NEET: GIOVANI ANNICHILITI

a cura di Nello Savarese

Una Strategia per contribuire alla riduzione del numero di giovani che si trovano “annichiliti” nella condizione di N.E.E.T (Not in Education, Employment, Training) potrebbe essere partire dalla riduzione o neutralizzazione delle motivazioni soggettive che ne determinano il diffondersi ,soprattutto in Campania e nel Mezzogiorno (40% del dato europeo). Le motivazioni oggettive si ritrovano nelle conseguenze pandemiche, già in una situazione di altissimi tassi di disoccupazione giovanile, che hanno portato alla chiusura di tante attività economiche e/o alla messa in cassa integrazione o in fuoriuscita di tanti lavoratori, oltre le volontà politiche, non possono essere argomento di riflessione o di operazioni culturali, che attraverso i nostri strumenti disponibili possiamo portare avanti.

Il dato eclatante è che trattasi di un capitale umano ad altissime potenzialità di protagonismo, proprio nell’era della ripresa e resilienza post pandemia da Covid 19, dal momento che si tratta, per la fascia di età cui appartengono – 15-29 anni,  di  nativi digitali  ed ambientalisti (vedi successo del movimento Greta Thumberg) e quindi già con l’attitudine a funzionare da driver delle inevitabili  trasformazione digitale e della transizione verde  che le economie e le comunità del mondo devono attivare per la sopravvivenza del pianeta e dei suoi abitanti.

Una ricerca EUROFOUND stima che la perdita significativa di giovani per le economie europee ,sia di circa 142 miliardi di EUR l’anno (2015) in benefici e profitti e imposte non riscosse, con un impatto significativo sullo sviluppo economico e sociale dell’UE. A oggi, EUROFOUND ha aperto la strada a una vasta ricerca sui NEET nell’ambito della quale, ha cercato di chiarire l’eterogeneità della popolazione NEET che risulta ripartita in sette sottogruppi al fine di comprendere meglio la composizione di questo gruppo di giovani che include :

Studi accademici ed esperienze sul campo hanno rilevato che i principali elementi che “bloccano” una parte così rilevante di questa generazione di giovani nella condizione NEET sono:

  1. la scarsa attrattività dei metodi e degli ambienti di apprendimento
  2. l’inadeguatezza dei linguaggi di comunicazione, sia per il trasferimento di informazioni che di conoscenze per crescere senza essere mortificati nei propri talenti, propensioni e sogni
  3. la lunghezza dei tempi di avvicinamento al mercato del lavoro e comunque a contesti di espressione dei propri valori e delle proprie competenze
  4. la mancanza di conoscenza e senso di appartenenza ai  luoghi di residenza che minano le identità sociali e mortificano i tentativi di costruzione di quella cittadinanza attiva che potrebbe assegnar loro un ruolo dignitoso nelle società e nelle economie nelle quali vivono

Da tutto ciò ne discendono almeno 4 azioni strategiche da promuovere  e sperimentare per sbloccare il potenziale dei  NEET  migliorarne le condizioni di occupabilità  e occupazione , oltre che di quello che oggi viene definito benessere integrato  (vedi Enciclica “Laudato si” di Papa Francesco e Report ISTAT 2021 sul BES – Benessere Equo e Sostenibile):

  1. diffondere in tutti i livelli dell’istruzione e della formazione professionale metodologie “innovative”  erogate in contesti di apprendimento “diversi” (es. eventi di edutainment,  percorsi informali, open air e outdoor,…..) innanzitutto per facilitare l’apprendimento di almeno delle 8 Competenze chiave per l’Europa ( Racc. Consiglio Europeo del 22-05-2018) per migliorare le condizioni di occupabilità  per l’intero arco della vita e che vanno dal comunicare correttamente nella lingua madre, conoscere culture e linguaggi di altri paesi del mondo, imparare ad imparare, conoscere il patrimonio culturale del proprio paese ed avere un abilità di espressione artistica, familiarizzare con il mondo digitale, avere creatività e intraprendenza, ecc…)
  2. diffondere contesti di comunicazione multilinguistica con mediatori linguistico-culturali facendo riferimento non solo alle lingue del mondo, ma soprattutto ai linguaggi del digitale e dei social anche prendendo a prestito la modalità del gaming, il tutto naturalmente facendo passare contenuti di cultura universale (non epocale o generazionale)
  3. diffondere processi pilota di professionalizzazione, aperti e flessibili (broadband) e di accompagnamento alla creazione del proprio business nell’economia circolare verde, per il rafforzamento dell’identità sociale dei NEET nelle comunità locali a partire da quei contesti territoriali che stanno vivendo una fase impegnativa, non solo a causa i processi di urbanizzazione, gentrificazione, cambiamento climatico, specializzazione intelligente, ma anche oggi a causa della pandemia Covid19;
  4. diffondere un nuovo modello di impresa di comunità (familiare, condominiale, di quartiere, distrettuale,..)  basato sui bisogni delle comunità e delle economie locali, nel contesto di un’economia circolare verde e digitale, seppur ispirata ai paradigmi culturali di una comunità familiare di nuova generazione. Utilizzando principi e metodi del design thinking (progettazione partecipata da parte dei consumatori / utenti) guidati principalmente dalle componenti femminili delle comunità, essendo, infatti, i rappresentanti degli interessi / bisogni dei diversi target di popolazione (come bambini, adolescenti, anziani, disabili, …)

Si tratta naturalmente solo di alcuni spunti per sviluppare un lavoro multidisciplinare che dovrà coinvolgere non solo le 3 storiche agenzie educative (famiglia, scuola e strada) ma anche tutte le istituzioni e gli organismi territoriali direttamente o indirettamente competenti.

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