UN LAVORO PUO’ COSTARE UNA VITA UMANA?

Maggio 2022 miete la terza vittima dell’anno di un sistema-emblema di un fallimento.

Accade a Merano, un comune nella provincia di Bolzano: uno studente diciassettenne resta coinvolto in un grave incidente mentre presta servizio in una carrozzeria, per l’attività di alternanza scuola-lavoro. E con lui, anche un impiegato di trentasei anni.

La notizia di questa tragedia ha ottenuto l’attenzione di molti, eppure, non tutti sembrano condividere una stessa visione in merito.

 

Sul web, numerose testate giornalistiche hanno riproposto la notizia invitando i lettori a commentare e a discutere dell’accaduto.

In particolare, l’enfasi è posta sull’effettiva validità del PCTO (percorso per le competenze trasversali e l’orientamento) e se c’è chi crede sia una forma legalizzata di sfruttamento, c’è anche chi vede in questo progetto l’unico metodo di reale formazione dei giovani studenti.

Sia chiaro, che vi siano idee divergenti non stupisce, ma c’è chi di fronte ad una simile tragedia non indietreggia di un passo e non mostra alcuna forma di empatia: l’idea è che l’alternanza scuola-lavoro sia categoricamente giusta, che il lavoro debba essere svolto affinché gli studenti maturino competenze e che gli incidenti possano capitare, ma non devono in alcun modo scoraggiare il progetto. Ne deriva che rischiare la propria vita, secondo alcuni, dovrebbe essere la normalità agendo nell’ottica di “imparare un mestiere”.

E chi non vuole piegarsi ad una tale mentalità retrograda? Scansafatiche, viziato.

Allora sopraggiunge un grosso sconforto.

Che valore si dà al garantire la sicurezza sul lavoro?

E ancora meglio, che valore si dà al garantire la sicurezza di ragazzi che senza rimunerazione svolgono un compito per un progetto in cui (spesso) non credono?

Banale è la retorica di “potrebbe essere stato coinvolto suo figlio/fratello/amico”: la sicurezza va garantita a tutti in quanto PERSONE, e non in quanto persone a noi care.

È per questo che bisogna invitare a cancellare la visione fatalista per cui gli incidenti (anche mortali) accadono, in quanto espressione di un destino crudele.

Opponiamoci a chi crede che rifiutarsi di lavorare in un ambiente malsano, senza una garanzia di sicurezza sia da scansafatiche, perché imparare a lavorare e compiere una mansione al massimo delle proprie capacità è un dovere, ma questo non può valere il costo di una vita.

Luigi Della Volpe

 

 

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