NON ERA DRAGHI CHE DOVEVA USCIRE ……..

A cura di Pino Campidoglio, Felice Iossa

Al Senato, ieri, gli italiani hanno assistito ad uno spettacolo inedito: da un lato il Presidente, che tornava in Aula, sull’onda della mobilitazione popolare a suo favore (Sindaci, Associazioni, Categorie, etc..); dall’altro, un Aula rissosa e inconcludente, che cercava di uscire dal ginepraio in cui si era infilata, senza sapere, da che parte girarsi.

Più la discussione andava avanti, più s’infittiva la confusione… al termine, quei partiti che NON volevano più stare insieme al Governo (Lega e Forza Italia contro i 5 Stelle) si sono ritrovati insieme all’opposizione, restando in Aula, ma negando, tutti insieme, la fiducia al Governo Draghi.

I mezzi informazione, in tutto il mondo (fatta eccezione per quelli padronali), hanno subito espresso in coro, sorpresa e preoccupazione; per non dire dell’allarme, scattato nel mondo finanziario, che presenterà un conto, ancora più salato ad un Paese indebitato come il nostro.

L’unico ad esultare: il Russo!
Draghi esce, gli gnomi restano!
E sono convinti che il voto ad Ottobre li premierà!
Secondo i sondaggi, le elezioni di Ottobre, dovrebbero consegnarci una Premier all’amatriciana, invece di un Premier europeo, che dopo anni di Berlusconite acuta, è tornato, con Draghi, a testa alta, fra i Paesi che contano in Europa e nel mondo.

A questo PUNTO, il Paese dovrebbe provare a far PACE con coloro che devono rappresentarlo in PARLAMENTO.
Non è una cosa semplicissima, ma ci sono due cose che rendono queste elezioni diverse dalle altre; la prima è la riduzione del numero degli eletti;
la seconda è la percentuale altissima di astensioni che hanno ridotto a pochi attivisti la possibilità di decidere chi mandare in Parlamento.

Il Pd di Letta, che, in questa occasione, ha fatto di Draghi la sua bandiera, può condurre la sua battaglia elettorale proponendolo come candidato dell’unico campo largo che il Paese ha già dimostrato di voler condividere?
Un campo largo rivolto all’elettorato dei partiti che hanno condiviso la candidatura di Draghi e non ai loro apparati che si sono divisi e disuniti per calcoli imperscrutabili.
Sarebbe una soluzione inedita che dimostrerebbe al mondo intero che l’Italia che conta, non è quella che ha votato per sfiduciare Draghi, ma quella che si è mobilitata nel Paese per sostenerlo, ora e tutte le volte che sarà necessario per riproporlo alla guida dell’Italia.