliendo e piangendo insieme alle donne Ucraine venute qui a cercare rifugio dalla guerra, stanno organizzando la raccolta di beni primari per le loro sorelle rimaste in patria. In qualche modo stanno svolgendo inconsapevolmente un ruolo politico.

La maggior parte delle donne conosce poco il linguaggio della politica, io stessa non lo conosco e mi oriento meglio con quello della matematica, più sintetico, più immediato. Però conosco il linguaggio delle donne e vi assicuro che per molti aspetti è un linguaggio simile alla matematica: chiaro, diretto inequivocabile ed efficace. Ogni figlio sgridato almeno una volta dalla madre lo sa!

La maggior parte delle donne napoletane senza saperlo e senza conoscerne il linguaggio sono esperte di politica, a mio avviso. infatti dettano legge, organizzano e segnano la direzione della loro famiglia, spesso litigano ma nella maggior parte dei casi poi mediano dimostrandosi abili diplomatiche. Chissà quante guerre si sarebbero evitate se a decidere fossero state le donne…

Per questo o vorrei che in futuro ci fossero più donne ad occuparsi di politica non solo nel proprio piccolo cerchio, vorrei ci fossero più donne che desiderose di ampliare il proprio orizzonte, decise ad insegnare ai propri figli a fare altrettanto, perché’ la responsabilità del fatto che ancora siamo indietro è solo nostra, siamo noi che educhiamo prevalentemente i figli, maschi e femmine.

In politica come in molti altri settori si pensa ancora troppo al maschile.

C’è ancora tanto da fare. Il nostro compito è fare.

Tra pochi giorni sarà la festa della donna, un giorno straordinario se una donna in più deciderà di provare a cambiare il mondo a partire dal suo piccolo grande mondo.

Lascia un commento