RIFORMISTI DAVVERO

A cura di Giovanni Esposito

Oramai il tema del giorno è riformismo. Tutti, non da ultimo il sindaco Manfredi ha dichiarato un’apertura verso movimenti riformisti, liberali e popolari.
Ma analizziamo il recente passato. Sono diventati forza di governo i riformatori dei riformatori, gli sceriffi con la stella di latta a 5 punte, armati di apriscatole e vafff.. Risultato riforme zero! Non parlatemi di reddito di cittadinanza o riduzione dei parlamentari, queste non sono riforme, ma palliativi per accontentare e tacitare i mugugni. Dopo il fallimento dei rottamatori, registriamo quello degli pseudoriformatori vaffanculisti.

Siamo vivendo una fase molto complicata sotto diversi punti di vista. Vi è una crisi internazionale dovuta ad una guerra a pochi Km dai nostri confini, una pandemia ancora dilagante che non ne vuole sapere di abbassare la testa, una crisi economica che non accenna a rallentare ma che anzi si aggrava, l’ inflazione al 10 per cento che ha provocato rincari di beni di prima necessità, che stanno mettendo sempre più a dura pro va il potere di acquisto delle famiglie.

In questo contesto il PD non fa altro che aspettare, sventola anch’esso la bandiera del riformismo, ma non si confronta con le altre forze politiche, perché troppo impegnato a risolvere le proprie beghe interne. Il nostro paese è in ginocchio, accartocciato su se stesso, chi non lo ammette è miope o in malafede. Crisi di lavoro e di occupazione cronicizzata, mai avviati veri programmi e processi di sviluppo industriale o terziario, carenza di lavoro che oramai colpisce diffusamente tutte le fasce di età dai giovani, a quelli meno giovani. Imprenditori costretti a chiudere perché i costi di produzione non sono più sostenibili.

Quando fu abolito il proporzionale lo si fece in nome di un sistema bipolare cdx e cx, ci fu detto per eliminare partiti e partitini, solo due grandi schieramenti. Beh altro grande fallimento, oggi ognuno si sveglia al mattino e si fa il proprio partito per garantirsi un posto in prima fila, come gli abbonati Rai, Invece di declamare la parola riformismo in maniera improvvida, diamo seguito con programmi seri ad una improcrastinabile rivoluzione culturale.

Non ci occorrono calciatori e veline siamo over, ma medici e ingegneri, pertanto aboliamo il numero chiuso delle nostre università e modernizziamole. Cambiamo la legge elettorale, diamo la possibilità al popolo italiano di esprimere attraverso il proprio la preferenza per i candidati del proprio territorio ritornando al sistema proporzionale, riformiamo il welfare ed il sistema previdenziale, la sanità pubblica che non dà risposte adeguate ai cittadini.

Ancora saltano agli occhi le immagini dei pronto soccorso pieni come uova, dove non c’è alcun rispetto per la dignità umana ed è calpestato il diritto alla privacy ed alla salute, riformiamo le convenzioni ai privati elargite forse troppo generosamente. Questi sono i costi della politica non i mille euro in più o in meno ai parlamentari, una goccia nello sperpero di danaro pubblico.

Non serve dire io ho il 25 % perché è espressione del dissenso, preferirei sentir dire da qualche nostro esponente politico di voler ottenere il 40% dei consensi per provare a mettere mano a quelle riforme che renderebbero l’Italia un paese avanzato e progredito. Essere riformisti è un modo di essere, di pensare, di vivere, di fare politica, e prima lo si capisce, prima i cittadini potranno essere tutelati nei loro diritti.