IL RUOLO DELLE AREE INTERNE E DEI PICCOLI COMUNI PER ACCOGLIERE ED OSPITARE I RIFUGIATI UCRAINI

a cura di Antonio Bossone

Un fiume ininterrotto di persone: vecchi, donne, uomini e donne giovani non combattenti e bambini e bambine stanno arrivando in Europa occidentale dall’Ucraina aggredita dalla Russia di Putin e dalla Bielorussia di Lucaschenko.

In dieci giorni sono uscite con mezzi di fortuna e a piedi oltre 1,5 milioni di persone dirigendosi verso Polonia, Ungheria, Repubblica Slovacca, Romania e Moldava. Si sa come la tragedia della guerra è iniziata, ma nessuno sa come finirà.  Già di tali profughi, oltre 10.000 in 5 giorni, sono arrivati a Milano, Bologna, Roma e Napoli. Essi saranno ospitati in alberghi che erano rimasti chiusi per il fenomeno del Covid 19 e per la crisi economica. L’ospitalità sarà gratis per i rifugiati, ma a carico dell’erario dello Stato per mezzo dei Comuni. Poi vi sono le ONG  e le ONLUS del terzo settore che stanno facendo il loro dovere assistenziale e sociale. E poi c’è il movimento di Sant’Egidio di Andrea Riccardi , la Caritas e la CRI italiana, che stanno facendo il massimo sforzo.

Però, dobbiamo essere realisti. Putin sta radendo al suolo le città dell’Ucraina. Lì presto  non ci saranno più case, terreni e lavoro  per tutti coloro che sono fuggiti e che forse al di là delle loro legittime aspettative non potranno forse tornare mai più in Patria. Putin spera di poter praticare una sorta di pulizia etnica. Il 07/03/2022 né lui né i suoi avvocati si sono presentati all’avvio del processo presso il Tribunale Penale Internazionale dell’Aja dove è sottoposto a procedimento per crimini di guerra e genocidio. Il processo andrà avanti con Putin e i suoi in contumacia.

In tale quadro, che allo stato  attuale appare irreversibile, e si ipotizza che oltre 150.000 rifugiati dell’Ucraina arriveranno in Italia nei prossimi giorni, si ritiene disdicevole che tale massa di persone sia lasciata nelle grandi città se non in un momento transitorio di smistamento.

Ebbene ci si permetta di avanzare una proposta concreta che farebbe bene agli Ucraini e agli Italiani.

Occorre recuperare un ruolo ed una funzione delle aree interne dell’Italia  nonché dei Piccoli Comuni, con meno di 5.000 abitanti, che sono oggi 5.779 e coprono oltre il 60% del territorio dell’intera Italia, con circa 10 milioni di abitanti. Tali Paesi con i loro sindaci e le loro comunità possono essere protagonisti dell’accoglienza e della fratellanza. In tali Paesi vi sono case , casali  abbandonati da anni da chi è emigrato e non ritornerà più, che possono essere requisite per pubblica utilità, per ragioni di urgenza e di necessità alloggiando lì i Profughi dell’Ucraina.  Interi terreni  non sono coltivati da anni e possono essere requisiti e destinati ai profughi Ucraini. Idem con vecchie botteghe artigianali di falegnameria, di sartoria, di calzoleria, di  altro. Occorre che l’accoglienza sia di segno positivo e produttivo nel tempo. Il modello è quello che adottò il Re di Napoli quando vi fu la disfatta di Giorgio Castriota Scanderberg e nel Regno si rovesciarono con barconi e barcacce  oltre 300.000 Albanesi-Greci profughi che fuggivano  davanti al Turco nemico che li avrebbe tutti decollati. Il Re di Napoli dette loro terre demaniali, armenti, condizioni di vita e di ripresa a vivere: in Abruzzo, in Molise, in Puglia, in Basilicata in Calabria ed in Sicilia tali popolazioni si insediarono e vi rimasero. Ieri ed oggi essi sono italiani.

Perché, quindi, un doppio favor per gli Ucraini in fuga, dal lor mondo, e per noi italiani. Ictu oculi si vedono i depauperamenti  delle strutture dei Piccoli Comuni resi carenti nel tempo di risorse umane e quindi dei servizi. Essi hanno anche la difficoltà a mantenere  la conservazione dei beni immobiliari, il personale  e gli alunni per la scuola, il rilancio della documentazione per le  attività  produttive, artigianali e agricole, nonché dei beni ambientali e culturali.  I rifugiati sarebbero una grande trasfusione di sangue fresco ed attivo  e lo Stato/Governo  potrebbe effettuare dei trasferimenti mirati attraverso i Sindaci dei Piccoli Comuni istituendo un Fondo Nazionale gestito da  due Ministeri : Interno ed Esteri, per tali finalità come partita di giro e rendicontazione da parte del Sindaco del Comune per tutte le gestioni di che trattasi. La Prefettura in loco avrebbe compiti si supervisione, vigilanza  e controllo.

Da quanto è dato sapere per il PNRR e sotto altre forme l’Unione Europea ha stanziato molti fondi per le aree interne e  per i piccoli comuni affinché questo patrimonio non sia disperso. Giova rimarcare e che  per carenza di servizi pubblici e lavoro si è avuta la fuga dei nostri giovani e di altre risorse umane  manuali ed intellettuali. Cosicché le aree interne si stanno andando a  trasformare  in comuni dormitori per anziani che vivono nelle loro case attendendo la fine della vita. Questa peculiarità dell’occasione dei rifugiati può essere propizia e va inserita anche nello sviluppo sociosanitario di queste aree. Come aree del benessere e borghi per una salute sana. Le grandi città e le medie , per le loro specificità urbanistica e sopraffollamento delle risorse umane sono inadatte ad ospitare i profughi Ucraini, che non garantirebbero lavoro ed una vita dove queste persone possono essere protagonisti di ciò che svolgevano nella loro Patria e possono continuare a svolgere. Ciò anche  nel mondo del lavoro e nel campo dell’educazione sicuramente si troverebbero risposte alle loro esigenze., poiché trattasi di persone evolute e colte, provenienti da un Paese che produce 16 milioni di tonnellate di grano l’anno. Tutto questo deve far riflette in tempi rapidi i diversi livelli di responsabilità dell’Italia:  istituzionale, imprenditoriale e sindacale nonché il mondo associativo e quello religioso. Se questo avverrà con il supporto dell’Unione Europea avremmo raggiunto il risultato di una vera politica di sviluppo delle aree interne. Su queste tematiche a breve si terrà un convegno organizzato dagli amici dell’Avanti dove prenderanno parte istituzioni, mondo imprenditoriale, sanitario e sociale e altre associazioni . Insieme si è dell’ opinione che faremo proposte che in tempo brevissimi debbono essere attuate. Trattasi di proposte democratiche e solidaristiche concrete da tenere dentro le istituzioni pubbliche. Intorno ad esse occorre che vi sia un movimento pacifista attivo e non contemplativo. Occorre agire con fermezza  e celerità.  Ci vuole insomma un movimento che parte dal basso e  sia presente su tutto il territorio. Sicché se la proposta per l’accoglienza dei Profughi Ucraini avrà fortuna ,la trasparenza dovrà essere la prima ed assoluta condizione di procedibilità democratica.

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