BASTA MIMOSE

Viviamo in un Paese in cui le donne sono ancora viste come deboli, come diverse dagli uomini. Beh, se penso ad altri Paesi poi penso che siamo fortunate, ma questa è una magra consolazione. In questo Paese ancora c’è differenza tra gli stipendi uomo donna, si é viste in modo strano quando ci si presenta ad un colloquio addirittura la prima domanda che si pone é “ma ha intenzione di avere figli ?” (come se poi fosse un male, un delitto, una cosa brutta).

Purtroppo c’è ancora un forte pregiudizio quando si vede una donna guidare un autobus, quando guida un taxi, quando é a capo di un settore considerato ancora per uomini. E questo aspetto si amplifica quando oltre ad essere donne si è anche giovani.

Prendete me, sono sotto i 40,ho due figlie (femmine) e lavoro in ospedale da ben 15 anni. Sapete quante volte ancora mi chiamano ‘signorina’? Senza comprendere che sono una donna, sono una donna preparata, sono una donna che ha studiato e sudato per guadagnarsi quel posto da infermiera. Ovviamente i problemi delle donne si incontrano sui luoghi di lavoro, ma si incontrano anche tra le mura domestiche.

Viva Dio non è il mio caso, ma sono ancora tanti i nuclei familiari in cui tutto grava sulla moglie, sulla madre, sulla donna. Luoghi dove non esiste collaborazione, dove la donna deve prendersi cura dei figli, della cucina, della spesa, delle pulizie, senza un benché minimo aiuto da parte del partner.

Beh, anche questa è violenza, diversa senza dubbio da quella fisica fatta di percosse, da quella verbale fatta di offese, ma sempre violenza é. Tutto questo per dire che quella parità di cui tanto si parla – soprattutto l’8 marzo – stenta ancora tanto ad arrivare e tarderà ancora se non mettiamo in campo azioni affinché i bambini di oggi, uomini di domani, non capiranno che la bimba con le trecce che hanno di fronte non è diversa dal bambino che vuol tirare calci ad un pallone. A scuola e in casa dovremmo fare dei lavaggi del cervello. Il genitore con coscienza sono certa che lo fa, ma é in classe che si deve sviluppare un’educazione al rispetto senza parlare di parità perché dovremmo dare per scontato che è così.

Irma Rollo

 

 

 

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