IL SISTEMA PROPORZIONALE A GARANZIA DELLA FUTURA LEGISLATURA

A cura di Francesca Frisano

Conoscere, Comunicare, Cambiare: questo è l’imperativo dei nostri giorni.

“Conoscere, comunicare sono imperativi del tipo di civiltà che viviamo, tanto più lo sono per un Partito che vuole operare nella società per cambiarla in meglio. A nessun partito basta più l’elaborazione centrale della linea politica. Occorre una più fitta rete di scambi, di andare e venire, fra il centro e la periferia. Occorre che dovunque spunti un’idea, maturi un’esperienza, si crei una novità, si approfondisca uno studio, questo divenga patrimonio di tutto il Partito”. Così parlava Bettino Craxi nei lontani anni ’80!

I “Circoli dell’Avanti!” ed i nostri giornali devono rispondere agli imperativi ben illustrati da Bettino(“l’Innovatore” a giusta ragione). Egli aveva capito l’importanza della conoscenza, della comunicazione e della socializzazione delle idee, delle esperienze e delle novità, da qualunque parte provenissero, dopo averne riconosciuto il valore e la validità. Questo è il contributo e lo stimolo essenziali per la rigenerazione della politica e la rifondazione delle Istituzioni; in concreto, per la costruzione di una rappresentanza politica ricca di esperienza, di cultura e di competenza. Questa è la strada della “coesione per affinità e per storia” che, nella sostanza, si estrinseca in capacità di marginalizzare il preconcetto, la faziosità, il personalismo per far posto all’apertura, alla disponibilità al confronto.

Il Riformismo, il rinnovamento hanno in tutto il Paese un buon consenso da parte della maggioranza dei cittadini, tuttavia rimane debole per la sua “costituzionale” divisione politica. Esso subisce il peso di antichi condizionamenti storici, di anacronismi ideologici, che oggi non hanno più ragione di esistere. Il panorama è mutato, la società del 2000 è molto diversa da quella dell’800 ed anche da quella a ridosso delle due guerre mondiali. Innegabili sono i progressi che l’Italia ha compiuto da allora nella sua cultura, nel suo costume, nell’internazionalizzazione della sua economia, in più di 70 anni di Repubblica. A tutto ciò non si è accompagnato un altrettanto sistema politico-istituzionale moderno ed efficiente, che abbia stabilità e capacità decisionale. Ritardi, rinvii, indecisioni si sono, sovente, contrapposti alle rapide evoluzioni dei fenomeni sociali, culturali ed economici del Paese.

Il rinnovamento e la modernizzazione devono essere il terreno comune di nuovi processi unitari, di nuove convergenze che siano attinenti ai problemi ed alle istanze della nostra società. Il superamento di anacronistiche divisioni o, peggio, di residui personalismi non più giustificabili, deve essere un nostro concreto obiettivo. Tale finalità, oggi, è impellente perché pressante è la necessità di nuove sintesi che concilino le esigenze di libertà e di socialità del pensiero moderno.

Se all’unità “armoniosa” sembra non convenire l’esistenza di strutture e apparati di partito radicati e distinti, una interpretazione seria ed opportuna del Riformismo e dei compiti della Democrazia, non può non determinare il superamento delle difficoltà e degli ostacoli residui. Né tantomeno può continuare ad essere un limite la legge elettorale vigente che, invece di favorire “sane ed utili aggregazioni”, ha nella realtà consentito “affastellate convergenze”, dettate più dallo spirito di sopravvivenza che da interesse a lavorare “insieme” per il bene dell’Italia; che ha favorito i “cambi di casacca” e “fasulle egemonie”.

Le istituzioni nazionali italiane si segnalano per l’instabilità dei governi, la frammentazione della base partitica, la lentezza delle procedure parlamentari, la dispersione dei lavori in lunghi negoziati e la limitatissima propensione alle scelte innovative. Perciò il “Bicameralismo” ripetitivo attuale è superato; va risolta l’attuale debolezza parlamentare, derivante dalla “polverizzazione” delle rappresentanze, che si muovono più per logiche e finalità proprie, che per gli interessi del Paese.

I tempi sono ormai maturi per attuare riforme meno generali, che possano investire i singoli aspetti del sistema politico-istituzionale dell’Italia.
– È possibile un sistema elettorale che elimini i danni della proliferazione partitica, che favorisca una migliore selezione degli eletti, che elimini le posizioni di privilegio dei partiti maggiori, che agevoli le aggregazioni nel rispetto dei criteri di proporzionalità. Il “Sistema Proporzionale” con soglia di sbarramento è uno strumento efficace per salvaguardare le suddette esigenze, soprattutto elevando gradualmente la soglia di sbarramento.

– È possibile un “Monocameralismo”, costituzionalizzando la Conferenza Stato-Regioni. Il mantenimento di un “Bicameralismo” imperfetto, come quello che deriverà dal taglio numerico imposto alla rappresentanza parlamentare, non è una chance di semplificazione né di riduzione dei costi della politica. Ma, piuttosto, un elemento che porterebbe ad un blocco decisionale sostanzialmente invalicabile, con la dissipazione delle stesse funzioni sottostanti: tutte le diverse materie, che si volessero sottoporre a leggi organiche o bicamerali, rischierebbero “l’ostruzionismo” per veti incrociati.

L’unificazione delle due Camere in un’unica assemblea presenta indubbi vantaggi funzionali; assicura parità tra i parlamentari, tutti eletti allo stesso modo, tutti eletti a suffragio universale, tutti con le stesse prerogative e la stessa dignità rappresentativa. L’ipotesi “monocamerale”, per la sua semplicità, soddisferebbe pienamente l’esigenza di rilegittimare le Istituzioni e di snellire e facilitare il rapporto Cittadini-Istituzioni, attraverso procedure interne che assicurino tempi brevi di decisione.

– È possibile, infine, dare una più forte legittimazione al ruolo dei Partiti (o qual dir si voglia), che devono rimanere un supporto politico ineludibile in un sistema democratico. Il loro arretramento al ruolo di “comitati elettorali” lascerebbe campo libero a scelte provenienti da potentati privati pericolosi per il mantenimento della democrazia; né possono essere utilizzati come “agenzie dell’ impiego”, esposti in tal modo al rischio di produrre una rappresentanza incompetente ed inefficiente.

A salvaguardia del ruolo “nobile” dei Partiti servono standard di trasparenza nei metodi di scelta, percorsi di acculturazione e di formazione degli addetti, per assicurare una rappresentanza qualificata.

Spero, a tal fine, che i “Circoli dell’Avanti!”, strumento di impatto diretto, trovino un adeguato riscontro nella società e nei territori, per recuperare “conoscenza, comunicazione e capacità di cambiamento” in un rapporto osmotico con il mondo che ci circonda.

Colgo l’occasione per augurare a tutti “Buone Vacanze!” Saluto tutti con un “Arrivederci!” all’insegna della creatività e della produttività.